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Accordi di Cooperazione tra Unione Europea e India  
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La cooperazione dell'Unione Europea con paesi che non ne fanno parte si è da sempre indirizzata prioritariamente verso le regioni più prossime, quindi i paesi dell'Europa centro-orientale prima dell'allargamento, l'area del Mediterraneo e i paesi sui confini orientali dell'Unione, con un occhio d'attenzione per la Russia.

Inoltre, una lunga tradizione di dialogo e di accordi commerciali preferenziali è stata mantenuta a partire dagli anni settanta con i paesi dell'Africa, Carabi e Pacifico che hanno in comune non tanto un denominatore geografico, quanto una simile eredità post-coloniale che li lega all'Europa e una condizione persistente di sottosviluppo.

L'interesse dell'Unione si è ora progressivamente esteso ad aree e paesi più lontani e tra questi l'India sta acquistando una posizione di rilievo sia per il suo crescente peso nell'economia globale, sia per la sua posizione di baricentro politico di tutta l'Asia del sud. E` evidente che un'Unione Europea global player non può trascurare i rapporti con una delle economie emergenti più dinamiche e competitive con le quali il vecchio continente deve fare i conti.

Cooperazione a livello politico
Il dialogo politico con l'India si incardina nell'Accordo di Cooperazione bilaterale del 1994 al quale hanno fatto seguito incontri, dichiarazioni comuni e piani di lavoro fino al recente Summit di Helsinki del 13 ottobre 2006. Ed è proprio nella Dichiarazione Congiunta di Helsinki, il cui testo insiste su una comune visione di un mondo "multipolare" dove le iniziative "multilaterali" e "regionali" rivestono la massima importanza, che si legge chiaramente l'ambizione europea a diventare un interlocutore alternativo agli Stati Uniti e l'aspirazione a ri-posizionare l'Europa nel quadro politico del sub-continente.
Ancora di natura politica è il dialogo promosso da Asia-Europe Meeting (ASEM), un forum interregionale al quale partecipano 26 partner europei (inclusa la Commissione europea) e numerosi paesi asiatici. A questi, proprio in occasione dell'ultimo incontro in Finlandia nel settembre 2006, si sono aggiunti l'India e il Pakistan.

Per quanto riguarda la cooperazione regionale nell'Asia del sud l'organizzazione più rappresentativa è sicuramente la South Asian Association for Regional Cooperation (SAARC) alla quale l'UE è stata recentemente ammessa con lo status di osservatore (insieme a Stati Uniti, Cina e Giappone). I settori in cui la SAARC istituzionalmente è chiamata ad operare sono l'agricoltura e lo sviluppo rurale, telecomunicazioni, ricerca, sanità, trasporti e sviluppo delle risorse umane. La cooperazione sembra orientarsi verso ambiti prevalentemente "tecnici", ma le questioni politiche legate alla stabilità dell'area - soprattutto Kashmir e Sri Lanka – condizionano l'effettiva capacità di cooperare efficacemente.
Un timido passo nella direzione di una cooperazione su questioni politicamente "sensibili" è la proposta di creare un Consiglio Sud-Asiatico sulle Minoranze contenuta in una recente risoluzione del Consiglio dei Ministri della SAARC. Ed è proprio a partire da questa risoluzione che numerose ONG asiatiche insieme all'EURAC hanno preso spunto nel proporre la creazione di un meccanismo stabile per la protezione delle minoranze nella regione del sud dell'Asia, facendo esplicito riferimento all'esperienza europea in questo delicato settore della cooperazione transnazionale. 

Cooperazione allo sviluppo
Se per la crescita economica cinese il rovescio della medaglia è la mancanza di un sistema democratico, per l'India, spesso identificata come la "più grande democrazia del mondo", l'altra faccia dello sviluppo è da ricercarsi nella diffusa povertà e condizione di sottosviluppo che ancora interessa circa un quarto della popolazione. Se è vero che R&S prosperano in India e che in alcuni settori quali l'informatica e le biotecnologie l'Europa ha molto da imparare dal colosso indiano, rimane comunque vero che un'alta percentuale della popolazione – specialmente nelle aree rurali – non ha accesso a servizi di base per la tutela della salute e per l'educazione elementare. L'India del business a dell'High Tech non vuole sentire i nostri discorsi sulla solidarietà e sull'aiuto umanitario, che molte volte nascondono una vena di paternalismo e superiorità eurocentrica, fastidiosi agli occhi di un partner indiano che si pone su un piano di parità con la controparte europea.
Esiste quindi una sorta di schizofrenia tra la "nuova economia indiana" e "l'India dei poveri" e così anche per l'Europa la cooperazione allo sviluppo con il sub-continente viaggia sul binario separato dei programmi di assistenza tecnica. Detto questo, rimane comunque il dato che complessivamente l'UE e gli stati membri sono in India il maggior donatore. Principale attore nella co-operazione è la Commissione europea che opera lungo le linee guida tracciate nell'EC Country Strategy Paper India (2002-2006) e di cui si sta elaborando la versione relativa al periodo di programmazione 2007-2013. Le aree prioritarie di intervento sono state sino ad ora l'educazione e la sanità, integrate da interventi nel settore dello sviluppo rurale, dell'irrigazione, delle foreste, dell'ambiente e della gestione dei rifiuti per un totale di 225 milioni del Euro stanziati negli ultimi 4 anni. Per il futuro gli obiettivi sembrano ambiziosi e l'intervento comunitario potrebbe comprendere, oltre ai settori dell'educazione e della sanità, il supporto alle riforme per la riduzione della povertà e la creazione di posti di lavoro. Le premesse teoriche per una cooperazione allo sviluppo che vuole riconciliare l'India della crescita economica con la solidarietà sociale sembrano essere chiare.

25.01.07

Cristina Boglia

 


 
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