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Birmania: paese senza pace 
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Dal 1960 le statistiche del paese riportano solo numeri con un segno negativo davanti: conti economici, servizi, tasso di alfabetizzazione. Con alcune eccezioni. Come il numero dei perseguitati e dei profughi. Di loro, lungo la frontiera birmano-tailandese, si prende cura dal 2002 un'associazione altoatesina di volontari.

La storia della Birmania non è certo una storia di democrazia. Il presente ne è la definitiva negazione.
Nel 1962 il generale Ne Win guidò un colpo di stato militare che impose una rigida dittatura inquadrata da una sedicente ideologia maoista. Il risultato furono trent'anni di privazioni e oppressione.
Nel 1988 un'ondata di manifestazioni di protesta travolse il paese; il 'Consiglio di Stato per la restaurazione della legge e dell'ordine'(SLORC) scelse la linea dura. Il risultato furono 10.000 morti tra gli studenti e migliaia di feriti e incarcerati tra i civili.
Nel 1990 si svolsero le prime elezioni formalmente aperte a più partiti; gli elettori premiarono con l'80% dei consensi l'opposizione, ma lo SLORC negò il risultato. Il risultato fu l'arresto della leader democratica Aung San Suu Kyi.
Oggi, 2004, oltre 70.000 ragazzini tra i 12 e i 18 anni sono reclutati nell'esercito nazionale e i figli di circa 4 milioni di profughi crescono senza alcuna istruzione. Il risultato è l'assenza di speranze per il futuro delle generazioni più giovani.
Specialmente per i profughi delle minoranze etniche che vorrebbero difendere la loro identità linguistica e culturale. Tra questi i Karen; circa 3,8 milioni di disperati accampati lungo la frontiera tra la Birmania e la Tailandia. Oppressi dalla dittatura birmana che non intende riconoscere loro l'autonomia e mal visti dalle autorità tailandesi che temono un loro insediamento di lungo periodo, i Karen vivono di espedienti.  
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In loro aiuto si muove dal 2002 un'associazione altoatesina di volontari, con l'intento di costruire scuole e centri di accoglienza.

L'associazione Aiutare senza Confini
In pochissimi anni di attività l'associazione "Aiutare senza Confini" ha già avviato numerose iniziative. Ha fondato e coordina 14 scuole, nelle quali sono accolti oltre 1.200 piccoli profughi, e sostiene un reparto per la produzione di protesi per le vittime delle mine presso la clinica Mae Sot, sul confine birmano-tailandese.
Di recente, il regista brissinese Patrick Kofler, su incarico di RAI-Sender Bozen e della Provincia autonoma di Bolzano/Alto Adige, ha catturato in un pellicola commovente alcune immagini della vita dei profughi di guerra birmani e  delle attività dell'associazione.
Il cuore di "Aiutare senza Confini" batte all'unisono con quello di Benno Röggla, fondatore e presidente dell'associazione. La sua vita, da quella sua prima visita ai campi profughi in Birmania nel 2002, si divide tra un lavoro da consulente aziendale a Bolzano e una missione di assistenza nel Sud Asia.I suoi viaggi sono frequenti; vuole verificare di persona che le donazioni dei tanti privati e delle tante aziende giungano a destinazione.

Valentina Bergonzi

Riportiamo un estratto del diario di viaggio di Benno Röggla a Mae Sot, nel dicembre del 2003.

22.10.2004


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Diario di viaggio di Benno Röggla a Mae Sot, dicembre 2003


 
 
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