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Scrivere, riscrivere, tradurre 
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Laurea in matematica alla Scuola Normale di Pisa, una lunga esperienza all'interno di alcune delle più grandi case editrici italiane, Luigi Civalleri
lavora oggi come consulente editoriale freelance e tiene un corso di editoria presso il Master in Comunicazione della Scienza della SISSA di Trieste.
Tra i titoli tradotti, oltre all'Universo elegante di Brian Greene, Armi, acciaio e malattie di Jared Diamond (copertina in foto a lato), Computer a responsabilità limitata di David Harel e infine l'ultimo libro di Greene, La trama del cosmo.

Luigi, dalla matematica all'editoria con frequenti – e apprezzatissime – incursioni nel campo della traduzione di opere di divulgazione scientifica. Un percorso molto particolare, il suo.
Dopo la laurea in matematica ho fatto ricerca per un annetto, lavorando soprattutto negli Usa. Poi ho capito che non faceva per me, sono tornato in Italia e sono stato assunto dalla Bollati Boringhieri, che cercava un laureato in materie scientifiche dotato di abilità linguistiche. Poiché la lettura e la scrittura sono sempre state due mie passioni-ossessioni, questo cambio di indirizzo professionale mi è sembrato una manna dal cielo. Da lì sono passato all'Einaudi e poi alla Mondadori, per poi mollare la rat race aziendale e trasformarmi in un consulente freelance. So bene l'inglese perché i miei genitori mi hanno mandato a scuole bilingue. Mi sono cimentato nella mia prima traduzione dopo averne riscritte dozzine fatte da altri.

Lei traduce soprattutto opere di divulgazione scientifica. Quali sono le caratteristiche di questo settore?
Quello della saggistica divulgativa che si occupa di scienza è un settore ormai maturo, soprattutto – anzi, quasi esclusivamente – nei paesi di lingua inglese. Ha sviluppato un suo linguaggio compiuto, i suoi tecnicismi e i suoi vezzi. In sostanza si tratta di una evoluzione del metodo socratico, con il quale si cerca di portare lo sprovveduto lettore-fanciullo a cavalcare nei verdi pascoli della Vera Scienza. Questo in generale, con due sottocategorie: i saggi scritti da scienziati attivi, professori universitari o accademici a vario titolo, e quelli prodotti dai science writers, figura professionale emergente (e sconosciuta in Italia) costituita soprattutto da giornalisti che si occupano di scienza a vario titolo. Paradossalmente, sono questi ultimi, spesso, a usare il tono più patronizing nei confronti del lettore, visto in certi casi come un analfabeta (se non addirittura un seminfermo di mente) a cui bisogna spiegare tutto, ma proprio tutto.

Tecnicismi, vezzi letterari, stilemi narrativi, spiccato intento didattico: un genere e un linguaggio che sono sicuramente assai compiuti ma possono porre diverse difficoltà al traduttore. Qual è, secondo lei, la strategia traduttiva più efficace?
La strategia di un traduttore non può essere che il mimetismo: tecnicismi dove servono e stilemi narrativi nel resto del libro, con l'accortezza di smussare quei colloquialismi che suonano naturali in inglese e molto meno in italiano.

Smussare colloquialismi e intervenire talvolta anche su tutta un'altra serie di aspetti cultural-specifici. Ci può fare qualche esempio dalle sue traduzioni dei libri di Brian Green?
In realtà, Greene è abbastanza parco di riferimenti specifici alla cultura di partenza (come le metafore tratte dal baseball, classico esempio), soprattutto nel suo secondo libro, La trama del cosmo, che sembra scritto pensando già anche alla sua esportazione (il fatto non deve stupire più di tanto: il suo primo libro ebbe un enorme successo e fu tradotto in decine di lingue…). Su un punto, però, io e il curatore abbiamo un po' discusso. Greene ama introdurre personaggi fissi nei suoi libri, che diventano protagonisti di tutte le storie-metafore con cui spiega le idee più complesse.
Nell'Universo elegante (copertina nella foto a lato) gli eroi erano una famous comedy couple di Broadway, che abbiamo facilmente trasposto in George e Mildred: un riferimento che non tutti avrebbero colto, soprattutto i più giovani, esattamente come per l'originale; per questo motivo ho scartato la proposta del curatore di usare Sandra Mondaini e Raimondo Vianello, troppo famosi e caricaturali.

Nella Trama del cosmo, invece, compaiono i Simpson…
Sì, molti personaggi di questa serie di cartoni animati e la città immaginaria (ma molto reale…) di Springfield sono tirati in ballo in continuazione. Il curatore voleva tradurli – adattarli – tutti. Io mi sono opposto perché lo snaturamento sarebbe stato troppo grande e anche perché sono convinto che i Simpson siano ormai entrati nell'immaginario del nostro paese.
Alla fine ho ceduto solo su un punto: Itchy e Scratchy, che nella versione italiana si chiamano Grattachecca e Fichetto sono diventati Tom e Jerry, perché sono un gatto e un topo. Inutile dire che trovo la cosa molto sbagliata…

Nel frattempo la pruderie del politicamente corretto ha colpito anche il cartone animato: nella versione italiana Itchy e Scratchy sono diventati Pruritino e Gattino, pare… Passando ad altro: può capitare anche il caso contrario? Ossia che il testo originale contenga – per il lettore americano – spiegazioni di fatti, eventi, personaggi che il lettore italiano invece già conosce bene?
A parte qualche raro caso (ho ad esempio eliminato espressioni tipo "un grande filosofo francese" riferita a Descartes, o "il celebre fisico italiano" per Galileo) i prerequisiti scientifici richiesti da questo genere di saggistica non sono cultural-specifici, il che facilita molto il nostro lavoro.

Per quanto riguarda i concetti scientifici, diceva che spesso c'è il ricorso a metafore e analogie, per renderli più comprensibili al lettore…
Per quanto riguarda i testi di Greene, quasi tutte le metafore "cantano" bene anche in italiano. Ho solo trasformato qualche lancio di palle da baseball in una partita di tennis (l'importante era preservare lo scambio di un oggetto veloce e piccolo, quale una pallina) e ho trasformato una (peraltro geniale) metafora economica basata su monete e banconote per un fenomeno quantistico usando le lire al posto dei dollari: un sacco di conti ma alla fine il risultato era ottimo.

E per i termini scientifici propri, invece, quali sono le principali difficoltà di traduzione?
I fisici – anche quelli italiani – ormai usano sempre i termini tecnici inglesi, per cui in alcuni casi abbiamo dovuto inventare un equivalente italiano plausibile. L'esempio più semplice è mirror symmetry che è diventato "simmetria speculare"; il caso più controverso è stato background free theory, che io volevo rendere con "teoria indipendente dal contesto" e che invece è diventato "teoria libera da background", perché l'espressione viene già usata da qualche fisico, anche se in contesti più informali.

Ha fatto spesso riferimento al curatore delle opere che ha tradotto.
Per quanto riguarda i testi di Greene, il curatore è stato Claudio Bartocci, che è anche co-traduttore dell'Universo elegante. Claudio è un amico, un bravo scrittore, un fisico competente e conosce bene Greene. La sua revisione è stata preziosa. Entrambi i libri sono stati rivisti anche dall'autore, che li ha fatti leggere a un collega italofono, e ad un redattore dell'Einaudi. Nessun problema, grande collaborazione, utili scambi di idee.

Co-traduttori, curatori, redattori, revisori: dietro un titolo straniero immesso nel mercato italiano possono quindi celarsi figure diverse.
Certo. Può accadere che, per velocizzare il lavoro (penso soprattutto a traduzioni di volumi molto importanti e molto corposi) le case editrici decidano di affidare la traduzione a persone diverse, una parte a un traduttore, altre ad altri. Tutto funziona alla perfezione se la qualità del lavoro è alta e uguale per tutti i traduttori coinvolti, ma se ci sono grandi differenze allora le cose si complicano… nel caso di case editrici serie – e che hanno sufficienti disponibilità finanziarie oltre che una chiara reputazione da difendere – può rendersi necessario far riscrivere tutto a una sola persona, un'operazione che solitamente passa sotto le mentite spoglie di necessità di "uniformazione del linguaggio". Tremo al pensiero di cosa possa uscire in questi casi da editori meno accorti o meno "ricchi".

Intervista di Stefania Coluccia

22.03.2005


 
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