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Bioetica e religione  
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La società multiculturale, da più parti acclamata, sponsorizzata e innalzata a bandiera del nuovo vivere civile, sembra però continuamente minacciata e messa in discussione da scelte politiche e morali che, lungi dall'essere espressione della pluralità, tendono a farsi interpreti delle sensibilità di un unico gruppo.

La rapida diffusione delle nuove tecnologie e le loro varie applicazioni in medicina hanno spesso suscitano dubbi e paure che, nella maggior parte dei casi, non hanno a che fare con la comprensione tecnica dell'innovazione stessa, ma sono legate all'introduzione di questa nel tessuto sociale e morale delle nostre società. Tutto questo provoca reazioni che spesso non toccano nemmeno il problema vero e proprio. 

Alcune tecniche, come la procreazione assistita, o la pillola abortiva di cui tanto si discute in questi giorni, più che rappresentare un problema in termini di rischi diretti, pongono in discussione alcuni degli assunti cardine della nostra idea di società familiare, idea che ha le sue radici in un archetipo di tipo religioso. Il matrimonio ha implicazioni religiose nella maggior parte, se non in tutte le culture e la genitorialità, ad esso storicamente strettamente legata, si gioca e si sviluppa all'interno di regole stabilite in parte per legge e in parte attraverso la dimensione del sacro e della tradizione.
Tecniche, quali la procreazione assistita, il controllo delle nascite o l'interruzione della gravidanza, spaventano per molte ragioni, prima tra tutte lo scollamento della genitorialità da quell'ambito conosciuto e controllato che è la famiglia intesa in senso tradizionale. Tutto ciò genera un ambito di gestione nuovo che delegittima gli attori tradizionali (ovvero il padre e la madre naturali) e pone in primo piano l'individuo e le sue scelte, scollegando la genitorialità e la sua gestione dalle regole sancite per tradizione.

Il dibattito affronta tali questioni in termini estremi, legando alla discussione sulle nuove tecniche e le nuove frontiere della medicina, quelle che sono problematiche sociali ben più ampie, colorandole in più di ideologia o di sfumature religiose, che molto spesso non propongono, nemmeno al loro interno, risposte univoche e chiare.
All'interno della comunità cattolica, ad esempio, esistono posizioni controverse in merito alle questioni sopra accennate e i filosofi morali di matrice cattolica non hanno certo trovato quell'unità di vedute che viene presentata all'opinione pubblica. Questo è un fatto molto importante che spesso viene taciuto o non pubblicizzato: le posizioni ufficiali delle varie confessioni religiose non rappresentano necessariamente il punto di vista di tutti gli aderenti a quella confessione.
Ma anche laddove potessimo disporre di un punto di vista unico, affidabile, che rappresenti realmente l'opinione e le posizioni di ogni singola confessione, resterebbe tuttavia da chiedersi quale sia il ruolo di tali posizioni nel processo decisionale e regolativo di uno stato laico, che si professa rispettoso di una pluralità di culture e religioni diverse.
L'etica religiosa all'interno di uno stato laico è di fatto solo uno dei tanti interlocutori nel dibattito sui valori,  ma non certo l'unico. È necessario perciò distinguere tra quelle che sono le posizioni personali e le scelte personali del singolo individuo, che possono e devono tenere conto dei valori anche religiosi che guidano la vita individuale e ciò che invece viene sancito per legge e regola la vita collettiva in modo vincolante. Le due sfere sono e devono rimanere separate proprio perché lo stato e le sue leggi si rivolgono a tutti i cittadini e non solo ad una specifica comunità religiosa. In questo lo stato deve tenere conto delle esigenze e delle sensibilità di ogni gruppo e regolarle in modo molto cauto.
Le voci delle singole confessioni, così come le diverse posizioni di gruppi di cittadini, dovrebbero trovare uno spazio adeguato per un confronto aperto e rispettoso delle reciproche posizioni.

Analizzando i recenti dibattiti in merito alla fecondazione assistita e più di recente in merito alla sperimentazione della pillola abortiva, è impossibile non rendersi conto di quanto poco si sia parlato delle vere paure e delle vere speranze legate alle biotecnologie e di quanto spazio sia stato invece dedicato a tematiche accessorie, ma di ben più alto impatto emotivo. L'etica e la religione sembrano essere strumentalizzate per portare avanti posizioni particolari, figlie di una cultura e di tradizioni particolari, non necessariamente di una riflessione matura che consideri gli interessi di tutti gli interlocutori.

Se è vero che siamo figli di una società in cui molti e diversi valori hanno diritto di cittadinanza, allora questa società dovrebbe essere in grado di garantire la possibilità di ascoltare questa pluralità di voci, distinguendo nettamente tra etica pubblica ed etica religiosa.

06.10.05

Deborah Mascalzoni

(foto Udo Bernhart / NG-D)


 


 


 
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