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Vivere una giornata all'interno di un'altra comunità religiosa: questa l'idea di base da cui nasce il progetto che Kristina Leko, artista di origine croata. Il progetto farà parte della prossima iniziativa di "Percorsi tra arte e scienza" che verrà realizzata nell'estate 2006 sotto il motto di "Unità nella diversità". Abbiamo incontrato Kristina in visita in questi giorni a Bolzano per incontrare le comunità religiose locali. |
Kristina, prima di presentare il tuo attuale progetto, partiamo dallo spiegare in che cosa consiste la tua attività di artista.
La mia attività di artista è legata principalmente alla realizzazione di opere video e documentari. La mia arte è, diciamo, un'arte "sociale", perché nasce dal contatto con la vita reale. Le persone con cui collaboro non sono gli artisti, ma quelle che chiamiamo le "ordinary people" cioè le persone comuni. I miei progetti sono sempre legati ad un contesto sociale, definiscono e rappresentano dei gruppi sociali.
Perché un progetto che ha come tema centrale la religione?
La religione ha un ruolo fondamentale nel pensiero umano. Non a caso, non solo il nostro passato, ma anche il nostro presente è segnato da continue guerre di religione, dietro cui si nascondono naturalmente anche aspetti politici ed economici. Lo scontro tra religioni, tra culture e civiltà diverse è generato molto spesso dalla mancanza di conoscenza e di contatto con l'altro. Il mio è naturalmente un progetto artistico, da non confondersi con la vita reale, ma questo scambio tra persone appartenenti a diverse comunità religiose intende rappresentare simbolicamente la creazione di uno spazio d'incontro e di conoscenza dell'altro, del diverso.
"Switching places" questo il nome del progetto. In che cosa consiste questo scambio di posti?
Le comunità religiose cui ci riferiamo sono quelle presenti nel territorio locale altoatesino, quindi la comunità cristiana italiana e quella tedesca, la comunità ebraica e quella islamica. Ognuna di queste sceglierà al suo interno delle persone, dei cosiddetti "ambasciatori" che verranno invitati a trascorrere una giornata presso le altre comunità religiose. Questi ambasciatori dovranno poi riportare le loro impressioni, le loro sensazioni, le loro idee su questa esperienza di scambio attraverso brevi racconti, disegni, foto. Tutti questi materiali saranno poi raccolti e andranno a comporre l'installazione finale.
Che cosa vi aspettate da questo esperimento di scambio?
Non ci aspettiamo difficoltà particolari o scontri tra le varie comunità, come invece può accadere nella realtà. Si presuppone che chi decide di prendere parte al progetto sia comunque disposto al dialogo e al confronto con l'altro. Non dobbiamo dimenticare che si tratta di un progetto artistico, per cui la situazione di scambio che abbiamo creato è una situazione artificiale, non è vita vera e le persone che trascorreranno queste giornate presso le altre comunità saranno comunque accolte come ospiti. Sarà un piccolo progetto artistico che avrà comunque una valenza sociale nel rappresentare in maniera simbolica come il contatto e l'interazione tra le persone, ancor prima che tra le comunità, dovrebbe essere. Non importa quale sia la loro fede religiosa.
Quali sono state finora le reazioni delle comunità con cui avete preso contatto?
Finora abbiamo avuto buoni risultati. Al momento stiamo cercando di motivare le persone a prendere parte al progetto. È importante entrare in contatto con l'altro, conoscere l'altro per superare le differenze, per creare l"unità nella diversità" appunto. Le persone sono naturalmente molto impegnate e non è facile riuscire a trovare le persone giuste. Si tratta di un progetto che richiede comunque un certo impegno sia da parte degli "ambasciatori" sia da parte di chi si rende disponibile ad accogliere queste persone presso la propria comunità.
Quali risultati vi aspettate?
Ripeto, si tratta di una situazione artificiale, limitata nel tempo, non di vita normale. Non ci aspettiamo di produrre in così poco tempo alcun cambiamento radicale. Si tratterà tuttavia di una parentesi significativa per riflettere sull'importanza del contatto e del dialogo con l'altro. Sarà interessante vedere ciò che queste persone hanno pensato e scritto durante questa breve esperienza, le loro storie, le loro osservazioni. Non importa di quale religione esse siano, sarà un gesto simbolico di scambio per conoscere e far crescere l'interesse per la conoscenza dell'altro. La diversità non può e non deve essere un problema. Tutt'altro.
22.09.05
Intervista e traduzione di Stefania Campogianni