Le liste nere dell'Unione Europea
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Le liste nere dell'Unione Europea
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Un tempo la produttività e il prezzo del prodotto finito erano i soli determinanti per il buon risultato di un'impresa. Oggi, invece, il successo delle moderne aziende è dato anche dalla flessibilità e dall'attenzione alla qualità dei prodotti. |
A favorire il controllo dei requisiti di sicurezza contribuiscono le direttive europee che prevedono la costituzione di "liste nere" per i prodotti che non si attengono agli standard comunitari. Un prodotto è sicuro se "in condizioni di uso normali o ragionevolmente prevedibili, (…) non presenti alcun rischio oppure presenti unicamente rischi minimi, compatibili con l'impiego del prodotto e considerati accettabili nell'osservanza di un livello elevato di tutela della salute e della sicurezza delle persone" (d.lgs. 172/2004, art. 2).
Il tema della sicurezza dei prodotti si afferma nel panorama politico comunitario solo nella seconda metà del '900 e lungo è stato il percorso che ha portato al suo riconoscimento giuridico. L'introduzione della normativa a tutela del consumatore nasce dallo sviluppo del sistema economico, sempre più aperto e concorrenziale, in cui sia l'amministrazione pubblica che le imprese private assumono ruoli e responsabilità diverse. La globalizzazione dei mercati, i processi di liberalizzazione e lo sviluppo della società dell'informazione hanno condotto ad un rafforzamento e ad una rivisitazione delle politiche a tutela degli interessi dei destinatari di prodotti e servizi, attraverso nuovi strumenti normativi e di regolazione dei mercati. È questo il contesto in cui si sviluppa un sistema legislativo, semplice e al tempo stesso efficiente, che offre i mezzi per la difesa del consumatore.
A livello comunitario, sebbene il primo programma d'azione per una politica dei consumatori risalga al 1975, l'Atto Unico Europeo nel 1987 introduce la nozione di "consumatore", di fondamentale importanza negli anni successivi a seguito dell'apertura delle frontiere e la realizzazione del mercato unico. Il Trattato di Maastricht (1992) dedica un titolo alla protezione dei consumatori e ancora il Trattato di Amsterdam (1997) per la prima volta esprime l'esigenza di considerare la tutela dei consumatori in tutte le politiche e le attività della Comunità. L'UE fissa un livello minimo di tutela dei consumatori nell'ambito del mercato unico attraverso l'emanazione di numerose direttive nei settori della pubblicità ingannevole, della sicurezza dei prodotti e delle condizioni generali dei contratti stipulati con i consumatori. Inoltre, sostiene e completa con azioni specifiche la politica degli Stati membri in materia di protezione della salute e di sicurezza dei consumatori, di difesa dei loro interessi economici e di promozione dei diritti individuali all'informazione, al risarcimento dei danni subiti e alla rappresentanza degli interessi collettivi.
Le direttive emanate dall'UE sono state il vero motore per la realizzazione di un diritto dei consumatori negli ordinamenti nazionali. In Italia, la tutela della sicurezza del consumatore si è concretizzata nel 2005 con la realizzazione del Codice del Consumo. Proprio a seguito di tali recentissime direttive, alcuni sondaggi relativi agli ultimi anni rivelano come il numero di prodotti pericolosi sia in costante aumento, in particolar modo quelli destinati ai bambini: il rapporto Rapex 2006 (sistema di allerta rapido dell'UE, che non include prodotti alimentari, farmaceutici e presidi medici) registra che nel 2006 i prodotti a rischio ritirati dai mercati europei sono stati 926, con un aumento del 32% rispetto all'anno precedente. Circa il 19% dei prodotti a rischio è composto da giocattoli ed elettrodomestici, prodotti destinati ad un'utenza debole, come i bambini, e ad un numero elevatissimo di consumatori, seguono poi i veicoli a motore (14%) e i dispositivi elettronici (11%). Anche gli articoli per la cura dei più piccoli, i cosmetici (5%) e l'abbigliamento (4%) sono ben rappresentati nel mercato dei difettosi. La maggioranza dei prodotti (48%) segnalati da Rapex, perché ritenuti non in regola con le norme sulla sicurezza e la tutela dei consumatori, proviene dalla Cina, mentre il 17% ha origine sconosciuta.
17.03.08
Giulia Dal Bò
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