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Elezioni in Afganistan – la calma senza la tempesta 
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Malgrado le più drammatiche previsioni mediatiche i seggi afgani non sono stati presi di mira da attacchi di Al Qaeda. E nemmeno dalle armi dei violenti "signori della guerra". Forse qualche broglio. Ma tutto entro la norma. Democraticamente internazionale.

È la prima volta per l'Afganistan. O meglio, è una serie di prime volte per l'Afghanistan. Le elezioni che si sono tenute il 9 ottobre 2004 sono contrassegnate proprio da questo: una serie di debutti.
La prima volta che si indicono nel paese elezioni presidenziali democratiche che coinvolgono 10 milioni e mezzo di persone su una popolazione complessiva di circa 28 milioni di abitanti. La prima volta che si candida una donna alla poltrona della presidenza, Massouda Jalal. La prima volta che il 41,5% dell'elettorato è composta da donne. La prima volta che votano, nei seggi mobili allestiti dalla commissione elettorale ONU-governo afgano, oltre mille profughi rifugiati in Iran e in Pakistan.
Ma non la prima volta che l'allarmismo alimentato dalla stampa internazionale si rivela infondato. Certo, c'è stata qualche polemica, forse qualche broglio. Qualcuno ha probabilmente votato due volte perché l'inchiostro indelebile col quale si dovevano contrassegnare coloro che già erano stati in cabina di voto, così indelebile non era. Ma il grande caos non è stato generato dai votanti, bensì dalla disorganizzazione della struttura che doveva monitorare e controllare le operazioni.

Commenti, opinioni, aspettative
In attesa dei risultati definitivi, tra entusiasmi, sospetti di brogli e polemiche, le ONG e le istituzioni internazionali si esprimono.

La Foundation for Culture and Civil Society (FCCS) é un'organizzazione indipendente fondata nel marzo del 2003 da un gruppo di intellettuali afgani impegnati sul fronte della preservazione della cultura e della società civile del paese. La loro reazione, all'indomani del voto, si è sdoppiata.
Da una lato i rappresentanti del FCCS hanno lodato il successo del popolo afgano, sottolineando quanto sia rimasta pacifica la situazione nel paese, senza intimidazioni e attacchi da parte dei "signori della guerra". Oltre 40 associazioni civili locali si sarebbero impegnate per monitorare la correttezza del voto, mostrando che la popolazione afgana è più pronta alla democrazia di quanto non si creda. Dall'altra parte l'FCCS denuncia il fallimento dell'attuale governo e della comunità internazionale. Il Joint Electoral Management Body non sarebbe stato in grado di garantire un'organizzazione adeguata, ad esempio in merito al problema della registrazione alle urne. Le istituzioni internazionali si sarebbero concentrate troppo sul problema della sicurezza, omettendo di impegnarsi per una migliore formazione degli ufficiali elettorali.

L'Asian Network for Free Election (ANFREL), fondata nel 1997 a Bangkok, è un network di organizzazioni asiatiche  che si occupano della difesa dei diritti umani e di monitorare le elezioni. Per il recente appuntamento afgano hanno schierato 36 osservatori nel paese e nei campi profughi in Iran e Pakistan dove erano allestite cabine di voto.
Nei loro rapporti ufficiali hanno dichiarato che le elezioni si sono svolte secondo procedure "accettabili", tuttavia hanno elencato una serie di suggerimenti. Tra cui la necessità di riformare il sistema di registrazione degli aventi diritto per evitare casi di voto doppio, l'esigenza di una maggiore preparazione degli ufficiali elettorali e soprattutto l'importanza di una campagna elettorale informativa e di una più capillare assistenza per la popolazione.

La rappresentanza speciale dell'Unione Europea si è espressa in toni estremamente politically correct. In un comunicato ha lodato l'impegno profuso dalle forze afgane che ha permesso che «la situazione di sicurezza si mantenesse sorprendentemente priva di ogni atto di violenza o di azione terroristica, come invece si aveva ragione di aspettarsi».
In questa visione le polemiche sulle scorrettezze nella registrazione dei votanti da parte dei candidati dell'opposizione a Hamid Karzai viene giudicata tardiva.

Il Joint Electoral Management Body (JEMB), la commissione elettorale afgana sostenuta dalla Nazioni Unite, non ha preso posizione di fronte alle polemiche, ma ha preferito affidarsi a un team di esperti indipendenti dell'ONU.

Questo gruppo di osservatori internazionali ha disposto il sequestro delle schede elettorali di alcuni seggi al centro dei dubbi. Il JEMB si è limitato a dichiarare la propria adesione alle decisioni dell'Expert Panel.

Valentina Bergonzi

22.10.2004


 


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