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L'Europa poliglotta
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European Day of Languages |
L'Europa poliglotta
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L'Europa moderna parla ben 225 lingue, la maggioranza di queste sono lingue minoritarie, non ufficiali. | Dall'allargamento del 2004, l'unione Europea sta funzionando con ben 20 lingue a cui nel 2007 si aggiungerà anche l'irlandese. Un patrimonio linguistico e culturale enorme che rappresenta una fonte di ricchezza straordinaria che merita sicuramente di essere celebrata.Il Consiglio d'Europa ha infatti dichiarato il 26 settembre quale Giornata Europea delle Lingue. Ma al di là delle celebrazioni, questa ricorrenza ci impone di come vivono gli Europei questa varietà linguistica? Come si confrontano con le lingue dei loro vicini? Il monolinguismo, da molti sentito ancora (erroneamente)come condizione normale, è in realtà sempre più l'eccezione che (come dice il proverbio) conferma la norma del bi- o addirittura multilinguismo. Circa i 2/3 della popolazione mondiale può infatti essere definita bilingue, ovvero ha una qualche, seppur ridotta, conoscenza di un'altra lingua, e una percentuale significativa della popolazione è "plurilingue". Nonostante in molti siano d'accordo sul fatto che la pluralità delle lingue sia una fonte di arricchimento, gli stati europei hanno sviluppato politiche linguistiche ben diverse nel promuovere l'apprendimento delle lingue straniere. I voti migliori vanno senz'altro ai paesi nordici: i bambini finlandesi iniziano ad imparare le lingue straniere all'età di 4 anni, lo stesso dicasi per i danesi. L'Italia, rimasta per lungo tempo fanalino di coda nell'insegnamento delle lingue straniere, sta cercando di mettersi al passo con i compagni europei promuovendo una serie di riforme dell'educazione scolastica che puntano all'apprendimento precoce dell'inglese e delle principali lingue straniere. L'Europa che ha abbattuto le frontiere, l'Europa del libero scambio e del libero movimento di merci e persone è un'Europa che deve promuovere il "plurilinguismo". Ma che cosa si intende per plurilinguismo? Che cosa significa "sapere una lingua"? Quante parole dobbiamo conoscere per poter dire "so parlare l'inglese o il francese"? Lo scopo verso cui tende la politica linguistica dell'Europa è la creazione di cittadini europei che sappiano parlare, ovvero che siano in grado di comprendere e di comunicare in almeno due lingue straniere. Ma quali lingue straniere? Se da un lato l'Unione Europea dichiara che "tutte le lingue comunitarie sono uguali", dall'altro cresce la consapevolezza che la diversità linguistica è un patrimonio prezioso che tuttavia richiede molti sforzi per essere preservato. Da più parti arriva l'allarme: molte lingue stanno sparendo! Il 1°settembre, il bretone Patrick Le Lay, direttore del più importante canale francese TF1, ha accusato il governo francese di "genocidio culturale" nei confronti dei bretoni. Nell'intervista rilasciata alla rivista "Bretons", Le Lay denuncia infatti la politica linguistica adottata dalla Francia volta a sradicare il bretone e tutte le altre lingue del Paese. Se da un lato vi sono lingue minoritarie che hanno ottenuto lo status di lingue ufficiali, come ad esempio il basco, il catalano e il galiziano in Spagna, o che sono tutelate da apposite leggi come il Gallese nel Regno Unito o le lingue Sami in Norvegia, Svezia e Finlandia, vi sono dall'altro altre lingue che stanno riscontrando molte difficoltà nel confronto con le lingue ufficiali, vedi ad esempio il sorbiano in Germania. Le politiche linguistiche adottate ad esempio da Francia e Grecia sono volte all'eradicazione di tutte le altre lingue presenti nei loro territori. L'Unione Europea sta facendo sforzi enormi per tutelare e promuovere la "diversità linguistica". Con ben 21 lingue ufficiali, il sistema dell'Unione Europea richiede circa 2000 traduttori e 80 interpreti al giorno. Un apparato enorme che, come è facile immaginare, comporta costi enormi e il rallentamento dei processi decisionali. Meglio allora, come sostengono alcuni, scegliere una sola lingua, che diventi lingua franca della comunicazione internazionale? È evidente che all'interno di un'Unione Europea a 25 che punta all'ulteriore allargamento dei suoi confini, la protezione della diversità linguistica da un lato e l'adozione di un'adeguata politica linguistica dall'altro, richiedono necessariamente dei ripensamenti.
23.09.05
Stefania Campogianni
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