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Chiese fredde, ma ben conservate? Forse non è sempre vero…
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Chiese fredde, ma ben conservate? Forse non é sempre vero…
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Paese che vai, chiesa che trovi! È proprio il caso di dirlo, soprattutto in una realtà quale quella italiana in cui la vita religiosa cattolica ha sempre dominato la vita sociale dell'intero paese, scandendo con il rintocco delle campane anche i momenti della vita agricola. |
L'Italia è una vera e propria miniera, con una miriade di gioielli nascosti: dalle cattedrali romaniche, le cui sobrie strutture in pietra si integrano perfettamente con il paesaggio rurale circostante alle imponenti chiese in stile gotico e i loro caratteristici rosoni che ne dominano la facciata, fino ad arrivare alle più pompose manifestazioni del barocco, in cui si esprime al massimo il fasto e la ricchezza della chiesa. Chiese che conservano all'interno un'altrettanto ricca miniera di opere artistiche: affreschi, dipinti, pale d'altare, statue, di cui, ahimé, l'Italia è fin troppo ricca per poterne effettivamente riconoscere a pieno il valore. Si tratta di opere preziose, che hanno sopravvissuto al trascorrere del tempo, adattandosi, proprio come esseri viventi, al particolare microclima locale, alla temperatura e all'umidità relativa e anche alle sue periodiche variazioni. La conservazione di questi beni, sostengono gli esperti, impone che la temperatura delle opere e l'umidità relativa dell'aria rimangano il più possibile inalterate. A variazioni improvvise di questi valori, le tele dei dipinti ad esempio rispondono immediatamente, deformandosi più velocemente sulla superficie e più lentamente in profondità con conseguente distaccamento dello strato pittorico dal fondo. Il riscaldamento di questi edifici pone, quindi come è facile immaginare, una serie di problemi molto maggiori rispetto ad un semplice locale o appartamento. Occorre tenere presente una serie di variabili legate alla grandezza degli spazi, alle correnti d'aria provenienti dalle fessure, all'irregolarità con cui la chiese sono abitate. La distribuzione del calore dipende soprattutto da precise esigenze liturgiche che richiedono una particolare attenzione. Le chiese non sono sempre "abitate", per cui ci si può chiedere se sia sufficiente riscaldarle solamente nelle ore delle funzioni oppure in maniera continuativa? A questo si aggiunge anche il problema di come riscaldarle: la modalità di riscaldamento dovrebbe essere diversa per chi come i fedeli rimangono fermi seduti sulle panche e chi invece, come il parroco, si muove durante la celebrazione della funzione religiosa. Un altro aspetto di cui occorre tenere conto, sono naturalmente i costi, sia di installazione che di funzionamento degli impianti. In una chiesa del XIII secolo inoltre non possiamo aspettarci di trovare le stesse condizioni di isolamento che possiamo vantare in un appartamento di recente costruzione. Questo crea un'alta dispersione del calore con conseguente aggravio delle spese di riscaldamento. Allora: chiese calde o chiese fredde? La questione sembra facile: se non vogliamo raggomitolarci infreddoliti su panche esposte alla corrente d'aria, sperando che il parroco termini il prima possibile la funzione mandando tutti i fedeli in pace, e ancor meglio in una pace riscaldata, dobbiamo semplicemente immettere una maggiore quantità di calore nell'ambiente. Se da un lato riscaldare sembra essere necessario per rendere le chiese più accoglienti e confortevoli per fedeli e turisti, dall'altro l'installazione di sistemi di riscaldamento deve tener conto delle particolari condizioni strutturali di questi edifici e della particolare sensibilità e reattività dei materiali di cui sono fatte le opere conservate all'interno. Nell'ultimo secolo si è infatti registrata un grave acceleramento nel processo di decadimento delle decorazioni interne di molti edifici religiosi. L'istallazione sconsiderata di apparecchi e sistemi di riscaldamento sembra essere una delle cause primarie di questo processo di decadimento. Da un lato le condizioni create dal riscaldamento dell'aria (movimenti d'aria, contrasto aria calda/superfici fredde) accrescono il tasso di deposizione di fumo e altre particelle inquinati con il risultato di contaminare e deturpare affreschi, dipinti su tela, tessuti, etc. a questo si aggiungono i fumi delle candele e dell'incenso, così come le polveri veicolate attraverso gli indumenti e le scarpe dei fedeli e ancor peggio, i fumi generati dai sistemi di riscaldamento che rilasciano alte percentuali di inquinanti. La scelta del tipo di impianto di riscaldamento da adottare deve necessariamente tener conto anche dell'impatto che questa ha sulle strutture murarie e alle decorazioni dell'edificio. L'installazione di un riscaldamento a pavimento richiede ad esempio la rimozione dell'interno pavimento, i sistemi di aria calda richiedono ampi fori e canalizzazioni per il passaggio dell'aria, la combustione di gas all'interno richiede necessariamente tubature per il trasporto di combustibile. Mutilazioni di questo tipo non sono pensabili in chiese che hanno, e si spera possano continuare ad avere, molti secoli di vita. Senza contare poi i costi di fornitura e di mantenimento che tali impianti hanno, soprattutto in termini di energia elettrica. Quale soluzione adottare allora? siamo veramente costretti a buscarci un raffreddore pur di ottenere la benedizione? Oppure possiamo sfruttare soluzioni alternative e meno invasive? Uno studio sviluppato dall'EURAC, sotto la direzione di Alexandra Troi, ha analizzato la situazione in circa 30 chiese dell'Alto Adige, di diverse dimensioni (dalla piccola cappella della valle al duomo) e diversa attività (numero di funzioni religiose e di persone). Il danno più frequentemente emerso sembra essere quello legato all'annerimento dei muri, a cui si può rimediare con una semplice imbiancatura nel caso di una parete bianca, mentre più difficile è la situazione nel caso di pareti affrescate. Evitare di riscaldare del tutto non sembra tuttavia eliminare ogni rischio: con temperature al di sotto dello zero, anche l'acqua contenuta all'interno delle pareti rischia infatti di gelare, danneggiando così le superfici esterne e facendo saltare le vernici e i colori degli affreschi. Dunque riscaldare sì, ma facendo attenzione a non esagerare. "Mantenere una temperatura mite all'interno degli edifici minimizza i rischi di danni alle strutture e alle opere d'arte, riducendo allo stesso tempo i costi di riscaldamento e i costi di restauro" spiega Alexandra Troi, che propone allo stesso tempo una soluzione alternativa all'uso delle fonti di energia tradizionali "L'utilizzo di fonti di calore alternative, in primo luogo il solare e la geotermia, permetterebbe di ovviare ad entrambi questi problemi. Producendo calore a temperature più basse, intorno ai 40°C, laddove una caldaia convenzionale arriva fino a circa 80°C, è più facile mantenere la temperatura interna il più possibile mite e costante. A questo si aggiunge anche un contenimento dei costi, grazie al clima particolarmente favorevole di cui possiamo godere in Italia che ci permette di sfruttare l'energia del sole per molti mesi dell'anno".
Stefania Campogianni
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