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Galįpagos, una collana giovane con un taglio e un obiettivo affatto particolari per il mercato editoriale italiano: promuovere la qualitą e la produzione autonoma di saggistica scientifica. Anche importando da mercati stranieri opere che possano mostrare come sia possibile raccontare e scriverela scienza fuori dai soliti schemi un po' troppo polverosi e didattici. Grazie al lavoro di Martha Fabbri, ideatrice e curatrice |
della collana, Galįpagos ha gią al suo attivo una decina di titoli: metą scritti da autori italiani, metą tradotti soprattutto dalla grande produzione editoriale anglosassone.
Martha, Galįpagos č giovane, nel senso che č nata solo pochi anni fa e si presenta come una "novitą" rispetto alla tradizione editoriale italiana. Quanto si scrive e quanto si traduce oggi in Italia nel settore della comunicazione della scienza?
Statistiche a parte, č evidente che nella saggistica italiana di ambito scientifico si traduce moltissimo, soprattutto dall'inglese. Non si importa solo il pensiero degli studiosi stranieri autori di opere di alta divulgazione come Jared Diamond, per citarne solo uno , ma anche il lavoro di altre figure di questo settore: i science writers, professionisti della comunicazione che sanno selezionare gli episodi pił belli della storia della scienza e trasformarli in blockbuster (in questo campo Longitudine di Dava Sobel ha fatto scuola), giornalisti con una solida formazione scientifica (penso a un giornalista che amo molto: Philip Ball, ex chimico attualmente collaboratore di Nature), ma anche giovani ricercatori che non disdegnano la "comunicazione ai non esperti", con risultati a volte eccezionali, come la biologa dell'evoluzione Olivia Judson e il suo geniale Dr. Tatiana's sex advice to all creation, la cui traduzione italiana tarda ad arrivare.
Si tratta di figure che la produzione italiana ancora non conosce molto
Il mercato della saggistica anglosassone non č confrontabile con il nostro, né č pensabile che il nostro segua il suo stesso comportamento. Nel caso dei science writers siamo sicuramente in ritardo rispetto alla tradizione anglosassone. Č vero che da diversi anni qualcosa si muove anche da noi, almeno in ambito formativo, ma i cataloghi delle nostre case editrici stentano ancora a seguire questa tendenza: gli autori italiani sono soprattutto docenti universitari. D'altra parte, suppongo che per le grandi case editrici italiane, che non hanno problemi a investire sui diritti stranieri, sia certamente pił facile acquistare un "pacchetto chiavi in mano", piuttosto che affiancare un autore italiano nella creazione di un'opera originale. Il discorso in realtą č ben pił complesso e ci porterebbe a valutare il modo in cui si stanno trasformando le nostre case editrici...
Parliamo invece di un esempio "fuori dal coro", la collana che Lei cura per Sironi Editore: Galįpagos. Quando ho pensato al progetto della collana mi sono chiesta cosa c'era sugli scaffali delle librerie e cosa avrei invece voluto trovarci io. Ammetto di essere una lettrice piuttosto insofferente e i saggi di taglio classico (top down, si direbbe al Master in Comunicazione della Scienza della SISSA di Trieste) mi hanno sempre abbastanza annoiato; al contrario, ho una predilezione per le biografie e la storia della scienza. Dunque volevo creare una collana in cui trovassero spazio altri modi di comunicare la scienza, anche attraverso linguaggi insoliti per la saggistica, come quello del testo teatrale, del romanzo, del documento storico: da qui il nome della collana, Galįpagos, un arcipelago che evoca i viaggi di Darwin ma allo stesso tempo incarna l'idea di "diversitą".
A segnare ulteriormente le differenze rispetto ad altre collane analoghe in Italia, la chiara scelta di puntare sulla produzione autonoma, tutta italiana.
Beh, bisogna dire che per un marchio nuovo come era Sironi Editore nel 2002, il budget a disposizione era tutt'altro che stellare: anche volendo, non avremmo potuto pensare a una collana basata prevalentemente su traduzioni. Facendo di necessitą virtł, all'inizio ho proposto ad alcuni science writers della nuovissima generazione di collaborare con noi. Si trattava soprattutto di persone conosciute nell'ambito del Master della SISSA: gli allievi di questa scuola "godono" di una sorta di imprinting in cui io mi riconosco
Una visione che vuole calare la scienza nel suo contesto naturale, ossia la societą, piuttosto che tenerla separata nella famosa "torre d'avorio".
Come si legge nella presentazione della collana, la scienza č anche esperienza collettiva, di cui mettere in evidenza il contesto storico e le implicazioni sociali e culturali. Per realizzare l'idea alla base di Galįpagos č fondamentale, oltre che estremamente piacevole, poter collaborare con persone che condividono la mia stessa impostazione. Ed č proprio per questa impostazione che la collana ospita testi come Copenaghen di Michael Frayn, che si penserebbe solitamente di ritrovare all'interno di una serie di testi teatrali. Cosģ č nato anche il primo libro italiano di Galįpagos che resta tuttora quello a cui sono pił affezionata: L'estinzione dei tecnosauri di Nicola Nosengo, storie i cui protagonisti sono eroine al contrario, tecnologie estinte o in via di estinzione, basate su una forte metafora evoluzionista.
In tutto questo, che ruolo hanno i titoli tradotti dai mercati stranieri?
In generale i titoli stranieri in Galįpagos sono scelti con lo stesso criterio che anima tutta la collana, e cerchiamo di mantenere le traduzioni sotto il 50% dei titoli che pubblichiamo. Con le nostre forze non potremmo sostenere la produzione di molti pił titoli originali rispetto al presente: affiancare un autore italiano, nel nostro caso spesso esordiente, per mettere in piedi insieme un'opera di buon livello comporta un lavoro lungo e faticoso.
Lungo e faticoso č anche il lavoro legato alle traduzioni
Posso farle l'esempio del secondo titolo che abbiamo tradotto: Il primo frutto di Belinda Martineau. Č un libro in cui ho creduto molto, perché mi sembrava doveroso raccontare al pubblico italiano la storia del primo cibo geneticamente modificato mai messo in commercio. L'autrice, una biologa molecolare californiana, faceva parte del team che realizzņ il pomodoro Flavr Savr: le sue parole sono una testimonianza preziosa dal mondo della ricerca biotech, ma in qualche caso piuttosto tecniche; perciņ per la traduzione mi sono rivolta a una "specialista" della materia, Elisabetta Tola, che ha alle spalle anni di ricerca e adesso fa la comunicatrice a tempo pieno.
Ha citato un caso particolare, in cui la traduttrice del volume č diventata anche la sua curatrice.
Un caso particolare, sģ ma mi piace ricordare che in Galąpagos il nome e una breve biografia dei nostri traduttori, quasi sempre professionisti specializzati in traduzioni scientifiche, compaiono in copertina insieme a quella degli autori.
Traduttori professionisti per cui, comunque, rimane fondamentale anche un buon lavoro di revisione. Chi cura la revisione dei titoli tradotti di Galįpagos? Secondo quali criteri?
Solitamente la revisione coincide con la «prima lettura»: la faccio quasi sempre io, ma a seconda dei carichi di lavoro succede anche che se ne occupi qualche collega; in quel caso io faccio la «seconda lettura», in cui a volte possono restare questioni di traduzione da sistemare, magari segnalate dal primo redattore. In tutti i casi in cui abbiamo fatto una traduzione (per il momento sempre dall'inglese tranne l'ultimo testo, tradotto dal francese) i principali problemi della resa del testo in italiano sono stati individuati a priori e discussi con il traduttore prima che cominciasse a lavorare: di solito questo rende la revisione pił spedita.
Nella revisione, oltre ovviamente a una particolare attenzione alla resa della terminologia tecnica, si tende a privilegiare la leggibilitą dell'italiano piuttosto che la fedeltą all'originale, e se capita che il testo di partenza non sia impeccabile si opera un adattamento.
Anche in Italia č attivo il SEPS, Segretariato Europeo per le Pubblicazioni Scientifiche, un'opportunitą che Galįpagos ha saputo sfruttare.
Il SEPS sta facendo un ottimo lavoro sia per sostenere l'importazione di cultura scientifica straniera sia per promuovere la nostra produzione all'estero; anche se, a giudicare dai dati, il secondo obiettivo sembra decisamente pił arduo. Per un editore, l'investimento iniziale dovuto ai diritti e ai costi di traduzione non č mai trascurabile e gioca un ruolo fondamentale nella decisione di pubblicare una traduzione: credo che la caratteristica che rende il SEPS davvero speciale nel panorama italiano dei finanziamenti alle traduzioni sia proprio la tempistica, pensata per essere compatibile con i processi decisionali e produttivi di una casa editrice. Talvolta la rete di contatti messa in piedi negli anni da Chiara Segafredo e Raffaella Colombo opera inoltre come un vero e proprio agente letterario aggiuntivo, segnalando titoli che meritano di essere tradotti e talvolta perfino rintracciando nei cataloghi italiani prodotti ad hoc per collane straniere.
Intervista di Stefania Coluccia