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Umberto Gandini, giornalista e traduttore di saggi, romanzi e opere teatrali, ha dato voce a grandi autori della letteratura tedesca tra cui Kafka, Fassbinder e Brecht. Ma molte altre sono le opere di scrittori meno noti che hanno trovato diffusione in Italia per la sua capacità di scoprire talenti e di fare da tramite, grazie alle origini altoatesine, tra la cultura |
tedesca e quella italiana. Proprio grazie alla sua intensa attività Umberto Gandini ha vinto i premi di traduzione "Ervino Pocar", nel 2000, e "Grinzane" , nel 2001. Lo abbiamo intervistato per farci chiarire alcune caratteristiche peculiari della traduzione per il teatro.
Come avviene la diffusione di opere teatrali da una cultura all'altra e che ruolo riveste il traduttore in questo processo?
Nel teatro serve un tramite, ovvero non semplicemente una persona che riscriva il testo in un'altra lingua, ma un traduttore che conoscendo bene sia la cultura di partenza sia quella di arrivo, sappia individuare il testo adatto per il teatro di destinazione e si faccia carico di diffonderne la traduzione tra le compagnie che lo rappresenteranno.
Quali competenze deve avere un traduttore che voglia lavorare per il teatro?
Bisogna conoscere le abitudini e le caratteristiche delle rispettive culture teatrali che, per quanto riguarda la Germania e l'Italia, sono diversissime a partire dalla formazione scolastica. In Germania la storia del teatro rappresenta una parte fondamentale dei programmi di letteratura, i ragazzi imparano a conoscere il teatro a scuola e continuano a frequentarlo anche da adulti. Per questo la produzione teatrale tedesca è enorme e, rispetto a quella italiana, più improntata al consumo. Le compagnie sono quasi tutte stabili e devono rinnovare frequentemente il loro repertorio.
In Italia, invece, l'abitudine di andare a teatro non è così diffusa, dunque le compagnie preparano meno spettacoli che vengono portati in tournee in altre città. Il traduttore perciò deve innanzitutto saper riconoscere l'opera più adatta a essere rappresentata per il pubblico italiano, perché non tutto ciò che va in scena in Germania ha garanzia di successo in Italia.
La stessa ricerca avviene nei paesi tedescofoni?
Naturalmente si tratta di un interesse e di uno scambio reciproco: la Germania è attentissima alla produzione teatrale italiana e molto disponibile a recepirne le opere.
Qual è l'aspetto più interessante del suo lavoro?
Direi proprio la ricerca che deve nascere dalla passione per il teatro, per il testo e per la sua diffusione. Infatti qualche volta capita di tradurre senza compenso, solo perché un testo piace al traduttore.
Il testo teatrale è effimero: non viene fissato sulla carta ma rimane nella memoria dei teatranti perché, soprattutto in Italia, raramente viene pubblicato. Perciò è solo la passione per il testo a muovere il traduttore che in questo caso è anche uno scopritore di talenti, colui che si incarica di diffondere il testo nel paese di destinazione.
Quindi non esiste la mediazione dell'editore?
Nel teatro manca la figura dell'editore che acquistando i diritti sul testo si rende anche responsabile della sua diffusione. In ambito teatrale, la diffusione di opere straniere, soprattutto francesi e anglosassoni, avviene a opera dei cosiddetti agenti, cioè traduttori che di questa attività di ricerca, traduzione e diffusione presso le compagnie teatrali hanno fatto un'attività professionale specifica. Il teatro tedesco invece è generalmente poco conosciuto anche perché ci sono pochi agenti. Il vantaggio però è che in Germania vengono pubblicati molti testi teatrali, aspetto che certamente facilita la ricerca al traduttore.
Qual è la parte più difficile del suo lavoro?
L'aspetto più difficile della traduzione per il teatro è leggere il testo tradotto per verificarne la rappresentabilità sulla scena, quindi scrivere in vista della rappresentazione orale, trovare la musicalità e la sonorità delle parole.
Per concludere, c'è un lavoro che ricorda in particolare?
Sì, si tratta di un'opera di Marius von Mayenburg, , "Feuergesicht" (it. Faccia di fuoco), che ho tradotto perché mi era piaciuta, l'ho inviata a un agente che ha deciso di mandarla in scena ed è poi stata rappresentata più volte. Ma questo non è un caso isolato; la traduzione contribuisce a far conoscere e apprezzare al pubblico italiano tanti autori del teatro tedesco contemporaneo che altrimenti rimarrebbero sconosciuti.
Intervista a cura di Francesca Maganzi
31.01.2005