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L'innovazione è oggi una delle principali condizioni per aumentare il valore concorrenziale di un paese e assicurarsi una certa forza economica. Ma che cosa è esattamente l'innovazione e da quali fattori è data? |
La parola innovazione si presta ad una varietà di usi. Si parla di economia innovativa, servizi innovativi, ricerca innovativa, persino di politica innovativa. Ma se si tenta di chiedere che cosa si intende per "innovazione" o che cosa significa "essere innovativo", allora nascono le prime difficoltà. Si abbozzano alcune parole, si cercano varie unità di misura, il tutto però senza grande successo.
In che modo un paese misura la sua innovazione? Forse dal numero di scoperte che riesce a portare a termine? Dalla quantità di risorse e soldi investiti campo della ricerca e dello sviluppo? Oppure dalla qualità del sistema educativo o della pubblica amministrazione? Possiamo dire che innovazione è un po'di tutte queste cose e molto di più. Questo è anche il motivo per cui è così difficile determinare questo concetto con cifre, e ancor più difficile farlo con le parole. Basta citare per esempio la definizione di "innovazione" formulata dall'OCSE (Organizzazione per la Cooperazione e lo Sviluppo Economico), secondo cui "l'innovazione è la capacità di gestire la conoscenze al fine di generare vantaggi competitivi attraverso la produzione di nuovi beni, processi e sistemi organizzativi".
Anche in Europa il concetto di innovazione è sempre sulla bocca di tutti. Al vertice straordinario del Consiglio d'Europa tenutosi a Lisbona nel marzo del 2000, i membri dell'UE hanno fissato un obiettivo ambizioso: entro il 2010 l'Europa deve diventare "l'economia basata sulla conoscenza più competitiva e dinamica del mondo, in grado di realizzare una crescita economica sostenibile con nuovi e migliori posti di lavoro e una maggiore coesione sociale." (Conclusioni della Presidenza, par.5, marzo 2000). La strada per raggiungere questo obiettivo include anche l'innovazione. Per questo uno degli scopi fissati nel vertice di Lisbona è stato quello di portare in tutti i paesi dell'Europa la quota degli investimenti dall'1,8% attuale al 3% entro il 2010. L'Italia, con il suo 1% di investimenti si colloca alla pari di Croazia e Spagna. In Alto Adige questa percentuale è addirittura al di sotto dell'1%.
È chiaro che un semplice aumento dei finanziamenti alla ricerca non può bastare da solo a generare innovazione. Economia, politica e cultura giocano un ruolo importante. Vediamoli in ordine:
Economia: In confronto alle imprese americane e giapponesi, l'economia dell'UE dà lavoro ancora a pochi ricercatori. La colpa è naturalmente anche della ricerca che fatica ad entrare nel meccanismo e nelle dinamiche dell'economia. E la politica, dal lato suo, fa troppo poco per favorire lo scambio tra teoria e pratica, tra laboratorio e industria.
Politica: sono diverse le azioni che la politica potrebbe e dovrebbe mettere in campo per promuovere l'innovazione. La politica può innanzitutto creare le norme che permettano la realizzazione di un clima più favorevole all'innovazione, può aiutare la formazione e promuovere la mobilità e facilitare determinate condizioni amministrative, come nel caso dell'E-Government. Sarebbe importante che le collaborazioni tra industria e ricerca ottenessero i dovuti riconoscimenti con premi all'innovazione.
Un altro importante strumento dovrebbe diventare la creazione di nuove agenzie di innovazione con la precisa funzione di offrire consulenza a tutti i soggetti interessati, scienziati, imprenditori, politici, aiutando ad esempio gli scienziati senza conoscenze economiche a "commercializzare" la loro ricerca, oppure creando posti di lavori altamente specializzati dal punto di vista tecnologico. La regione del Tirolo rappresenta da questo punto di vista un buon modello, in quanto dispone di diverse agenzie di questo tipo. Un esempio per tutti, il Centre for Academic Spin-offs Tyrol (CAST)che è nato dalla collaborazione tra l'Università di Innsbruck, alcuni istituti di ricerca extrauniversitari in Tirolo e l'ente pubblici. L'agenzia di innovazione offre consulenza e gestisce i collegamenti tra il mondo scientifico e quello economico.
Educazione e formazione: A che cosa serve tutta questa mole di innovazione se non si può nutrire delle menti pensanti dei cittadini? Creare un clima più favorevole all'innovazione significa anche investire nello sviluppo di una cultura dell'innovazione. Se in base a quanto riportato da uno studio dell'Eurobarometro, solo il 57% dei cittadini dell'UE sono favorevoli al concetto di "innovazione", è necessario fare qualcosa. Sempre questo studio ha stabilito che i principali oppositori dell'innovazione vivono nel sud dell'Europa, in particolare Grecia, Cipro, Portogallo e Bulgaria.
Last but not least, è il fattore creatività: l'arte e la cultura sono un fattore importante per l'innovazione. Come sostiene il famoso sociologo americano Richard Florida nel suo libro "Rise of creative class" "nell'economia del futuro non ci sarà più niente senza la nuova classe sociale creativa".
E già solo la combinazione di tutti questi fattori richiede un buon potenziale di creatività!
17.11.05
Articolo di Werner Stuflesser, traduzione di Stefania Campogianni