"Facciamo il freddo con il caldo" (II parte)
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'Facciamo il caldo con il freddo' (II parte)
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Ogni estate con la colonnina del termometro sale anche la richiesta di condizionatori e con essa il fabbisogno di energia. E puntuale come ogni estate ritorna il problema della carenza di energia elettrica e il rischio black out. L'energia termica prodotta dal sole potrebbe però essere sfruttata anche per il raffreddamento dell'aria. Mario Motta del Politecnico di Milano, ci parla di solar cooling. |
Posso avere un impianto di condizionamento che funzioni solo ad energia solare termica? È possibile, ma a costi spaventosi. La soluzione più conveniente è sempre quella di integrare gli impianti solari che producono energia termica con macchine convenzionali di condizionamento. Quella che si chiama in linguaggio tecnico "frazione solare" copre il 30-40% o anche il 50% del fabbisogno totale dell'energia e la restante parte viene prodotta con un impianto tradizionale.
Esiste già un mercato di questi sistemi? Allo stato attuale non c'è ancora un mercato. Sono solo ca. 70 i sistemi installati in tutta Europa, contro gli 8 milioni di condizionatori tradizionali installati solo in Italia. Abbiamo appena terminato la fase preliminare di ricerca e stiamo partendo con la standardizzare della tecnologia. Ogni installatore o ingegnere che voglia fare un sistema di solar cooling potrà così avere al più presto tutti gli strumenti a disposizione.
Esistono incentivi a livello comunale, regionale, statale? Gli incentivi sono diversi a seconda delle zone d'Italia, ma il problema è nelle modalità di finanziamento: finora sono state attuati bandi di finanziamento, limitati quindi a tempi ristretti. Questo non dà prospettive sicure di crescita del mercato negli anni e non dà quindi alle imprese locali la possibilità di investire nel tempo nella produzione di impianti solari termici. Nel libro bianco dell'UE, l'Italia si è impegnata installare 3 milioni di mq di collettori solari termici entro il 2010. Al momento il mercato italiano è stimabile in ca. 55-60 mila mq di collettori l'anno.
…siamo dunque ancora molto lontani da questi obiettivi… Sì, tutti gli operatori del settore da anni vedono nell'Italia un potenziale di mercato molto forte, perché i prezzi di gas ed energia in generale sono alti e il sole non manca. Non si capisce però perché il mercato tardi ad esplodere. Dovremmo attuare soluzioni più ampie di incentivo, simili a quelle applicate in Spagna. Il governo di Zapatero ha messo a disposizione incentivi pari al 30% dei costi, cui si sono aggiunte le regioni con un ulteriore 20%. Questo significa che oggi per installare un impianto solare di condizionamento in Spagna si ha a disposizione un finanziamento pari al 50% del costo complessivo. Risultato: il mercato del solare spagnolo è in esplosione.
A che cosa si deve la cecità italiana? Noi in Italia manchiamo di politiche ad ampio respiro, soprattutto sull'ambiente. I paesi d'oltralpe, Germania e Austria in prima linea, hanno fatto da sempre scelte politiche diverse. Il fatto di intravedere lo studio e la ricerca delle energie rinnovabili come una possibilità di sviluppo da perseguire ha portato a grandi investimenti e stimoli sia nella ricerca sia nella promozione del mercato. Dopo la crisi del petrolio del '73-'74, tutti i paesi dell'OCSE si sono mossi: c'è chi ha puntato sul nucleare, chi sulle rinnovabili che hanno di sicuro il grande vantaggio (anche a livello di politica internazionale) di essere autoprodotte. L'Italia è quella che meno ha cambiato la propria politica energetica e il nostro è oggi uno dei paesi che ha il parco edifici più scadente d'Europa. Se come in Italia, per 15 anni non si investe nella ricerca, si è inevitabilmente esclusi dal mercato internazionale e l'Italia oggi non è più competitiva.
Intervista di Stefania Campogianni
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