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Fame di energia: l'India alla ricerca di fonti alternative  
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La rapida industrializzazione e l'incremento della popolazione stanno spingendo con forza la crescita del sistema di approvvigionamento energetico dell'India.
In una nazione in cui coesistono una realtà urbana con un'economia vivacissima, che secondo l'Amministrazione Indiana dovrebbe traghettare il paese tra le superpotenze del futuro panorama economico mondiale ed una realtà rurale nella quale il 55% della popolazione vive senza l'accesso all'energia elettrica e con carenza di acqua potabile, le scelte energetiche devono tenere conto sia dell'economicità delle fonti sia della decentralizzazione della produzione.
La risposta del Governo Indiano a queste necessità non si articola unicamente nell'aumento dei consumi di carbone, petrolio e gas, che pure costituiscono la parte principale nel paniere energetico dell'India, o con la realizzazione di nuove centrali nucleari, ma anche affidandosi alle risorse idriche, alle biomasse e alle zone ad alto irraggiamento adatte alla raccolta dell'energia solare . A testimonianza della valenza dell'argomento per l'amministrazione del Paese basti pensare che per lo sfruttamento di queste risorse l'India, unica nazione al mondo, ha istituito un ministero apposito: il Ministero per le Fonti Energetiche non Convenzionali (Ministry of Non-Conventional Energy Sources, MNES).
Oltre alla volontà politica di sfruttamento di tali risorse anche le iniziative su scala globale per fronteggiare i mutamenti climatici stanno favorendo l'adozione di sistemi di produzione energetica basati su fonti rinnovabili. Esonerata nella prima fase delle azioni previste dal Protocollo di Kyoto dal taglio delle emissioni di gas serra per non comprometterne lo sviluppo, l'India sta ora beneficiando di grandi investimenti in tecnologie pulite da parte dei paesi aderenti al Protocollo che in questo modo, grazie al meccanismo flessibile Clean Development Mechanism , ottemperano agli obblighi di riduzione delle emissioni che non sono in grado effettuare nella propria Nazione.
Sulla necessità dell'incremento degli investimenti nel settore delle energie rinnovabili la bozza del documento "New and Renewable Energy Policy Statement 2005" elaborata dal MNES dice: "Nonostante l'economia dell'idrogeno basata sulle biomasse e il solare sia distante ancora decadi, questo non dovrebbe far credere erroneamente al mondo dell'industria e alla comunità tecnico-scientifica del paese che i passi necessari per i cambiamenti previsti possano attendere. La complessità, la grandezza e la rapidità del cambiamento sarebbero impressionanti e qualsiasi ritardo negli investimenti per il futuro potrebbe avere un effetto debilitante sull'economia e sulla condizione socio-politica del paese." 
L'applicazione delle tecnologie relative alle energie rinnovabili avranno nel lungo periodo il ruolo di garantire al paese le risorse necessarie allo sviluppo delle aree rurali, metodi vantaggiosi per la risoluzione dei crescenti problemi di smaltimento dei rifiuti sia urbani sia industriali e l'alleggerimento dalla dipendenza da forniture estere, a fronte della costante crescita del fabbisogno energetico pro capite. Le sole biomasse, infatti, che attualmente contribuiscono per il 31% alla domanda di energia primaria, non potranno sostenere l'impennata dei consumi conseguente allo sviluppo del Paese e l'aumento, per ora necessario, della dipendenza dalle fonti fossili, se non arginato, porterebbe ad una situazione di potenziale rischio nell'approvvigionamento alle fonti.
Nell'azionare i meccanismi necessari che permetteranno all'India di soddisfare, in uno scenario ottimistico, il 53% dei propri bisogni energetici per mezzo di fonti rinnovabili entro il 2050, quando le previsioni di consumo del paese saranno di 2560 GTOE (Gigaton Oil Equivalent) contro le attuali 438, un ruolo cruciale sarà giocato dai centri di ricerca istituiti per lo sviluppo delle varie tecnologie. Questi avranno il compito e l'onere di identificare le applicazioni adeguate alle varie realtà produttive (microgenerazione, rete distribuita, trasporti, ecc…), di sviluppare insieme alla comunità scientifica internazionale soluzioni innovative per abbattere i costi ed elaborare gli standard qualitativi fondamentali per garantire alle industrie del settore competitività a livello internazionale. In questa direzione si stanno già muovendo il NIRE (National Institut of Renewable Energy) nel Punjab nel settore dei biocarburanti e delle biomasse, il C-WET (Centre for Wind Energy Technology) a Chennai in campo eolico ed il SEC (Solar Energy Centre) nelle applicazioni inerenti al solare termico e fotovoltaico.
Attualmente l'India, che per ragioni storico-culturali è tra i primi utilizzatori di fonti da biomasse, non riveste ruoli significativi, né come produttore né come utilizzatore, negli altri settori afferenti alla produzione energetica da fonti rinnovabili, ma a breve questa situazione potrebbe radicalmente mutare, grazie alle favorevoli condizioni fiscali, ai bassi costi manifatturieri e all'industria elettronica in via di sviluppo nel paese. Un esempio delle possibilità che si profilano è dato dal recentissimo contratto di produzione siglato tra SolFocus Inc. di Palo Alto, California, start up nel campo della concentrazione fotovoltaica e Moser Baer India Ltd. di New Delhi, uno dei maggiori fornitori di supporti ottici al mondo (uno ogni cinque CD e DVD venduti globalmente è prodotto da questa ditta) e  che promette di avere le carte in regola per alterare in modo drastico le dinamiche economiche del mercato fotovoltaico nel futuro prossimo abbattendo significativamente i costi di produzione per kWp .

25.01.07

Maurizio Armani

Per approfondimenti:
India Vision 2020; Planning Commission, Government of India, New Delhi, India.
Village of my Dream; Anil K. Rajvanshi; Director Nimbkar Agricultural Research Institute (NARI), Maharahtra, India.
India Energy Outlook 2006; KPMG International


 
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