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Petrolio, sole, carbone o vento? 
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Il petrolio non sta per finire. Non subito almeno. Ma la crisi sembra essere solo questione di tempo. Lo studioso David Green del Servizio geologico USA è artefice di uno degli studi più ottimistici sul futuro dell'oro nero e tuttavia non rimanda il declino oltre il 2040.
Se a ciò si aggiungono i problemi ambientali causati dal surriscaldamento e dall'inquinamento dell'aria l'imperativo si scandisce: meno sprechi, energia più pulita.

In Italia
Nel mondo si consumano ogni giorno 80 milioni di barili, dei quali 1 milione e 870 mila solo in Italia. E se si considera l'incidenza del greggio e dei suoi derivati sul consumo energetico nazionale, questi rappresentano il 48% di tutte le fonti primarie di energia impiegate. Allargando il panorama alle altre fonti fossili si evidenzia una dipendenza del mercato italiano pressoché assoluta da gas, carbon fossile e petrolio; circa l'84% contro una media europea del 54%.
Non solo, gli ultimi rilevamenti raccolti da Legambiente nel suo Rapporto sulle rinnovabili 2004 (edito da Carsa edizioni, realizzato dall'istituto ricerche milanese Ambiente Italia col contributo di Energia)
mostrano come l'Italia sia in controtendenza anche per quanto riguarda il consumo energetico: mentre negli ultimi dieci anni l'aumento medio in Europa è stato del 12%, l'Italia spicca con una crescita del 15%.
Non va meglio per quanto concerne la ricerca e l'utilizzo di fonti energetiche alternative e rinnovabili. Escludendo i rifiuti e le grandi centrali idroelettriche, cioè le centrali che producono oltre i 10 Megawatt, il ricorso alle fonti rinnovabili per la produzione di energia elettrica è limitato al 4%. Il direttore generale di Legambiente, Francesco Ferrante, in occasione della presentazione del Rapporto annuale, ha tratteggiato un quadro piuttosto fosco: «Il nostro paese è drammaticamente in ritardo e il confronto con i vicini europei lo dimostra. Basti pensare ai nostri miseri 785 MW di eolico installato a fronte degli oltre 12.000 MW della Germania, o agli oltre 900 MW che la Spagna realizza ogni anno».
Eppure l'iniziativa "I giorni delle Rinnovabili. Impianti Aperti ai Cittadini", organizzata dall'ISES Italia, sezione della International Solar Energy Society, ha confermato il crescente interesse da parte dell'opinione pubblica per le tematiche. Nello scorso maggio 2004 la quarta edizione della manifestazione ha attirato circa 15.000 persone che hanno visitato gli oltre 70 impianti aperti in Italia, specialmente in Lombardia e in Toscana. Affollate sono state anche le manifestazioni collaterali: dibattiti, conferenze e persino feste di paese.
La sensibilità ambientalista del mondo politico risulta tuttavia inferiore. «Le politiche di risparmio energetico e di sfruttamento di nuove risorse dovrebbero muoversi di pari passo»  - chiarisce Leonardo Berlen, direttore esecutivo de Ilsolea360gradi , organo informativo on-line dell'ISES, e curatore del volume L'osservatorio delle fonti rinnovabili in Italia – 2004 - «ma ancora mancano gli stimoli culturali necessari». Una Direttiva Ue ha stabilito che entro il 2010 l'Europa, al fine di perseguire gli obiettivi di Kyoto, dovrà portare il proprio consumo di energia "pulita"  al 12% del consumo totale. Sulla stessa lunghezza d'onda si colloca una legge quadro italiana, la 387/03, che tuttavia ancora non è stata seguita da decreti attuativi. Dunque ottima la teoria, insufficiente la pratica.
«Oltretutto si osserva una certa ottusità da un altro punto di vista.» - prosegue Leonardo Berlen - «Nuovi impianti di energia rinnovabile porterebbero con sé un notevole indotto di posti di lavoro: tecnici, ingegneri, operatori amministrativi e altre figure ancora».

In Alto Adige
In rapporto al resto d'Italia, l'Alto Adige rappresenta una sorta di isola felice per quanto riguarda il consumo di energie rinnovabili. L'esistenza di poli di ricerca applicati innovativi, come l'area Ambiente Alpino, e di una particolare predisposizione culturale, nonché la disponibilità ad investire, favorisce le nuove tecnologie in questo settore.
Walter Hubert, direttore dell'Agenzia per l'Ambiente della Provincia, e Stephan Ortner, direttore dell'EURAC, ricordano come la nostra Provincia sia leader in materia di energia solare e derivata da biomassa e nella produzione di energia idroelettrica.
«In una media annuale possiamo affermare che il consumo di energia rinnovabile si aggira intorno al 43%, contro un 36% di consumo di oli minerali e un 21% di gas», spiega Siegried Mayr, direttore dell'Ufficio per il risparmio energetico. Acqua e biomassa (17%), soprattutto legno, sono le materie prime che più arricchiscono queste statistiche. Mayr si mostra particolarmente orgoglioso dei successi degli impianti di teleriscaldamento alimentati da biomasse: con 25 sistemi funzionanti si producono annualmente dai 127 ai 130 Megawatt di calore.
Certo, in inverno la produzione di energia idroelettrica cala notevolmente e si deve far ricorso a fonti fossili importate, ma in estate, degli oltre 5.500 milioni di Kilowatt/h prodotti, un terzo è sufficiente per il fabbisogno interno, mentre il resto viene esportato.
L'obiettivo è quello di privilegiare ulteriormente lo sfruttamento delle fonti rinnovabili a discapito di petrolio e gasolio, ma non solo. L'economia altoatesina ha la volontà di essere competitiva anche sul piano della produzione. Per questa ragione, nel novembre 2003, è stato costituito il nucleo fondante di un centro di competenza dalle grandi ambizioni al quale hanno aderito l'EURAC, il BIC, l'APA, l'Agenzia provinciale per l'Ambiente e SYNECO Consulting: RENERTEC.

Scarica il PDF con i dati relativi al consumo e alla produzione di energia da fonti rinnovabili in Alto Adige, in media annuale.

Valentina Bergonzi

29.07.2004
 


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