Progetti attraenti
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"Un'attrazione è qualcosa che suscita un'emozione. Qualcosa che mi fa fermare o mi fa voltare indietro…" così Luca Colombo, senior architect dello studio di Matteo Thun spiega in che modo un'opera architettonica può diventare una vera e propria attrazione turistica. | Ma allora potenzialmente tutto può diventare un'attrazione turistica? Infatti, sempre se sussiste una ferma volontà da parte della committenza. Si può trasformare in landmark di una città anche una struttura percepita nell'immaginario collettivo come elemento di disturbo. Si pensi soltanto all'inceneritore Fernwarme di Vienna che si trova in un quartiere centrale e dentro il quale l'architetto Hundertwasser ha realizzato addirittura un ristorante. O ancora l'inceneritore di Brescia: un architetto giapponese ha pensato bene di rivestire la ciminiera con vernici cangianti in modo che il colore si adegui di giorno in giorno alla tonalità del cielo. Insomma, una ciminiera camaleontica che è diventata quasi un'attrazione turistica. Del resto, è come per le rughe sul volto di una donna: se le si sanno portare sono estremamente affascinanti… Altre volte il passaggio da semplice struttura architettonica a attrazione turistica è più diretto: è il caso ad esempio delle Terme di Merano oppure dell'Hotel Vigilius a Lana, che con le sue passeggiate ha valorizzato anche tutta l'area circostante.
Anche lo studio di Matteo Thun aveva presentato un progetto per la ristrutturazione di un inceneritore… Si, si trattava dell'inceneritore di Bolzano. Il nostro intento era di conferire valore aggiunto all'impianto, trasformandolo in una sorta di "cartolina di benvenuto" della città. Lo avremmo chiamato "Magica". Il progetto si basava su un particolare gioco di colori, e prevedeva anche un percorso museale esperienziale, con tanto di lago e piccola centrale idroelettrica. Insomma si voleva favorire una diversa percezione dell'inceneritore, non solo come elemento inquinante, ma anche come fonte di energia, di posti di lavoro e guadagno.
E come è finita? Non abbiamo vinto l'appalto, ci è stato detto che c'erano dei problemi di rendimento con l'impianto. Ma quelli sarebbero stati risolvibili, se il concetto architettonico fosse stato condiviso.
Forse che non c'era assonanza tra gli intenti dei committenti e la vostra proposta innovativa? Forse.
Ma non avete margine di convincimento? Espresso diversamente, esiste una ideale condizione di lavoro per un architetto? In realtà no. Con i committenti privati si ha maggior spazio per esprimere la propria creatività e interpretare la situazione. E spesso gli imprenditori sono più disponibili ad accogliere nuovi spunti. D'altro canto però le idee sul prodotto finale sono generalmente meno chiare. Con i committenti pubblici i tempi si dilatano perché le proposte devono passare al vaglio di più persone. Per contro gli obiettivi sono chiari fin dall'inizio.
Lei parla di chiari obiettivi dei committenti, e indirettamente della loro lungimiranza. Ma qual è il merito dell'architetto? Scovare i valori intriseci del territorio e riuscire a sprigionare tutta la loro forza espressiva: la natura, i colori, la storia, la cultura. Talvolta assecondandoli con materiali e linee in sintonia, talvolta giocando su un netto contrasto. Non esiste un protocollo, ma bisogna fare attenzione: se l'architetto fa male il suo lavoro non si aggiungerà alcun appeal turistico all'esistente …
Poi viene la gestione dell'attrazione… Si, beh, una volta consegnato il prodotto, noi architetti non abbiamo più molta voce in capitolo. Ma una gestione accurata di un'attrazione turistica è fondamentale. Sarebbe come possedere una Ferrari e non saperla guidare.
29.03.06
Intervista di Valentina Bergonzi
Luca Colombo è senior architect dello studio di Matteo Thun e ha collaborato alla progettazione delle Terme di Merano. A maggio sarà docente del corso Management delle Attrazioni Turistiche dell'EURAC, con una lezione su "Come nasce un'attrazione".
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