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Luserna è una piccola comunità alpina che ha saputo mantenere vivi nei secoli le sue tradizioni, antichi usi e costumi, leggende e credenze. Ma ha anche un'altra particolarità: è l'unica isola linguistica in cui si parla il cimbro. Ne abbiamo parlato con, Luigi Nicolussi Castellan, sindaco di Luserna e presidente del Centro Documentazione Luserna. |
Signor Nicolussi qual è la sua lingua madre?
La mia madrelingua è il cimbro. Le prime parole in italiano le ho imparate alla scuola materna, come quasi tutti qui a Luserna.
Che cosa caratterizza un paese come Luserna i cui abitanti parlano ancora l'antica lingua dei bavaresi?
Negli ultimi decenni si è particolarmente sviluppata negli abitanti la consapevolezza di essere portatori di un patrimonio linguistico e culturale particolare e anzi direi unico, che è quello della lingua cimbra, una lingua derivata dal tedesco antico. Ci consideriamo testimoni di un pezzo di storia europea di migrazioni dalla Baviera che si colloca intorno all'anno 1000-1200 e siamo consapevoli della necessità di conservare e valorizzare questo patrimonio.
Dove si parlava il cimbro?
L'area di lingua cimbra era un tempo molto più estesa rispetto ad oggi. Era un vasto territorio tra Trento, Verona, Vicenza, in particolare comprendeva i Tredici comuni veronesi e i 7 comuni vicentini e l'altipiano. Pensi che solo duecento anni fa erano ancora ventimila le persone che parlavano il cimbro, e ora sono appena un migliaio.
A che cosa è da imputarsi la scomparsa del cimbro in un'area così vasta?
La lingua è andata a poco a poco perduta non per volontà degli abitanti, ma a causa delle pressioni culturali e politiche e della tragiche vicende storiche che hanno caratterizzato l'Ottocento e la prima metà del Novecento.
Durante la I Guerra Mondiale, i Cimbri dell'Altipiano di Asiago, profughi nella pianura veneta, sono stati costretti a parlare l'italiano per non apparire come nemici. In altre zone come Folgaria e Terragnolo ad esempio, erano i parroci che in quanto insegnanti imponevano ai genitori di non parlare "quella lingua barbara" e impaurivano i bambini dicendo loro che se avessero parlato quella "brutta lingua" sarebbero andati all'inferno.
A questo è succeduto poi il Fascismo che ha avuto conseguenze analoghe al Sudtirolo e infine le opzioni, a causa delle quali alcune centinaia di persone hanno lasciato il paese e sono rimaste in Austria o in Sudtirolo.
E Luserna?
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Determinante per il nostro destino è stata l'emigrazione. Negli ultimi decenni, molte famiglie si sono trasferite nelle città di Trento, Rovereto e Bolzano per lavoro e per permettere ai figli di studiare. Solo negli anni tra il 1967 e il 1981 è emigrato il 30% degli abitanti. |
Questo ha rappresentato una sorta di svolta o "Wende" con gravi conseguenze. Molti della nostra comunità ora vivono fuori, anche se permane il legame con la comunità. Nel censimento del 2001, nella provincia di Trento si sono dichiarate appartenenti al gruppo linguistico cimbro 882 persone e di queste solo 276 sono residenti a Luserna.
Ma che succederà con i loro figli? La lontananza dal paese e il contatto con la lingua italiana faranno sì che i discendenti perdano il cimbro.
Quali sono i tratti che identificano la comunità cimbra?
Il segno identificativo è senza dubbio la lingua. A questo si aggiunge un forte senso di appartenenza alla comunità per cui anche chi vive lontano si sente comunque parte della stessa.
In che contesti viene usata la lingua?
La lingua viene parlata soprattutto in famiglia e nell'ambiente paesano, anche se negli ultimi decenni è stata molto indebolita dalla televisione: i bambini bevono il latte materno cimbro, ma fuori sentono parlare perlopiù la lingua italiana.
Anche le riunioni ufficiali in comune si tengono in cimbro?
Il nostro statuto, come quello mocheno, riconosce il cimbro come lingua ufficiale che può essere quindi usata anche in contesti formali come le riunioni comunali. E noi lo usiamo. Da un punto di vista pratico, però, data la presenza di persone che non capiscono il cimbro e dato che la documentazione è in italiano, la maggior parte della conversazione avviene in italiano.
Il cimbro è inoltre carente di termini tecnici e burocratici il ché rende difficile fare un discorso tutto in cimbro.
Qual è lo stato di riconoscimento del cimbro quale minoranza linguistica tutelata?
Nel '92 quando si è chiusa la vertenza tra l'Austria e l'Italia davanti all'ONU, abbiamo chiesto a Roma e Vienna di prendere atto che le nostre minoranze sono tutelate dall'Accordo di Parigi, nel quale si parla di "abitanti di lingua tedesca della provincia di Bolzano e delle vicine comunità bilingui della provincia di Trento" includendo quindi anche mocheni e cimbri. Questo riconoscimento è giunto con la Legge Costituzionale 2 del 2001 che prescrive alla Provincia di Trento di mettere a disposizione "risorse finanziarie adeguate alle esigenze di sviluppo culturale, sociale ed economico delle comunità ladina, mochena e cimbra".
In un'epoca in cui le persone cercano di apprendere lingue come il cinese e l'arabo, parlate da milioni di persone, non Le sembra un po' anacronistico cercare di incentivare l'apprendimento di una lingua antica che si parla solo in un paese?
Il cimbro è la lingua della comunità e lingua del cuore e ha quindi un suo valore. Questo non significa che non siamo aperti anche alle altre lingue, come l'Hochdeutsch (tedesco standard) che stiamo cercando di potenziare nell'apprendimento scolastico.
In questi ultimi anni, stiamo anche lavorando molto per valorizzare la lingua e consolidare la sua presenza nella forma scritta.
Che prospettive vede per lingue storiche come cimbro, mocheno, arbëresh?
Io credo che verranno rivalutate anche queste specificità locali, l'Europa è abbastanza disponibile verso tutti i gruppi linguistici, anche quelli minori, per cui c'è una maggiore sensibilità in questo senso.
Si può fare del cimbro una risorsa turistica?
Certo, il turismo può diventare una risorsa importante per un paese come Luserna che si trova a 1300 metri di altitudine e lontano dai grossi centri urbani. Tutte le iniziative intraprese per preservare la lingua sono inutili se la gente non rimane nel paese.
Le attività culturali che vengono svolte anche in funzione turistica (musei, mostre, convegni) aiutano lo sviluppo economico e la permanenza o il ritorno degli abitanti originari.
Ci sono segni di fiducia nel futuro di Luserna, che sono certo si riprenderà e conserverà la propria identità e la porpria lingua ancora per molte generazioni.
04.05.06
Intervista di Stefania Campogianni