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L'Unione Europea sembra esserne sicura: innovazione e ricerca sono essenziali per il futuro dell'Europa e imprenditori e imprese ne sono i protagonisti. Come risponde l'Alto Adige? La parola all'assessora alla ricerca e all'innovazione della Provincia di Bolzano, Luisa Gnecchi. |
Che cosa significa per l'Alto Adige puntare sull'innovazione?
L'investimento in innovazione sul PIL in Alto Adige è attualmente molto al di sotto della soglia del 3% prevista dall'Agenda di Lisbona.
Diventa quindi sempre più importante avviare una strategia che aiuti le aziende a fare innovazione per essere più competitive e spinga l'ente pubblico a supportare la realtà produttiva attraverso politiche mirate alla ricerca e all'innovazione. Si dovrà migliorare il livello tecnologico e i processi organizzativi delle aziende, creare nuove imprese e rigenerare quelle esistenti, creare le condizioni per l'assorbimento in loco di personale altamente qualificato e diffondere in modo pregnante una cultura della cooperazione e dell'innovazione.
Quali sono gli ostacoli che si frappongono alla creazione di una "mentalità dell'innovazione"?
Nel corso del tempo si è creato una sorta di circolo vizioso che vede da una parte una carenza di capitale umano, data da livelli di scolarizzazione inferiori rispetto alla media nazionale ed europea, e dall'altra la tendenza delle aziende ad assumere personale di bassa qualificazione. Questo però sta a poco a poco cambiando. La nascita dell'Università, correlata al proliferare di iniziative di formazione di medio-alta specializzazione e alla creazione di un sistema di formazione continua, pone le condizioni affinché questo circolo possa trasformarsi da vizioso in virtuoso auspicando quindi una elevazione complessiva dei livelli di qualificazione della popolazione e un sempre maggiore interesse delle aziende verso risorse umane con professionalità di alto profilo.
Quali sono i bisogni e le priorità di innovazione dell'economia altoatesina e quali i risultati a breve/lungo termine?
Ciò che si deve in qualche modo scardinare, è sostanzialmente una tendenza dell'economia locale all'autoreferenzialità. Le nostre imprese sono state finora abituate ad un continuo sostegno da parte della mano pubblica attraverso contributi erogati a pioggia attraverso la L.P. n. 4 del 97. Si devono quindi portare le aziende ad aprirsi verso nuovi mercati, a diversificare i loro prodotti, a creare reti e cluster e a uscire dai confini provinciali che spesso si rivelano delle barriere per il loro sviluppo. Naturalmente vi sono anche in Sudtirolo imprese di eccellenza, a forte contenuto di innovazione ma la maggior parte delle imprese tende a proseguire nella propria produzione senza una reale visione di sviluppo e quindi senza incrementare i propri livelli di competitività. Va creata anche una cultura dell'innovazione contando anche sulle associazioni di categoria.
In che modo l'Assessorato provinciale all'Innovazione intende sostenere le imprese disposte a puntare sull'innovazione?
L'economia altoatesina vede in alcuni settori i propri punti di forza. Mi riferisco in particolar modo ai settori delle energie rinnovabili, della scienza di materiali, del trasporto e della logistica e del software libero. Un certo interesse potrebbe anche essere rappresentato dalla ricerca genetica che l'Istituto di Medicina Genetica dell'EURAC porta avanti insieme al San Raffaele di Milano e che potrebbe avere una ricaduta sulla realtà produttiva con l'avvio di attività inerenti alle bio-tecnoligie.
Quali sono le sfide che ci si appresta ad affrontare per "radicare la cultura dell'innovazione"?
La nuova legge sull'innovazione prevede un piano pluriennale per l'innovazione al quale dovranno riferirsi i progetti che imprese e centri di ricerca presenteranno nonché l'attività del nuovo BIC, che con la recente legge finanziaria è già stato trasformato in un nuovo organismo denominato Techno Innovation Südtirol (TIS). Il Techno Innovation Südtirol realizzerà programmi nell'ambito del piano con riferimento particolare ai tre pilastri della sua attività: start-up di nuove imprese, creazione di cluster e transfer tecnologico.
Progetto 2006 per l'innovazione delle imprese artigiane: perché puntare sulle piccole e medie imprese artigiane?
A causa soprattutto delle loro ridotte dimensioni, le imprese artigiane sono scarsamente innovative. E' necessario quindi diffondere all'interno di questo settore, idee, proposte e progetti che possano spingere le aziende a consorziarsi fra di loro e a fare massa critica per produrre più innovazione.
Abbiamo recentemente deciso di investire un consistente contributo sui programmi che le due organizzazioni imprenditoriali del settore LVA/APA e CNA/SHV realizzeranno nel 2006 per migliorare il grado d'innovazione delle imprese artigiane. Contiamo quindi molto sul loro impegno per far emergere anche nell'artigianato realtà imprenditoriali di eccellenza e di qualità.
Innovazione e tradizione. Come coniugarle?
La tradizione non è in contraddizione con l'innovazione. Sarebbe pericoloso fare innovazione senza tener conto della storia degli elementi socio-economici legati al territorio e alle sue specificità. Pensiamo ad esempio al settore del legno e a come questo rappresenti una peculiarità della tradizione altoatesina, o ancora a tutto il settore connesso con la montagna dove i materiali hanno visto negli ultimi anni una straordinaria evoluzione, nel campo dell'abbigliamento sportivo oltre che in quello delle attrezzature.
Il rispetto per l'ambiente è un altro dei punti di forza dell'immagine del Sudtirolo che è fortemente connesso con le tradizioni e lo spirito della cosiddetta "Heimat".
E' proprio nel solco del rispetto per l'ambiente che sono nate iniziative imprenditoriali e di ricerca ad altissimo contenuto di innovazione come ad esempio il centro di ricerca sull'idrogeno il "RENERTEC", ancora la casa-clima ecc.
Sarà anche molto importante coniugare innovazione e tradizione nel settore dei trasporti, dove un miglioramento del traffico urbano e lo sviluppo del trasporto a fune per l'accesso agli impianti sportivi dovranno tener conto dell'impatto sull'ambiente e sul paesaggio e quindi, delle esigenze di sostenibilità.
Altri progetti in programmazione per il futuro?
Si cercherà di puntare su quelle nicchie che presentano delle reali potenzialità di sviluppo come casa-clima, cluster del legno, domotica, programmazione della manutenzione degli immobili, l'automazione, e le energie rinnovabili.
23.02.06
Intervista di Stefania Campogianni
Maria Luisa Gnecchi è assessore del Dipartimento Lavoro, Innovazione e Ricerca, cooperazione, pari opportunità e formazione professionale italiana della Provincia Autonoma di Bolzano.