Un Nobel alle donne. Un Nobel all'Africa
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Un Nobel alle donne. Un Nobel all’Africa
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Il 10 dicembre viene consegnato il Nobel per la pace. A riceverlo quest'anno è la keniota Wangari Mathaai. Ancora una donna dunque, dopo l'iraniana Shirin Ebadi nel 2003. Per di più una donna africana, la prima a ricevere il prestigioso riconoscimento.
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La 64enne sottosegretario al Ministero all'Ambiente non è del resto disabituata ai primati. Nel 1964 fu la prima donna dell'Africa centro-orientale a conseguire una laurea in scienze biologiche e nel 1977 fu la prima donna a divenire professore associato di anatomia veterinaria all'università di Nairobi. Ad essere premiato dalla commissione dei premi Nobel è il suo impegno per la tutela dell'ambiente naturale africano, con una particolare attenzione per la condizione femminile. La sua fermezza nelle battaglie per l'ecosistema nasce da una duplice convinzione: da un lato c'è la volontà di difendere il territorio dai rischi dell'erosione del suolo e della siccità, dall'altro lato c'è la preoccupazione per i popoli indigeni, minacciati dal disboscamento e dal venir meno delle risorse delle foreste.
Dal 1976 Wangari Mathaai ha partecipato attivamente al Consiglio Nazionale delle Donne del Kenya e in questo contesto ha lanciato il Green Belt Movement. Una delle prime iniziative di successo ha coinvolto gruppi di donne e scolaresche che sono state invitate a piantare alberi nel loro circondario, per scongiurare l'erosione del suolo e migliorare la qualità della vita nel paese. Ad oggi con l'assistenza del movimento la consapevolezza della necessità di tutela ambientale è cresciuta sensibilmente nell'opinione pubblica, sono stati piantati oltre 20 milioni di alberi e l'usanza è stata esportata anche in Etiopia, Mozambico e altri stati ancora. Altre ancora le occasioni che hanno dato visibilità all'operato di Wangari Mathaai. Nel 1998 si è opposta con forza al presidente del Kenya, che aveva varato un progetto di disboscamento per permettere la costruzione di alloggi di lusso. 100.000 ettari di terreno abitati dalle tribù di cacciatori e di raccoglitori di legna Ogiek sono state così risparmiati. Ma la tenacia degli attivisti guidati da Wangari Mathaai è costantemente messa in pericolo dalle lusinghe che le multinazionali del legno rivolgono al governo keniota per acquistare porzioni sempre maggiori di territorio. Wangari Mathaai è agguerrita anche sul fronte della lotta all'AIDS. Nel suo primo incontro con la stampa in veste di vincitrice del premio Nobel si è espressa in toni molto duri: derise le leggende che riconoscono nell'AIDS un flagello di Dio trasmesso dalle scimmie, ha accusato l'Occidente di aver creato il virus in laboratorio per eliminare la gente di colore, oggi la più colpita dalla malattia. Le sue dichiarazioni hanno sollevato grande indignazione. Contenuta la reazione del Dipartimento di Stato americano che, nel rallegrarsi per l'assegnazione del Nobel, non ha esitato nel contraddire quanto affermato dalla signora.
Valentina Bergonzi
10.12.2004
In foto: Wangari Mathaai
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