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La parola ai profani… 
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È difficile parlare di architettura con le persone "comuni". E non è solo una questione di incomprensione, spesso si tratta di vera e propria diffidenza. Anche se la cultura architettonica è patrimonio di tutti coloro che vivono in un dato territorio, la consapevolezza popolare non è consolidata. Lo abbiamo verificato sulla strada.

Abbiamo intervistato alcune persone "non addette ai lavori" chiedendo loro di spiegarci cosa significasse secondo loro cultura architettonica/Baukultur.
L'intento era quello di introdurre da una dimensione più "popolare", "dal basso" insomma, una tematica di grande attualità che vede impegnata in prima linea anche l'EURAC con l'iniziativa Baukultur.Bolzano: lo studio, la divulgazione e la sensibilizzazione alla cultura del costruire e dell'abitare nel territorio locale.
Con questo FOCUS – speciale Baukultur vogliamo fugare i dubbi più diffusi e avvicinare il tema alle persone "comuni". Le osservazioni degli architetti impegnati su questo fronte nell'iniziativa Baukultur.Bolzano serviranno per un primo confronto basato sulle impressioni personali. Nelle settimane a seguire cercheremo di sviscerare la tematica da diversi punti di vista e di arricchire le informazioni messe a disposizione del pubblico con ulteriori articoli e interviste a esperti.

Wilhelm, 59 Jahre, Spenglermeister
«Was ist Baukultur? – Mmh, ich sag' erstmal, was keine ist: Wenn Häuser gebaut werden, nur damit Leute eine Hütte haben, dann ist das für mich keine Baukultur. Bauen ist eine Kunst. Wenn ein neues Gebäude entsteht, dann sollten sich die Architekten etwas Geschicktes ausdenken. Gebäude sollten natürlich zweckmäßig sein, aber man muss sich
auch in Ihnen wohl fühlen und sie sollen auch von außen angenehm anzuschauen sein. Sie müssen im Design der Zeit entsprechen und in die Umgebung eingepasst werden. Auf dem aktuellen Stand der Dinge sollen sie aber auch von ihrer „Technik" her sein: was die Wärmedämmung anbelangt beispielsweise. Sie müssen umweltbewusst geplant und gebaut werden. Wohnsilos, wie sie leider immer noch gebaut werden, sind keine Baukultur. Was zählt ist Qualität und nicht Quantität».

Anna, 66 anni, pensionata – ex-contadina
«Cultura architettonica? Non mi dice tanto questa parola…Ah ecco, se lei mi dice l'arte di costruire posso capirla meglio. Cosa vuole che le dica? Quando ero bambina ognuno si costruiva la propria casa e lo faceva secondo quello che aveva imparato dai vecchi. E usava quello che c'era a disposizione nella natura. Credo che questo fosse il sapere trasmesso da generazione a generazione. Oggi mi sa che sia tanto una questione di soldi… Se uno ce li ha si fa fare una casa come vuole. Basta che ordina anche il legno che viene dall'Africa e così via. E poi nessuno ci lavora più direttamente, quindi non sa mica più bene cosa vuol dire costruirsi la propria casa. Farla resistente, comoda e anche bella».

Verena – Sylvia, 15 Jahre, Schülerinnen
«Wenn ich den Begriff Baukultur höre, denke ich an alte Häuser». (Sylvia)
«Ich denke daran, dass alles verbaut ist, dass einfach zu viele Häuser herumstehen, vor allem hier in Bozen». (Verena)

Wanda, 47 anni
«Oggi c'è questa corrente per cui le costruzioni sono tipo lego, molto pulite, molto lineari. Forse non hanno subito il giusto impatto sulle persone che sono abituate all'architettura classica, ma se riesci a capirle e a interpretarle possono piacere. Ad esempio questa è la corrente che ha portato a costruire così il Museion. Non è che prima non ci fosse cultura architettonica. Anzi, io preferisco le cose classiche. Sto dicendo solo che adesso si nota che adesso la costruzione è molto più pulita e lineare e ancora deve essere recepita dalla gente».

Alessandro, 37 anni, pittore
«Di quale cultura architettonica devo parlare? No, perché di cultura architettonica al giorno d'oggi ce n'è gran poca. L'unica cosa che c'è oggi di positivo è nei restauri: abbinare il moderno con l'antico. Non so, inserire dei cristalli, acciaio. In questo senso la sede dell'EURAC non è male, anche se a mio giudizio qualcosa di meglio potevano fare.
Oggi non costruiscono come dovrebbero costruire. Le case non sono più nemmeno belle. Prendiamo solo l'esempio di Bolzano: i turisti vanno a fotografare Piazza Erbe e le vie del centro storico, mica i quartieri nuovi. Già questo vuol dire qualcosa.
Certo, ci sono le nuove tecnologie e il risparmio energetico. Questo va bene, però come estetica non ci siamo. Non fanno nemmeno più i tetti a sporgere, i cornicioni. E qua da noi, dove fa freddo, piove e nevica, le case si rovinano molto più alla svelta. Per me che sono pittore va bene perché lavoro di più, però questo non fa bene all'architettura».
Alessandro e Pietro

Pietro, 37 anni, fabbro
«Al giorno d'oggi gli architetti non curano più l'estetica. Si concentrano di più sulla funzionalità e sugli aspetti innovativi. È importate che gli edifici siano razionali e funzionali, poco importa la bellezza. Una volta invece si curava di più l'estetica visiva, pensi sono alle entrate di certi palazzi.
Difficile dire cosa sia meglio e cosa peggio, si tratta di punti di vista. Io personalmente trovo più affascinati le costruzioni antiche. Anche perché bisogna considerare che allora non avevano tutte le attrezzature che abbiamo ora a disposizione, eppure facevano cose grandiose. Non per niente attirano più turisti le costruzioni di 400-500 anni fa, piuttosto che gli edifici nuovi. Se vado a Parigi e vedo la piramide di cristallo davanti al Louvre penso che sì è bella, ma è più bello andare a vedere il Louvre. Oppure come il vostro cubo di cristallo dell'EURAC: si è carino, ma sono altre le cose più importanti».

Interviste a cura di Julia Reichert e Valentina Bergonzi

07.03.2005

 

 


 


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