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Religione al passo coi tempi. Ancora utopia? 
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Città del Vaticano, 2 aprile 2005, sotto gli occhi del mondo si spegne Carol Wojtyla. Le televisioni di tutto il mondo danno la tragica notizia e da ogni parte del globo arrivano messaggi di cordoglio. Milioni di persone si commuovono per la morte del "papa che viene da lontano," come si definì lui stesso nelle sue prima parole ai fedeli dopo la fumata bianca.

Dall'Africa all'Europa, dall'America Latina all'Oceania, milioni di uomini e donne, credenti e non credenti, hanno seguito per giorni le fasi della sua malattia. Milioni di persone, uomini e donne, di ogni età e di ogni religione, si mettono in viaggio verso Roma per rendere l'estremo saluto al papa polacco. Una coda interminabile di gente paralizza per giorni la città di Roma, oltre 15 ore di attesa prima di poter varcare le porte di San pietro e vedere da lontano la salma del defunto papa. Tanti i giovani giunti nella capitale per vegliare con canti e preghiere il "loro papa", il papa dei giovani.
Per giorni tutto il mondo rimane col fiato sospeso in attesa di vedere uscire dal comignolo della Cappella Sistina la fumata bianca che annuncia l'elezione del nuovo successore di Pietro. Il compito che il nuovo papa ha davanti a sé si prospetta tutt'altro che facile. Non sarà facile prendere il posto di quello che è stato uno dei più grandi pontefici della storia della Chiesa (e della storia tout court). Figura carismatica, amato dai giovani, guardato con ammirazione da tutti i potenti del mondo, Giovanni Paolo II era riuscito in qualche modo a rallentare il calo di sostegno della Chiesa e a dare un nuovo vigore ad un'istituzione spesso accusata di essere troppo lontana dalla gente comune, dalla vita reale, costantemente arroccata a valori e tradizioni che difficilmente trovano una qualche applicazione nella vita moderna.
L'evento della morte di Giovanni Paolo II, al di là delle polemiche per l'accanimento mediatico suscitato, ha messo in luce il ruolo fondamentale che la religione, ogni religione, continua tuttora a svolgere.
Il mondo in cui viviamo ultra moderno e ultra tecnologico, tutto è progresso, velocità, dinamismo, ma anche mutevolezza e instabilità. Tutto scorre veloce, tutto passa, tutto si crea e si distrugge, molto spesso senza lasciare traccia del suo passaggio. Grande diventa quindi per ciascuno di noi il bisogno di punti fermi, di riferimenti, di certezze, di salde verità a cui aggrapparsi per dare un senso alla nostra esistenza. La religione, sia essa cattolica, protestante, islamica o buddista, parla di amore, di pace, di altruismo, di povertà e di ripudio dei beni materiali. Un messaggio a cui buona parte del mondo occidentale sembra rimanere sordo. Basta entrare nei negozi delle nostre città per capire che la nostra vita è tutt'altro che dedita alla povertà o leggere anche solo le prime pagine dei giornali per capire che il nostro è tutt'altro che un mondo di amore e di pace.  Tuttavia anche l'uomo del XXI secolo, l'uomo di internet, l'uomo del progresso tecnologico, l'uomo capace di generare altri esseri in provetta e di esplorare nuovi pianeti, anche quest'uomo non sembra accettare l'idea di un universo senza dio. Forte rimane ancora, anche per quest'uomo, la necessità di rivolgersi a dio, qualunque sia il suo nome, Dio, Buddha o Allah e di sentirsi amato, ascoltato, protetto, sorvegliato da questo dio.
Ma se da un lato forte è il bisogno religioso che anche le nuove generazioni esprimono, basti pensare alle migliaia di ragazzi che poche settimane fa si sono ritrovati a Colonia, rimane tuttavia sempre molto difficile coniugare la vita reale con la religione, riuscire a vivere una vita religiosa pienamente integrata nella vita quotidiana. Lo stesso Papa Giovanni II, il papa tanto amato anche dai giovani, non ha compiuto grandi passi avanti verso la modernità e si è fatto anzi portavoce di una chiesa ancora  molto, troppo rigida e conservatrice di fronte a temi scottanti quali la contraccezione, l'aborto, il divorzio, l'unione tra omosessuali, la fecondazione assistita. Come reagire di fronte a tanta inflessibilità? Possibile che, ancora alle soglie del XXI secolo, la chiesa cattolica, non riesca a mettere in atto un processo di svecchiamento che la collochi finalmente "al passo coi tempi"?  Possibile che nonostante i mea culpa cui periodicamente è costretta, come nel "caso Galilei", la Chiesa continui a commettere gli stessi errori e a rimanere sorda alle voci che la vogliono più "presente", più "moderna"? Modernizzazione non significa snaturamento, o messa in discussione di tutti valori su cui si fonda la religione, cattolica in questo caso, ma il discorso potrebbe estendersi a qualsiasi altra religione, basterebbe forse ascoltare un po' di più la gente comune, i loro bisogni, i loro problemi, per far sentire loro la voce di un Dio che non solo punisce, impone o vieta, ma che è anche conforto, sostegno e guida. Le spinte, anche interne, verso questo rinnovamento sono ancora forse troppo sporadiche e isolate per avere un qualche risultato immediato, ma sono il segnale di un fermento verso il nuovo a cui la religione, tutte le religioni, devono necessariamente avviarsi per diventare veramente una parte integrante della nostra vita.

07.09.05

Stefania Campogianni


 
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