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Se il mercato è in crisi, bisogna attaccare con la comunicazione 
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Comunicazione non è solo advertising, ma uno spettro molto ampio e variegato di iniziative rivolte sia ai clienti esterni che ai collaboratori interni. E di fronte alla crisi del mercato, Peter Thun dell'azienda bolzanina Thun S.p.A invita a investire sulla comunicazione.
 

Sig. Thun, quale ruolo ha la comunicazione all'interno di un'impresa?
La comunicazione è fondamentale in qualsiasi impresa, se poi questa si rivolge al consumatore diventa fondamentale.
Comunicazione non significa solo comunicare verso l'esterno, ma anche all'interno, con i propri collaboratori, affinché tutta la squadra capisca quali sono i valori e partecipi attivamente alla crescita dell'azienda.

Su che cosa si basa questa comunicazione?
Innanzitutto sui valori in cui ci riconosciamo e che vogliamo trasmettere: nel nostro mondo di fiaba, cerchiamo di far rivivere il valore dell'infanzia, la magia, il calore. E questo avviene su tre livelli: attraverso i nostri prodotti, la nostra immagine e i nostri comportamenti. Un aspetto, quest'ultimo estremamente importante: ci siamo dati delle linee guida che io, i miei collaboratori e tutti coloro che lavorano per noi devono seguire.

Quali sono nello specifico gli strumenti su cui si fonda la comunicazione di questi valori?
La nostra comunicazione si basa su schemi poco tradizionali: l'advertising classico rappresenta solo una minima parte, circa il 10%, del totale della comunicazione. Il resto è dato dalla comunicazione one-to-one. Un esempio è il Thun Club che comprende ora circa 50.000 soci. Ogni cliente che decide di iscriversi paga una quota minima e riceve come regalo di benvenuto un prodotto Thun realizzato ogni anno solo per i soci. Questa iscrizione dà accesso ad una serie di iniziative, azioni e vantaggi nell'acquisto dei prodotti. Sono previsti momenti di interazione, edizioni speciali, concorsi, giornalini. Altra importante leva sono i nostri negozi.

Quanto è grande la rete Thun?
Al momento abbiamo circa 3000 punti di vendita tra Italia, Germania, Austria e Svizzera. Quest'anno abbiamo realizzato i primi 50 negozi in franchising Thun e altri 50 sono previsti per il prossimo anno. Il negozio monomarca è uno degli strumenti più importanti della nostra comunicazione, con cui cerchiamo di esprimere la nostra forte identità. Abbiamo una squadra di 25 donne visual che girano tutti i nostri punti vendita per curarne l'immagine.
 
Quali sono i costi di questa grande azione comunicativa?
Quest'anno spendiamo circa oltre 10 milioni di euro in comunicazione, senza contare tutta una serie di voci che ho appena citato come i negozi monomarca, il thuniversum, ma anche la formazione dei collaboratori che ha un ruolo fondamentale. Si tratta di un concetto molto ampio di comunicazione che va ben al di là del semplice advertising.

Quante sono le persone che lavorano alla comunicazione?
Su un totale di circa 250 collaboratori nella sede di Bolzano, sono meno di 10. Ci appoggiamo ad un'agenzia di adverstising che lavora con noi da anni, più un'agenzia di PR in Italia e una in Germania.

Ha parlato prima dell'importanza della comunicazione interna. Come coinvolge i suoi collaboratori?
In azienda lavoriamo con un sistema MBO (management by objectives) piuttosto forte in cui ogni collaboratore ha degli obiettivi personali collegati agli obiettivi aziendali, il tutto subordinato alla gioia che è contributo essenziale. Se noi non siamo gioiosi, non possiamo comunicarlo agli altri.
A fronte di questi cerchiamo di aggiungere altri valori, tra cui fondamentale quello della salute: se un collaboratore è in salute questo è un vantaggio anche per l'azienda. A questo scopo, organizziamo ad esempio dei corsi e la nostra cucina interna propone menu salutari. Prossimamente creeremo una zona per ricreazione mentale della persona con salette per i massaggi, luoghi per la meditazione e per la musica. Le persone oggi lavorano tante ore e avere dei momenti di ricreazione, di rilassamento diventa importante.

Lei è stato nominato imprenditore dell'anno 2005 per la comunicazione. Si definirebbe un buon comunicatore?
Non direi. Un buon comunicatore deve essere una persona molto estroversa, non dovrebbe presidiare troppo la scrivania, dovrebbe vivere costante in mezzo ai suoi consumatori, mettersi in luce per comunicare se stesso. Tutte cose non facili per un altoatesino.

Che consiglio si sente di dare agli imprenditori che interverranno giovedì prossimo?
Di fronte all'attuale periodo di crisi, molte aziende cercano di tirare il freno a mano su costi che non sono strettamente necessari e la comunicazione è uno di questi. Si tratta di costi cui anche Thun potrebbe fare a meno per i prossimi due anni senza risentirne. Si tratta di comunicazioni non classiche che non danno risultati immediati, ma nel lungo periodo hanno importanti effetti di fidelizzazione del cliente. È importante affidarsi a consulenti competenti, anche nella nostra provincia ve ne sono di bravi e poi non bisogna tirare il freno, bensì attaccare sulla comunicazione. Questo è quello che ha fatto il successo della nostra azienda.

Come si chiuderà il bilancio Thun 2006?
Chiuderemo con un 30% di aumento rispetto all'anno passato. Ma le richieste di mercato sono addirittura superiori.

06.12.06

Intervista di Stefania Campogianni

 

 

 


 
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