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I Tibetan Children's Villages 
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Non appena le prime truppe cinesi avanzarono sul suolo tibetano si pose il grave problema dei bambini orfani e figli di rifugiati sbandati. Il 17 maggio 1960,  arrivò a Dharamsala dal campo-profughi di Jammu un gruppo di 51 bambini ammalati e malnutriti. Il Dalai Lama incaricò sua sorella Tsering Dolma Takla di prendersi cura di loro e presto il nucleo iniziale si ingrandì.
Prima nelle case di volonterosi funzionari, poi in un apposito centro noto come "Nursery for Tibetan Refugee Children", i piccoli venivano accuditi fino all'età di otto anni, quando trovavano posto nelle scuole residenziali allestite dal governo indiano.

Numeri e geografia dei TCV
Quando nel 1964 Tsering Dolma Takla morì, la sorella minore Jetsun Pema ne raccolse l'eredità dirigendo la struttura con attenzione materna da un lato e con spirito fermamente manageriale dall'altro. Poiché il governo indiano non poteva più farsi carico di tutti i bambini provenienti dalla Nursey, Jetsun Pema impose una radicale ristrutturazione che fece del centro di prima accoglienza una sorta di villaggio con case-famiglia e scuole al suo interno. Nel 1972 avvenne la registrazione ufficiale del primo Tibetan Children's Village all'interno della associazione internazionale SOS Kinderdorf International. Passo dopo passo la fama di Jestun Pema e dei suoi villaggi si diffuse sempre più. Alla fine degli anni Settanta furono aperti i primi TCV in altri stati indiani confinanti, ad esempio nel Ladakh e nel Bylakuppe, e il numero dei bimbi accolti aumentò fino a toccare gli attuali 15.000. Dopo il 1989 e per tutti i primi anni Novanta, quando le barriere con il Tibet furono aperte, si toccò addirittura la cifra record di oltre 700 arrivi all'anno. Oggi l'emergenza dei profughi provenienti dal Tibet non è più così alta, ma in compenso si contano "profughi di ritorno", cioè figli di emigranti in Occidente, che mandano i loro figli a Dharamsala perché ricevano un'educazione secondo i dettami della tradizione.

L'educazione
Nei TCV i ragazzi non frequentano una semplice scuola. A fianco delle lezioni standard gli ospiti ricevono un'educazione a 360° che coinvolge il corpo, le mani, e lo spirito. Con questa triade di parole chiave Jetsun Pema identifica il sistema educativo dei suoi TCV,  che mira a far raggiungere l'equilibrio assoluto. I bambini apprendono le materie classiche in lingua inglese e circa il 23% degli alunni prosegue negli studi universitari. La maggior parte viene invece avvicinata all'artigianato tradizionale oppure a altri corsi di studio professionalizzanti, segretari, tecnici informatici e così via. Nel villaggio di Dharamsala ad esempio, il 65% degli addetti ai servizi sono proprio ex-studenti. Naturalmente una grande attenzione viene riservata anche alla formazione spirituale dei giovani: a fianco degli insegnamenti più moderni, si ritaglia uno spazio considerevole per avvicinare i ragazzi all'eredità tradizionale tibetana. Lo stesso Dalai Lama ha sempre riposto grande speranza nel progetto: «Il periodo di maggiore arricchimento nella conoscenza e nell'esperienza e il momento più difficile della vita di una persona. Attraverso un momento difficile si può però sviluppare forza interiore, determinazione e coraggio per affrontare i problemi». Le influenze sono molteplici: si va dal metodo Montessori utilizzato nelle classi dei più piccini agli insegnamenti tradizionali della religione buddista che inneggiano alla meditazione. Per esempio in ogni cortile delle scuole e delle Khimtsang, così si chiamano le case-famiglia dei TCV, esiste un "angolo della pace", un angolo dove ci si può ritirare per risolvere con il dialogo i piccoli conflitti, oppure per rilassarsi dopo un momento di tensione.

L'identità nazionale nei TCV
Un capitolo a parte merita la formazione di una identità nazionale che rimandi alla storia dello stato tibetano e all'attuale dispersione del suo popolo. Nei TCV si raccolgono bambini che non hanno mai messo piedi in Tibet perché nati in esilio, il più delle volte in India, ma talvolta anche in Occidente, e bambini che dal Tibet sono scappati coi loro genitori, portando con sé solo ricordi di violenza. Tempa Tsering, marito di Jetsun Pema e a lungo ministro degli Interni del governo in esilio, ha verificato di persona la gravità della situazione: «Ricordo piccoli rifugiati sui dieci anni che sfregiavano le auto in sosta con targa cinese. Questo non va bene. È segno di un degrado che non fa e non deve far parte della nostra cultura, che è una cultura di pace». Per questo nei TCV si insegna la storia del Tibet e si condividono le speranze per un futuro più sereno di libertà, ma allo stesso tempo non si fomenta mai la ribellione violenta.

Per maggiori dettagli sui TCV:
http://www.tibchild.org

Valentina Bergonzi

22.11.2004


 


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Testimone di cultura - ritratto di Jetsun Pema

Cenni sulla causa tibetana

 

 
 
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