contatto | site map | colophon           13.10.2008
Logo EURAC  
  ARCHIVIO NEWS    
      Eventi    
      Corsi di formazione    
      Sulla ricerca    
      Novità editoriali    
      Offerte di lavoro    
RICERCA NEL SITO  
 

Italiano bye bye 
Home  |  Focus  |  Lingue in trasformazione  |  Italiano bye bye  

"Un giorno finiremo tutti per parlare inglese…" Questo o statement simili pronunciati nei bar più trendy e nei club più in di tutta Italia sono una spia di quanto l'Italiano medio a volte percepisca l'influenza dell'inglese sulla propria lingua come uno strapotere. Destino ineluttabile dell'idioma di Dante: la morte per soffocamento da anglicismi!


La storia non è nuova. Nei secoli passati l'italiano ha accolto molti prestiti da altre lingue come l'arabo, lo spagnolo o il francese. Oggi in italiano, così come in tutte le maggiori lingue europee, i forestierismi hanno origine prevalentemente inglese. Il motivo risiede principalmente nel ruolo che i paesi anglofoni rivestono in determinati settori come la scienza, la politica internazionale, lo sport, la musica e il cinema. In alcuni casi ricorriamo all'inglese perché non disponiamo (ancora) nella nostra lingua di un termine per denominare oggetti e realtà nuove o estranee: non abbiamo un termine italiano per fast food, skateboard o fallout nucleare. In molti altri casi però usare parole inglesi è semplicemente molto fashion. Che differenza c'è tra uno strip-tease e uno 'spogliarello', tra un detective e un 'investigatore'?

L'uomo della strada non teme tanto i prestiti all'interno di lingue settoriali come ad esempio l'informatica, quanto piuttosto i forestierismi nella lingua comune. Gli informatici usano termini come file e directory, in pubblicità si parla di marketing e di target, persino il linguista ricorre a espressioni come turn-taking e baby talk. Quante volte sentiamo però pronunciare, spesso in modo approssimativo, parole come meeting, poster, flirt, trash, bar e humour nella lingua di tutti i giorni? Persino il governo italiano ha usato l'inglese per denominare un ministero (il Ministero del Welfare) e una tassa sanitaria, il ticket.

A questi prestiti se ne aggiungono altri di cui il parlante medio di regola non si accorge, i cosiddetti calchi traduzione e i calchi semantici. Nel primo caso si tratta di parole italiane costruite sul modello di parole inglesi, come 'grattacielo' che traduce skyscraper o 'fai da te' che ricalca do-it-yourself. Più difficili da individuare sono invece i calchi semantici, nei quali una parola italiana esistente acquisisce un significato nuovo per influenza di un termine o di un'espressione stranieri. Ad esempio, il verbo 'intrigare', che in origine significava "agire tramando imbrogli a proprio vantaggio" viene ora sempre più usato nell'accezione di 'incuriosire', 'affascinare', mutuata dall'inglese 'to intrigue'. Allo stesso modo 'realizzare' assume sempre più spesso il significato di 'rendersi conto', dall'inglese 'to realize'.

Gli episodi più divertenti si verificano con gli pseudoanglicismi, parole che noi pensiamo inglesi, ma che in realtà nel Regno Unito o negli States non vengono mai usate con quel significato. Mente noi, pur non fumando, indossiamo lo 'smoking', un madrelingua inglese in realtà porta un tuxedo. Il 'mister' che allena la nostra squadra del cuore diventa un coach non appena si trasferisce oltremanica. Il nostro 'body', nel senso di "articolo di abbigliamento intimo femminile" è un leotard, mentre il 'golf' che indossiamo pur non avendo mai preso in mano una mazza non è altro che un pullover . Infine l''antidoping', incubo degli sportivi italiani è l'anti-dope test per i colleghi anglofoni. Un parlante madrelingua inglese sicuramente non capirebbe quello che stiamo dicendo e di sicuro resterebbe disorientato dal nostro inglese discretamente fantasioso.

Se assieme a questi pochi esempi consideriamo che il plurale e la pronuncia inglese sono imposti a volte anche a termini che inglesi non sono (es. i soviets, media pronunciato 'midia', hinterland che diventa 'hinterlænd'), un piccolo moto di purismo è quasi comprensibile, ma siamo comunque ancora molto lontani dall'abbandonare la lingua di Dante per quella di Shakespeare. In fondo ci possiamo sempre consolare pensando che:
"The Japanese eat very little fat and suffer fewer heart attacks than the British or the Americans. On the other hand, the French eat a lot of fat and also suffer fewer heart attacks than the British or the Americans. The Japanese drink very little red wine and suffer fewer heart attacks than the British or the Americans. The Italians drink excessive amounts of red wine and also suffer fewer heart attacks than the British or the Americans. CONCLUSION: Eat and drink what you like. It's speaking English that kills you."
A proposito, il termine slow food, è un neologismo tutto italiano…

Elena Chiocchetti


 
Copyright © EURAC 2008 Invia pagina Stampa pagina Inizio pagina