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Dove la luna si chiama maano e il sole sunna 
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Tra i patrimoni di carattere storico-culturale che l'Italia ha ereditato non figurano soltanto gli antichi monumenti e le opere d'arte per cui è ovunque noto il nostro paese. L'italia infatti possiede anche un altro genere di ricchezza culturale: la presenza secolare di piccole comunità che usano una lingua materna diversa dall'italiano.

Si tratta di realtà per lo più poco note, testimoni ultime della grande variabilità etnica che ha caratterizzato il territorio italiano nei secoli passati. Tra queste lingue minoritarie, purtroppo quasi ovunque in declino, non vi sono soltanto discendenti del latino, quali il sardo, il friulano, il ladino, il catalano, l'occitano e il francoprovenzale, che, come l'italiano e i suoi dialetti, derivano appunto dalla stessa lingua parlata nella Roma antica; bensì si annoverano anche rappresentanti di famiglie linguistiche diverse da quella neolatina, la cui presenza in Italia, spesso in forma di enclaves, ha sempre delle particolari ragioni storiche d'indubbio fascino.
In Italia settentrionale troviamo numerose quanto piccole isole linguistiche germaniche, sparse per tutto l'arco alpino (Val d'Aosta, Piemonte, Veneto, Trentino, Friuli).
Queste comunità germanofone, per quanto in passato fossero più numerose e di maggior estensione, hanno sempre avuto il carattere di enclaves immerse in territori di lingua neolatina e ciò ne ha determinato un certo isolamento nei confronti del vasto mondo di cultura tedesca d'oltralpe, con il quale appunto generalmente non confinavano direttamente. Occorre quindi tener ben distinta la situazione storica di queste isole linguistiche germanofone rispetto alla realtà del Tirolo Meridionale, dove l'uso della lingua tedesca si connette direttamente al fatto che prima della Grande Guerra tale territorio era parte dell'Austria e quindi della sfera linguistica e culturale tedesca, senza soluzione di continuità. Diversamente, le isole linguistiche germanofone d'Italia sono sorte a seguito dell'arrivo di immigrati di lingua tedesca durante i secoli del medioevo.
In base alla provenienza dialettale originaria si distinguono le isole linguistiche nordoccidentali (Val d'Aosta e Piemonte), di matrice alemanna, da quelle nordorientali (Veneto, Trentino e Friuli) di matrice bavarese.
Quelle di matrice alemanna sono comunemente dette walser, dal nome del territorio di provenienza originario: il Vallese svizzero (Wallis). Le comunità walser hanno avuto una storia di migrazioni molto complessa, che comprende anche territori della Svizzera, del Lichtenstein, e del Vorarlberg, all'estremo occidente dell'Austria. In Italia (Gressoney, Alagna, Macugnaga, Formazza, Rima, Rimella) la loro presenza è molto antica, potendo risalire al XIII sec., ma è soprattutto lo stadio linguistico che traspare dal loro dialetto che desta stupore per l'antichità. I dialetti Walser più arcaici sono proprio quelli d'Italia. Essi conservano numerosi aspetti del tedesco altomedievale (antico alto tedesco), di cui il più vistoso è forse costituito dalla conservazione dell'antica ricchezza vocalica delle desinenze. Ciò è particolarmente indicativo se si pensa che in Germania già alla fine XI sec. la lingua era passata alla fase del tedesco medio, in cui la situazione desinenziale, dal punto di vista fonetico, ricorda ormai quella moderna. Per fare un breve esempio si confrontino le seguenti parole del dialetto walser di Alagna con quelle corrispondenti dell'antico alto tedesco (VIII-XI sec.), del medio alto tedesco (XII-XIV) e del tedesco moderno (in grassetto le vocali della sillaba finale):

Alagna a.a.ted m.a.ted. ted.mod.
sunna sunna sunne Sonne sole
himmil himil himel Himmel cielo
nebul nebul nebel Nebel nebbia
machu machōn machen machen fare
guldin guldīn gülden golden dorato

Si noti la stupefacente conservazione delle antiche vocali delle sillabe finali non accentate nella parlata di Alagna, le cui forme sono ancora quasi identiche a quelle del tedesco dell'epoca carolingia.
A questa situazione di estremo arcaismo linguistico dell'area nordoccidentale italiana fa pendant, in area nordorientale, il dialetto cosiddetto cimbro dell'Altopiano di Asiago (VI), ormai sull'orlo dell'estinzione. I pochissimi anziani che ancora oggi lo parlano, o meglio, lo ricordano, chiamano a tutt'oggi la luna e il sole col nome di maano e sunna, esattamente come si diceva in Germania ai tempi di Carlo Magno!
Tali tesori della storia linguistica tedesca scivolano inesorabilmente nell'oblio senza che generalmente se ne sappia il valore o addirittura se ne conosca l'esistenza.
Delle altre piccole enclaves germanofone sopra menzionate si può in breve dire che generalmente mostrano uno stadio linguistico un po' più avanzato, ma non perciò privo di riferimenti interessanti alla storia della lingua tedesca. Quasi tutte queste comunità germanofone sparse per le alpi e le prealpi italiane sono sorte durante il medioevo in conseguenza di una conscia ed accorta politica di controllo dei flussi migratori da parte delle signorie territoriali laiche ed ecclesiastiche, che avevano interesse a promuovere la colonizzazione di terreni spesso impervi e poco produttivi, disdegnati dalle popolazioni più agiate della pianura, ma agognati da chi, già avvezzo alla povertà e al rigido clima del Nord, vi si stabiliva con moglie e figli per la promessa di essere affrancato dalla servitù della gleba. Furono quindi spesso gli elementi più intraprendenti, disposti ad affrontare lo sforzo immane del dissodamento dei boschi di montagna ed una vita quasi da esule in terra straniera, coloro che lasciarono i villaggi natìi del Vallese, dell'Austria occidentale e della Baviera meridionale per riscattare a sì duro prezzo la loro libertà personale.
Per la maggiorparte di queste comunità germanofone, sopravvissute nei secoli in valli appartate, i profondi cambiamenti socioeconomici a cui sono state rapidamente sottoposte le ultime generazioni ha comportato la disgregazione delle loro peculiari specificità linguistiche e culturali. Se, come auspichiamo, deve esserci un futuro per queste antiche lingue minoritarie esso passa necessariamente per la presa di coscienza delle proprie radici da parte delle stesse comunità, che divenendo consapevoli dell'autonomia della loro storia linguistica rifuggano dal complesso di inferiorità nei confronti delle lingue nazionali. La lingua walser, la lingua cimbra, la lingua mòchena, ecc. sono quindi lingue germaniche a sé stanti, come lo possono essere oggi l'inglese, l'olandese e il tedesco, tutte figlie di una stessa madre, senza cenerentole in famiglia.

06.09.06

Luca Panieri

Luca Panieri è professore associato di filologia germanica all'Università IULM di Milano. Profondo conoscitore delle lingue germaniche antiche, negli ultimi anni si è dedicato alle realtà linguistiche minoritarie dei Cimbri. Di recente pubblicazione la raccolta di saggi "Il Cimbro dei Sette Comuni".

 


 
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