Kitty Fehringer scuote la testa e alza le spalle. Il suo ufficio di Bruxelles si va riempiendo di studi di fattibilità per progetti di eventi scientifici: arrivano da ogni parte d'Europa e coinvolgono scuole, università e singoli ricercatori che vogliono fare dei loro studi un'occasione di festa e divulgazione del sapere. Con il solito sguardo agguerrito, ma anche un po' sconsolato, Kitty Fehringer sospira: «Se solo potessimo finanziarli tutti….».
Dal 1992 la Commissione Europea ha incaricato un'Unità Scienza e Società, all'interno dell'Ufficio Generale per la Ricerca, di raccogliere, valutare e finanziare annualmente una serie di eventi scientifici "spettacolari", destinati a un pubblico di ragazzi. La trafila è lunga; dopo diverse selezioni, i progetti scelti vengono elaborati e presentati, nel novembre di ogni anno, in occasione della "European Science Week", che si affianca ai vari festival nazionali.
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Da quest'anno la gara è aperta anche ai nuovi paesi membri della Ue e anzi a loro si guarda con particolare attenzione: ci si augura che le reti di cooperazione internazionale in ambito di festival scientifici possano consolidarsi, così da migliorare in generale i rapporti all'interno dell'Unione. Kitty Fehriger è funzionaria dell'Unità Scienza e Società; a lei abbiamo rivolto alcune domande. |
Come nasce l'interesse della Commissione Europea per i festival delle scienze?
Sulla base di sondaggi chiamati "Eurobarometri della scienza e della tecnologia", la Commissione Europea ha rilevato come, ancora alle soglie del XXI secolo, oltre il 60% della popolazione europea tendesse a credere gli scienziati una casta pericolosa, forniti di una conoscenza che aumenta il loro potere e che li rende sospetti. Un tale preconcetto non era ammissibile. La cultura scientifica deve essere un patrimonio condiviso da tutti, specialmente dai più giovani. E' così che abbiamo studiato meglio il nostro target e, a fianco dei tradizionali mezzi di informazione, le conferenze stampa, la rivista RTDinfo (Magazine on Europan Research) le pubblicazioni "European research in action" e le pagine web (http://europa.eu.int/comm/research/index_en.html), abbiamo pensato di incentivare una nuova forma della comunicazione scientifica. I festival coinvolgono numerose persone: migliaia di visitatori, ma anche gli organizzatori, che spesso collaborano con le scuole, e gli enti sostenitori. Si tratta sicuramente di uno strumento per allargare ancora di più il raggio d'azione dell'Ufficio generale per la Ricerca. Una via per incoraggiare i giovani ad intraprendere la carriera scientifica e per sollecitare un dialogo più aperto tra mondo accademico e società.
Come si concretizza il sostegno della Commissione Europea per gli eventi scientifici?
Ogni anno, a novembre, si tiene una science week a livello europeo: la Commissione non può organizzare direttamente gli eventi, ma contribuisce economicamente al loro allestimento. Entro maggio si chiudono i call for papers: ogni associazione o ente di ricerca propone il proprio progetto che deve essere valutato da una commissione di esperti indipendenti. Nella prima fase di selezione siamo molto attenti ai requisiti di qualità, dalla struttura del comitato scientifico alla gestione finanziaria dell'organizzazione; in fondo si tratta di assegnare denaro pubblico e del rigore e della trasparenza dobbiamo fare i nostri cavalli di battaglia. Solo dopo Natale, i progetti che hanno superato le prime prove tecniche, saranno sottoposti a una nuova serie di verifiche più "contenutistiche", che permetteranno di individuare i progetti che meritano la presentazione alla science week.
A quanto ammonta il totale dei finanziamenti elargiti quest'anno?
Nel 2004 sono stati finanziati 8 progetti per un totale di oltre 2 milioni di euro.
Avrete la stessa disponibilità di fondi per il 2005?
La somma stanziata è di 2,6 milioni di euro. Alla chiusura delle iscrizioni, a maggio, sono state raccolte circa 100 proposte per un preventivo complessivo di oltre 60 milioni, tuttavia dei progetti presentati solo il 30% soddisfa i criteri qualitativi richiesti. Inoltre è prevedibile che i programmi finanziati saranno comunque di meno che nel 2004, dal momento che la Commissione Europea, in linea con le politiche di allargamento verso est, mira sempre più a sostenere progetti di maggiori proporzioni che però prevedano la cooperazione di più soggetti in diversi paesi.
Dunque, anche nella comunicazione scientifica la Ue guarda alla cooperazione. Quali sono, secondo lei, le prospettive di crescita di queste iniziative?
Per parte della nostra Unità Scienza e Società posso affermare con ottimismo di aspettarmi uno sviluppo molto positivo del fenomeno dei festival delle scienze. Lo stanziamento di fondi in questo settore è destinato a crescere e con esso la proporzione dei progetti finanziati.
Il nostro intento è proprio quello di avvicinare i ragazzi al mondo della ricerca ponendoli sullo stesso piano, dando a tutti le stesse opportunità.
Dall'altro canto, nell'ambito degli eventi scientifici è meno complicato tessere proficue sinergie tra centri di ricerca di vari paesi. Si tratta di avvicinare il pubblico a un sapere al di sopra della concorrenza di mercato, in una logica di sincera cooperazione. Prenda ad esempio il caso di Wonders, la maratona delle scienze ideata dalla EUSCEA (European Science Events Association). Nel giro di pochi mesi si vorrebbero portare esperimenti e iniziative di didattica scientifica in giro per oltre 20 stati europei. Un progetto davvero ambizioso.
Valentina Bergonzi
12.07.2004