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Romania e Bulgaria: insieme fuori dal comunismo, insieme in Europa. 
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5,4,3,2,1.... e sulle piazze di Sofia e Bucarest i nuovi cittadini europei brindano al nuovo anno e all'entrata dei loro paesi nella grande famiglia europea. "Romania e Bulgaria sono entrambe in grado di farsi carico dei diritti e doveri connessi all'allargamento a partire dal 1° gennaio 2007"
così il Presidente della Commissione Europea, Barroso, ha annunciato al Parlamento Europeo l'adesione di due paesi nuovi membri.

Con questo sesto allargamento i cui termini erano stati fissati durante il Consiglio Europeo di Copenhagen nel 2002, lo stesso nel quale si erano chiusi i negoziati per i dieci paesi che sarebbero entrati nel maggio del 2004, il confine dell'Europa si sposta fa un ulteriore passo verso est.
Tre i criteri principali cui anche Romania e Bulgaria, così come in precedenza gli altri  nuovi membri dell'Europa centrale e orientale, Cipro, Repubblica ceca, Estonia, Ungheria, Lettonia, Lituania, Malta, Polonia, Slovacchia e Slovenia, si sono dovuti conformare: aver raggiunto una stabilità politica e istituzionale tale da garantire la democrazia, il rispetto dei diritti umani e delle minoranze; garantire l'esistenza di un'economia di mercato funzionante e capace di far fronte alle forze concorrenziali all'interno dell'unione e dimostrare la capacità di percepire e applicare l'acquis comunitario, con tutti i suoi 26 000 atti giuridici per un totale di 80.000 pagine.
Fiducia sì, ma non senza verifiche quella che la Commissione Europea pone nei nuovi membri: nei prossimi tre anni dovranno infatti dimostrare di tener fede agli impegni presi, soprattutto per quel che riguarda la lotta alla corruzione e alla criminalità organizzata. Pena la sospensione o la riduzione dei versamenti per i fondi strutturali e per i finanziamenti agricoli.
La corruzione sembra essere infatti un problema comune per i due nuovi partner europei: la classifica 2006 di Trasparency International pone la Romania all'84° posto dei paesi più corrotti su 163 stati recensiti al pari di Algeria, Madagascar, Mauritania e Sri Lanka, mentre la Bulgaria viene posta al 57°insieme a El Salvador (e poco prima dell'Italia che troviamo al 45° posto, dopo la Corea del Sud!), ma l'intento espresso dal Presidente Rumeno Traian Basescu e dal primo ministro bulgaro, Sergei Stanishev in due interviste, sembra essere quello del pugno di ferro contro la corruzione e il suo radicamento nella società e nella mentalità.
Non è comunque solo la corruzione il punto di contatto tra i due paesi che, dalla fine del comunismo, hanno intrapreso in questi anni un comune cammino democratico che ha visto nel 1991 a Sofia come a Bucarest la proclamazione di Repubbliche parlamentare con capo dello stato eletto a suffragio universale. Anche in politica estera i due paesi si sono mossi di pari passi verso l'entrata nell'UE e nella NATO, di cui sono entrate a far parte nell'aprile del 2004. Fondamentale inoltre la realizzazione di riforme fiscali e sociali atte a favorire lo sviluppo economico che tutti si aspettano dalla nuova esperienza europea e a cancellare i timori inevitabilmente sorti dal confronto con gli standard di vita europei. Con un salario medio di 140 euro mensili in Bulgaria che arriva a 230 circa in Romania, all'euforia dei festeggiamenti si affianca ben presto la paura di un aumento del costo della vita.
Molte le speranze rivolte perciò al piano di stanziamenti previsto dalla Commissione Europea, il cosiddetto "pacchetto" che, limitato ad un periodo di tre anni, prevede stanziamenti per circa 15,4 miliardi e pagamenti per 9 miliardi di euro. L'offerta, grazie alla quale, secondo il commissario europeo Günther Verheugen, responsabile per impresa e industria: "Bulgaria e Romania potranno trarre pieno profitto dall'adesione e svolgere un ruolo attivo di Stati Membri a pari titolo e piena dignità" prevede varie voci, tra cui 1.120 milioni di euro (388 per Bulgaria e 732 per Romania) stanziati per l'agricoltura; 3.041 milioni di euro (617 per Bulgaria e 2424 per Romania) per lo sviluppo rurale e 8273 milioni di euro (2300 per Bulgaria e 5973 per Romania)come fondi strutturali e di coesione, oltre a 1.012 milioni per le politiche interne. Ma i cambiamenti, e non sempre solo positivi (l'entrata nell'unione può significare anche allineamento del costo della manodopera), ci saranno anche per gli altri partner europei, come l'Italia, da anni tra i principali partner commerciali di Bucarest e Sofia. Energia, infrastrutture, turismo, banche, trasporti, telecomunicazioni e agricoltura sono citate da entrambi i capi di stato come i settori in cui si potranno sviluppare le maggiori collaborazioni con i partner italiani.
Importanti sfide su cui influiranno anche le prossime mosse dell'allargamento a est dell'Unione Europea: oltre alla Turchia e alla Croazia, i cui negoziati sono già stati avviati, ad aver avanzato la sua richiesta di adesione (accettata formalmente nel dicembre 2005) è anche l'ex Repubblica jugoslava di Macedonia. Ed è già lunga la fila alle porte dell'Europa dove si stanno preparando Bosnia –Erzegovina, Serbia, Montenegro e Albania. Preso atto della vocazione "europea" dei paesi balcanici, l'Unione si dice disposta a farli entrare non appena saranno pronti. Sembra proprio che tra poco potremmo viaggiare i Balcani senza passaporto.

13.06.07

Stefania Campogianni


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