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Realizzare una didattica dell'arbėresh
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Realizzare una didattica dellarbėresh
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Molti si pongono la domanda se esista una lingua arbėreshe comune che possa essere compresa da tutti gli Arbėreshė, o almeno che contenga un buon 80% di elementi comuni. |
Prima di rispondere a questa domanda, occorre partire dal fare il punto di quanto č stato fatto finora nell'ottica di una sistematizzazione della lingua attraverso la realizzazione di grammatiche e testi di riferimento.
Grammatiche e sillabari Nel 1894 Girolamo De Rada pubblicņ Caratteri e grammatica della lingua albanese (Corigliano C.) una sorta di grammatica della parlata del suo paese Macchia Albanese, con l'aggiunta di pochi elementi da altre parlate. A lui seguģ il figlio, Giuseppe De Rada che nel 1871 pubblicņ a Firenze la Grammatica della lingua albanese. I critici sono propensi a credere che la gran parte del lavoro sia stato del padre Girolamo, ma questa grammatica rappresenta il primo tentativo di sistemazione delle regole della lingua arbėreshe, anche se ancora in prevalenza limitato alla parlata di Macchia Albanese. In tempi pił recenti Vincenzo Baffa Golletti col suo sillabario Libri im i parė, pubblicato nel 1970, ha voluto insegnare a scrivere l'arbėresh. Il metodo adottato si basa su una equilibrata integrazione del lessico arbėresh con quello della lingua letteraria d'Albania e il risultato č una lingua sostanzialmente comprensibile e di buon livello. Nel 2000 per iniziativa dell'A.I.A.D.I (Associazione Insegnanti Albanesi d'Italia) hanno visto la luce i due volumi di Alfabetizzazione arbėreshe (Torino, Il Capitello), a cura di vari studiosi. Nei due volumi, scritti interamente in albanese, con traduzione italiana solo nella prima metą, e rivolti a tutti gli arbėreshė, si č scelto di adottare una koiné nel tentativo di "discreta standardizzazione linguistica che poggia su tutte le parlate arbėreshe". Sulle singole parlate esistono tante ricerche e studi, tra cui M. Camaj, La parlata di Greci, 1971; P. Scutari, Uno studio fonologico e morfologico sulla parlata arbėreshe di San Costantino, 1997 ecc., Oltre a numerosi manuali didattici, come l'abbecedario Udhėtimi (2000) e il manuale di grammatica Udha e mbarė (2001) pubblicati a Piana degli Albanesi. I due testi, senza traduzione italiana, presentano la parlata di Piana con terminologia grammaticale e lessico vario tratto dalla lingua letteraria d'Albania. Inoltre, sempre alla parlata di Piana č dedicata la grammatica Arbėrishtja pėr tė gjithė di Giuseppe Schirņ di Modica del 2005, con tutte le spiegazioni in italiano. Di Luis De Rosa, per i paesi del Molise, č invece la spiegazione dell'alfabeto Gjuha arbėreshe - Abetari im i parė, (2004) e la grammatica Elementi di grammatica albanese Variante arbėreshe del Molise, con spiegazione in italiano. Da poco č stata pubblicata La Grammatica di Emanuele Papas Giordano nella cui introduzione, l'autore sottolinea come la valorizzazione e diffusione di una cultura parte proprio dai codici linguistici. In questa grammatica, Giordano ha scelto di dare preferenza alle parlate meno corrotte e dei migliori scrittori arbėreshe, includendo inoltre le particolaritą dell'arbėresh nei tratti arcaici e in quelli pił innovativi. Si tratta di una grammatica che risponde sia alle esigenze di chi vuole apprendere che a quelle di chi č impegnato a insegnare la lingua arbėreshe.
Il ruolo della scuola Da pił parti emerge la convinzione che alla scuola vada riconosciuto un ruolo centrale nel mantenimento della cultura e delle tradizioni che con essa si esprimono. La lingua tutelata dalla Legge 482 č quella rappresentata dal modo di esprimersi dei componenti della minoranza linguistica, cioč, la lingua parlata in ogni comunitą arbėreshe, quella viva, parlata in famiglia e nel paese. Giordano scrive: per vivere bene, una lingua deve essere parlata, letta e scritta. Oggi possiamo imparare a scrivere la nostra lingua parlata e a prenderne coscienza del suo funzionamento e della sua struttura, in maniera graduale e sistematica. La fase iniziale, per lo pił nella scuola materna, é quella pił delicata, perché finalizzata a porre le basi linguistiche, e a consolidarle, con una didattica e una competenza adeguate. A questo proposito, l'art.4 della Legge dice: "Nelle scuole materne dei comuni (interessati alla tutela) l'educazione linguistica prevede, accanto all'uso della lingua italiana, anche l'uso della lingua della minoranza per lo svolgimento delle attivitą educative. In altri termini l'insegnante parla nella lingua della minoranza, la lingua parlata sul posto per svolgere le varie attivitą educative dell'asilo. Successivamente, nella scuola elementare la lingua č prevista come "strumento di insegnamento". In altri termini, nelle ore stabilite, si puņ usare la lingua come mezzo per insegnare "la lingua e le tradizioni culturali" della comunitą locale. Da un punto di vista didattico, in questa rientra si attua una forma di alfabetizzazione che prevede la lettura e la scrittura della lingua arbėreshe. La legge continua poi dicendo che: "nelle scuole secondarie di primo grado č previsto l'uso anche della lingua della minoranza come strumento di insegnamento". In questo terzo livello si consolida la lettura e la scrittura, con la comprensione di testi popolari e di livello superiore tratti dalla letteratura, non solo popolare, ma anche colta. Per cui uno sguardo alle varianti linguistiche delle varie parlate arbereshe, a questo livello, si rende necessario. Cosģ come si rende utile ampliare la conoscenza alla lingua letteraria d'Albania, in quanto alcuni autori arbėreshė hanno usato tale forma linguistica, o parzialmente o totalmente, nel comporre le loro opere.
Le grammatiche e quanto si sta facendo per la didattica e l'uso della lingua rispondono all'esigenza di conoscere e trasmettere la lingua parlata nelle comunitą. La lingua rappresenta infatti una chiave di lettura privilegiata della cultura, il veicolo che la trasmette, il segreto che ne interpreta alcuni aspetti altrimenti incomprensibili o male interpretabili. Ma l'arbėresh č anche la lingua del cuore, quella che viene trasmessa con gli affetti pił intimi, e che lega l'individuo alla famiglia, alla comunitą e quindi all'etnia. Sono le ragioni del cuore che permettono all'individuo di svilupparsi in armonia con le proprie radici, in continuitą con l'ambiente affettivo della famiglia e del paese.
09.08.06
Italo Costante Fortino Direttore del Dipartimento di Studi dell'Europa Orientale dell'Universitą degli Studi L'Orientale di Napoli.
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