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Sofia: il centro e la periferia - parte I 
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Appena atterrati al nuovo terminal dell'aeroporto di Sofia, i passeggeri comunitari sbrigano velocemente i controlli doganali, non serve neanche più il passaporto. Dalla mia ultima visita in Bulgaria, nell'autunno del 2001, il paese è cambiato molto.

E quello che allora era solo un obiettivo lontano, l'ingresso nell'Unione Europea, dal primo gennaio 2007 è una realtà. Con una crescita media annua del 5,5% nell'ultimo quinquennio, la Bulgaria ha sancito ufficialmente il suo status di economia di mercato pienamente funzionante, integrata nelle strutture euro-atlantiche, con l'ingresso prima nella NATO (2004) e poi nell'UE.

Sofia, centro politico-economico del paese e suo cuore culturale e sociale, testimonia i cambiamenti subiti dalla Bulgaria e le contraddizioni del suo sviluppo. Se da un lato le eredità materiali del passato comunista non mancano (dai palazzoni costruiti secondo i dettami dell'architettura socialista appena fuori dal centro, ai vagoni della metropolitana, messa in funzione nel 1998, su cui si può ancora leggere chiaramente "sdelano v cccp" ovvero "costruito in Unione Sovietica"), dall'altro il mercato ammicca al consumatore dalle scintillanti vetrine dei negozi alla moda di Boulevard Vitosha, il corso principale, o più prosaicamente con le offerte 3x2 dagli scaffali dei tanti supermercati e ipermercati pieni di prodotti importati.

"Serdika", la fermata della metropolitana nella centralissima Piazza "Sveta Nedelia", è il punto nevralgico in cui ogni giorno migliaia di persone passano per andare al lavoro. Studenti che ascoltano mp3, businessmen in giacca e cravatta che parlano al cellulare, impiegati e commesse che leggono "24 Ciasa" ("24 Ore") o che giocano al Sudoku; il tunnel della metropolitana è un lungo corridoio che collega le case dei lavoratori della periferia agli uffici del centro. Qui si trovano soprattutto le attività del settore terziario che, da solo, contribuisce alla formazione del 60% del Pil bulgaro. In particolare, negli ultimi anni, i settori immobiliare, finanziario e bancario (in cui il gruppo Unicredit controlla più del 20% del mercato) hanno vissuto una forte crescita.

Certo, non è difficile vedere anche persone che hanno solo marginalmente beneficiato dei cambiamenti post '89, o che hanno visto un peggioramento delle loro condizioni di vita. Qualche mendicante e alcuni pensionati che percepiscono l'equivalente di poche decine di Euro al mese che, per racimolare qualche Leva in più, vendono fiori in strada sono l'altro lato dello sviluppo. L'impressione generale è però quella di una capitale europea che, pur tra diseguaglianze un tempo sconosciute, corre verso –o meglio, rincorre- l'Europa occidentale. Segue


 
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