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In Europa a 360°, anche nella Costituzione 
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A un mese circa dall'approvazione della Carta costituzionale che segnerà il futuro dell'Unione europea si può affermare che la discussione sulla necessità di norme di tutela delle minoranze ha registrato importanti passi avanti.
Nel documento che i capi di stato dei 25 paesi membri firmeranno nel prossimo autunno e che i rispettivi parlamenti dovranno in seguito ratificare è stata inserita una modifica all'Articolo 2; modifica che allarga il rispetto dei diritti umani ai diritti delle persone appartenenti a minoranze.
«Un successo», affermano per i firmatari della Dichiarazione di Bolzano, sottoposta oltre due mesi fa a funzionari e ministri europei.
«Abbiamo raggiunto uno degli obiettivi più importanti che ci eravamo prefissati», dichiara Gabriel N. von Toggenburg, ricercatore dell'EURAC, esperto di diritto comunitario e tra i maggiori promotori della Dichiarazione, «Si è finalmente smosso quell'immobilismo politico che aleggiava attorno alla questione. Le nostre proposte hanno contribuito insieme ad altre iniziative a portare a compimento una importante modifica del diritto comunitario primario». Grazie a questo emendamento già proposto dalla Presidenza italiana nel dicembre 2003, anche ai 15 membri originari della Ue si impone il rispetto di norme di tutela che erano state imposte ai candidati come condizioni necessarie all'accesso. In questo modo dunque viene a sciogliersi quel fenomeno della doppia velocità che aveva allarmato i giuristi coinvolti nel progetto Pecede.
«Tuttavia il lavoro da svolgere è ancora considerevole; non è il caso», prosegue von Toggenburg, «di adagiarsi sugli allori. Dobbiamo continuare a far valere la nostra autorità tecnica perché le nostre misure vengano recepite e le risorse vengano sfruttate al meglio. Ora si tratta di far prendere in considerazione quelle aprti della Dichiarazione di Volznao che non si riferiscono solo a cambiamenti del diritto primario, ma anche alla prassi legislativa e amministrativa a livello comunitario». La scena politica di azione deve dunque allargarsi, pur perseguendo lo stesso obiettivo: mettere la Commissione europea e i singoli stati di fronte al problema reale della tutela delle minoranze e costringerli a non eludere la questione. Comunque Toggenburg è ottimista a questo riguardo: «Ci sentiamo appagati nel vedere che è produttivo  proporre soluzioni giuridicamente realistiche. Le reazioni sul livello politico erano state finora positive. Lo stesso vale per il livello amministrativo. Ci scrive per esempio il capo del servizio giuridico della Commissione Europea, Michel Petite, che il suo ufficio terrá la Dichiarazione di Bolzano in debita considerazione nei suoi prossimi impegni».

Valentina Bergonzi

22.07.2004

 


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Le premesse storiche

Le proposte della Dichiarazione di Bolzano

 
 
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