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Uno stato – una nazione – più popoli: la lotta delle comunità Mapuche 
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L'attaccamento alla terra rappresenta per i Mapuche, come per altre popolazioni indigene dell'America latina, uno degli aspetti centrali della loro esistenza. La frammentazione delle comunità e l'ostilità del governo cileno hanno fatto sì che da anni questo popolo sia vittima di continui soprusi e violazioni di diritti umani fondamentali.

Fernando Burrows, direttore della sede regionale di Villarrica della Pontificia Universidad Catolica del Cile da anni si dedica allo studio di questo popolo e alla salvaguardia ed allo sviluppo della lingua e della cultura Mapuche.

Fernando, quali sono gli aspetti che contraddistinguono il popolo indigeno Mapuche?
Uno degli aspetti fondamentali riguarda la concezione e il rapporto con la natura: per i Mapuche tutti gli aspetti della natura, compreso l'uomo, sono parte di un'unità interdipendente: l'acqua non si può separare dalla terra e questa non si può separare dall'acqua e dall'aria. Domina una visione in cui l'uomo, l'aria, la natura gli animali formano un'unità inseparabile.

Come viene vissuta nella vita quotidiana questa unità tra gli elementi naturali e l'uomo?
In primo luogo nel rispetto e nella cura con cui ci si relaziona con la natura. Quando un Mapuche si relaziona con un bosco lo fa avendo consapevolezza del fatto che ha di fronte a sé un essere vivente che merita rispetto. Per entrare in un bosco e per qualsiasi azione da compiere in esso, il Mapuche deve chiedere permesso.

In che modo avviene questo? In che modo chiedo ad esempio permesso al bosco di tagliare un albero?
Vi è un preciso rituale con il quale ci si ingrazia il bosco. Lo stesso accade nei confronti di un animale, sia per ucciderlo che per mangiarlo. Il rituale viene compiuto dal saggio della comunità, colui che detiene il sapere, la tradizione medica e che si preoccupa di tenere viva la storia della comunità.

Come è organizzata la società Mapuche?
La comunità rappresenta l'unità organizzativa fondamentale composta da diverse famiglie e fondata su due aspetti fondamentali: il legame con il territorio e il vincolo di sangue. Ogni comunità di riconosce come tale in quanto appartenente ad un territorio e discendente da un comune antenato.

Questa protezione del vincolo di sangue significa anche chiusura nei confronti di chi viene dall'esterno?
Non necessariamente. I Mapuche accettano il matrimonio misto e la persona esterna viene accolta all'interno della comunità attraverso il rituale del matrimonio. I costumi in questo senso variano a seconda della comunità, in quanto il popolo Mapuche non ha mai avuto un'organizzazione unica e ogni comunità ha un carattere di grande autonomia.

È di questi giorni la notizia di rivolte e oppressioni da parte del governo cileno nei confronti dei Mapuche per rivendicazioni nelle assegnazioni delle terre. In che modo la presenza dei Mapuche rappresenta un pericolo per il Cile?
Il massimo pericolo è quindi la paura della perdita dell'unità nazionale. Lo stato cileno ha fatto proprio il concetto di stato-nazione della Spagna, per cui uno stato- una nazione- un popolo e per questo si oppone alla presenza di gruppi minoritari che si riconoscono con una cultura e una lingua proprie.

Possiamo parlare di vere e proprie violazioni di diritti umani?
Credo che si viola un diritto ad una vita dignitosa. Nei confronti dei Mapuche, il governo cileno ha fatto ricorso alla Legge antiterrorista attuando azioni molto violente e repressive. Attualmente vi sono alcuni Mapuche che, definiti come prigionieri politici, sono tenuti in carcere proprio in base a questa legge antiterroristica e hanno fatto lo sciopero della fame per protestare contro queste violazioni.

Vi è una rappresentanza Mapuche in parlamento?
No. È allo studio una proposta per cambiare la costituzione che preveda anche una rappresentanza della minoranza. Il contatto con l'EURAC e con l'Alto Adige è da questo punto di vista molto importante per il confronto con un modello di autonomia estremamente avanzato e di rispetto dei diritti delle minoranze ad una rappresentanza in Parlamento. Il Cile riconosce il diritto di rappresentanza della minoranza politica, ma non di quella etnica.

La frammentazione in comunità autonome non può diventare anche un elemento di debolezza per la tutela di propri diritti?
Si, certo. Tuttavia questo elemento è di difficile soluzione visto che il rapporto molto stretto con la comunità è un aspetto centrale della cultura mapuche, mentre manca il concetto di identificazione con la comunità più grande, proprio della società occidentale. Vi sono organizzazioni che raggruppano diverse comunità ma che risultano al loro interno molto diverse e frammentate. La legge indigena attuale, la Ley Indigena numero 19.253 del 1993, inoltre non riconosce legalmente queste organizzazioni proprio perché lo stato cileno ha interesse affinché le comunità Mapuche si mantengano separate. Questa frammentazione fa parte della storia del popolo Mapuche, vi sono stati episodi di scontri ad esempio tra le comunità del nord e quella a sud del Rio Bío-Bío che avevano rapporti più stretti con gli Spagnoli. La legge indigena, permettendo la composizione di comunità sempre più piccole non ha fatto altro che fomentare queste differenze: se vi sono famiglie che sono in disaccordo queste si dividono comunità ancor in più piccole, e ciò si traduce nella perdita della capacità di concertazione.

Come vivono le nuove generazioni il contatto con l'identità mapuche?
Diversamente dai loro genitori che non si riconoscevano nelle comunità a causa delle discriminazioni di cui erano stati vittime, i giovani che hanno oggi intorno ai 20-25 anni stanno compiendo un processo di recupero di un sentimento di identità e di appartenenza.
Il movimento di riunificazione Mapuche è iniziato intorno agli anni '80 e, come in altre parti dell'America latina, ha sollecitato il riconoscimento ed il  rispetto dei diritti fondamentali, nonché il diritto al territorio. L'enfasi data alla storia delle persecuzioni subite porta, tuttavia, soprattutto nei giovani, ad un aumento della violenza e dell'aggressività rispetto al dialogo.

Quali prospettive vede per il futuro del popolo mapuche?
L'unica soluzione alle tensioni attuali è che vi sia da parte del sistema politico un riconoscimento di uno spazio proprio per i Mapuche. Il governo deve riconoscere che all'interno del territorio del Cile vi è una diversità, che questa è positiva e va rispettata. Questo consenso è difficilmente raggiungibile con il conflitto, come avviene oggigiorno: se si continuano a vedere solo Mapuche che incendiano e fanno danni, non si fa altro che fomentare l'immagine dell'indigeno – terrorista e questo alimenta pregiudizi e paure, influenzando negativamente l'intera opinione pubblica.

16.04.08

Intervista: Stefania Campogianni


 
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