Le proposte della Dichiarazione di Bolzano
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Le proposte della Dichiarazione di Bolzano
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Le aspettative legate a questa Dichiarazione, frutto di una lunga ricerca svolta in collaborazione per più mesi tra NGO e esperti giuristi, sono legate alla natura delle proposte avanzate e alla loro paternità. 16 esperti internazionali hanno elaborato un catalogo di misure estremamente |
concrete da suggerire alle istituzioni, misure scevre da ogni influenza politica e supportate da una lunga pratica dei firmatari nel campo del diritto delle minoranze. Il documento si suddivide in cinque punti essenziali. 1) Migliorare i monitoraggi sui paesi candidati. I rapporti finora condotti dalla Commissione europea per verificare l'effettivo rispetto della tutela delle minoranze negli stati candidati facevano sì riferimento ad una struttura uniforme, ma non rispondevano a rigidi canoni di trasparenza, ora richiesti. La Dichiarazione pretende che le fonti di informazione siano chiare e attendibili per migliorare la propria credibilità e imparzialità, specialmente nei confronti dei paesi che bussano ora alle porte della Ue, dagli stati balcanici fino alla Turchia. «E' bene chiarire», spiega John Packer, già direttore generale dell'Ufficio dell'Alto Commissariato per le Minoranze Nazionali dell'OSCE e professore di Diritto Internazionale alla Fletcher School of Diplomacy (USA), «che per rispetto delle minoranze nazionali non si deve necessariamente intendere un loro riconoscimento giuridico in quanto tali. Statistiche compilate dall'OSCE tra il 1996 e il 1998 in 55 paesi dimostrarono come la Francia sentisse di proteggere adeguatamente le proprie comunità minoritarie sotto vari aspetti, dall'uso della loro lingua, alle prospettive di crescita economica. Ben diversi sarebbero stati i risultati se si fosse chiesto in primis al governo francese se riconoscesse formalmente delle minoranze sul proprio territorio nazionale: non si avrebbe avuta nessuna risposta positiva alle domande seguenti». 2) Integrare la protezione delle minoranze nel sistema di monitoraggio della tutela dei diritti umani nei paesi membri. Il Parlamento europeo è invitato a inserire una sezione dedicata ai diritti delle minoranze all'interno dei propri rapporti dedicati al rispetto dei diritti umani. Josef Marko, direttore scientifico dell'area Minoranze e autonomie, docente all'Università di Graz e esperto del Consiglio d'Europa, rafforza la tesi già accennata al primo punto per cui informazioni sulla situazione reale dei fatti sono cruciali.:«Poco rileva il fatto che non ci siano quote riservate in parlamento per le minoranze. Prendiamo il caso della Gran Bretagna. Certo, continuano a sussistere problemi di convivenza, come dimostrano anche i risultati di attuali sondaggi, ma in generale vige un serio pragmatismo. Non c'è nessuna lista protetta per i britannici, ma allo stesso tempo una protezione allargata, anche alle nuove minoranze di migranti». 3) Rafforzare l'idea di Ue come comunità di valori, attraverso l'emendamento dell'Articolo 2. «Questa è la voce della nostra Dichiarazione che già ha ottenuto la sua applicazione, anche se altre proposte per emendamenti del diritto primario non sono ancora state accolte », afferma sollevato il giurista Gabriel N. von Toggenburg. 4) Migliorare la cooperazione tra Ue-Commissione Europea e OSCE. «E' proprio in questo settore in cui ancora possiamo giocare gli assi della nostra partita», insiste Gabriel N. von Toggenburg, «Se la Ue può disporre dell'incentivo del via libera all'ingresso nell'Unione, all'OSCE e al Consiglio d'Europa (con la Framework Convention e la Language Charter) si deve riconoscere una grande esperienza, specialmente in campo di monitoraggio. Finanziamenti ed influenza politica da parte della Ue, meccanismi giuridici e know how da parte del CoE el'OSCE – cosí si potrebbe descrivere la futura comparazione». Esattamente qui si innesta ad esempio la possibilità di operare in favore delle minoranze, al di là della Carta costituzionale. È bene che le istituzioni già attive sul campo non si intersechino senza cooperare, per impedire un inutile spreco di risorse. Per realizzare questo la Dichiarazione propone un sistema trilaterale di cooperazione reciproca e comunicazione tra i tre attori: OSCE, Ue e CoE. 5) Dare slancio al motto della nuova Costituzione "Uniti nella diversità". Diverse e molto concrete sono le proposte della Dichiarazione. In primo luogo si suggerisce alla Commissione di stilare annualmente un rapporto di verifica della legislazione comunitaria in merito al suo impatto sulla diversity culturale in Europa, inclusa la tutela delle minoranze. Si avanza inoltre la prospettiva di sviluppare programmi pluriennali per incentivare la diversità linguistica, specialmente degli idiomi minoritari, e si invita a prestare particolare attenzione a evitare ogni discriminazione sulla base dell'appartenenza ad un gruppo di minoranza.
Valentina Bergonzi
21.07.2004
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