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Uno sguardo ladino sulla storia 
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I Ladini vengono ritenuti uno dei tanti "Popoli senza storia", popoli che furono sempre oggetto e mai soggetto autonomo dell'evoluzione storica. Questa definizione herderiana, non trova confutazione nemmeno nella visione più attuale di una storia vista dal basso, che prenda in considerazione la quotidianità del vivere di una comunità seppur minoritaria e perciò esclusa dai grandi movimenti e dalle decisioni determinanti della storia.

In seguito alla riscoperta dei Ladini nella seconda metà dell'Ottocento, specie grazie agli studi linguistici di Graziadio Isaia Ascoli e di Theodor Gartner, venne creandosi tra gli intellettuali ladini, per gran parte sacerdoti, una maggiore autocoscienza della propria identità quale piccola nazione alpina tra Italiani e Tedeschi.
Tale processo di "presa di coscienza" rimase però in genere confinato alla dimensione letteraria, etnografica o mitologica, mentre quasi mai si ebbe un'autonoma rielaborazione critica della storia, vista dall'ottica ladina. Di questo limite oggettivo la storiografia locale soffre tuttora. Uniche rare eccezioni sono date dagli interessanti studi di Luciana Palla, incentrati soprattutto sulla tragica esperienza delle popolazioni ladine nel periodo delle Guerre Mondiali.
Nel 1990 venne pubblicata la prima edizione di un libro di storia ladino per le scuole, ad opera dello studioso ampezzano Giuseppe Richebuono. La sua "Breve storia dei Ladini Dolomitici" edita a cura dell'Istituto Culturale Ladino "Micurà de Rü",  fu il primo tentativo organico di analisi storiografica dal punto di vista ladino. Pur rispecchiando la somma delle esperienze storiche in quello che oggi è il territorio residuale della Ladinia Dolomitica, l'opera si presenta però per la gran parte come una rifrazione degli eventi storici maggiori, sanzionando pertanto una dipendenza organica della storia ladina rispetto a quella che viene percepita come "Landesgeschichte" del Tirolo e un rapporto di subalternità culturale e sociale rispetto ad entità statuali sovraordinate.
Il rovesciamento dei paradigmi, ovvero la ricerca di una interpretazione veramente autonoma, stenta pertanto a farsi strada, anche per il modo in cui la storia viene insegnata e interpretata nelle scuole delle località ladine. Va detto a questo riguardo che nelle scuole ladine, la materia "Storia" viene sempre insegnata o in lingua tedesca oppure in lingua italiana. Nell'ambito della materia "Ladino" ci si limita a cenni su alcuni esempi ritenuti particolarmente pregnanti per i Ladini, come ad es. la vicenda del Vescovo Cusano e della Badessa Verena von Stuben con riferimento alla Val Badia, oppure il fronte dolomitico nella Prima Guerra Mondiale, ovvero la vicenda delle Opzioni ecc. Accade sovente che tali inserti episodici risultino ridondanti oppure disorganici nel curricolo generale, perché non sufficientemente concordati con gli insegnanti di storia. L'alunno ladino spesso percepisce l'affastellamento di livelli e di contenuti, generale, nazionale, regionale, locale come un appesantimento eccessivo che può ingenerare anche una certa disaffezione verso la materia.
Si riscontra inoltre una grave lacuna per quanto concerne la conoscenza della storia delle zone ladine vicine dei Grigioni e del Friuli, tanto da non riuscire quasi mai a creare quei collegamenti che sarebbero di grande utilità per comprendere appieno la storia dei Ladini.
La romanizzazione dell'area alpina viene ad esempio analizzata in maniera del tutto settoriale, disgiunta dalla determinante influenza culturale e politica di un centro urbano così importante come Aquileia. Oppure ci si concentra solamente sulla cosiddetta "Bajuwarische Landnahme", trascurando del tutto la penetrazione alemanna nella valle del Reno e quella longobarda nel Friuli e nel Trentino. Un altro caso di  che spiega questa percezione selettiva della storia è quello assai emblematico dell'ascesa dei Conti del Tirolo a danno dei Principi-Vescovi di Bressanone e di Trento, in cui non si considera che la stessa dinastia feudale ebbe conflitti di sovranità ugualmente importanti col Vescovo di Coira e col Patriarca di Aquileia, che influenzarono il destino storico di tutti i Ladini dell'arco alpino.
Per arrivare a tempi più vicini a noi, appare assai limitativo trattare fenomeni come il Nazionalismo e i suoi strascichi in regione, senza cercare di comprendere la posizione dei Ladini, compressi tra le istanze risorgimentali e pantirolesi. Le vicende delle dittature nazifasciste e della Seconda Guerra Mondiale vedono i Ladini sempre come semplice annotazione a pie' di pagina, e lo stesso accade anche nella trattazione della vicenda autonomistica del Dopoguerra. L'impegno per un'analisi storica dall'ottica ladina è solo agli inizi, ma rappresenta un passaggio fondamentale per dare a questa minoranza gli strumenti culturali necessari per comprendere il proprio passato e creare il proprio futuro.

31.05.06

Roland Verra

Roland Verra è Intendente Scolastico Ladino della Provincia Autonoma di Bolzano. Laureato in Lingue e Letterature Straniere, Verra ha scritto numerosi articoli e saggi sulla storia e la cultura ladina.


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