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Guaranģ - Kaiową: popolo e terra sono un corpo unico
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Guaranģ - Kaiową: popolo e terra sono un corpo unico
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Il diritto a vedere riconosciuto il proprio diritto sulle terre ancestrali č una delle richieste sulle quali i popoli indigeni si concentrano con pił insistenza, poiché le loro tribł tradizionalmente praticano attivitą di sussistenza, quali caccia, coltivazione, raccolta, pesca, che rendono imprescindibile l'accesso e il controllo sui territori naturali. | All'aspetto economico si aggiunge poi il peculiare legame spirituale con la terra, vista come Grande Madre, un dono della divinitą che gli stessi indigeni si sentono chiamati a proteggere e curare, come si legge nella Carta Compromiso Yvy Poty: Vida, terra y futuro, del 24/09/2007: "Para nosso povo nćo é possķvel esquecer que a terra é o suporte que sustenta toda natureza, toda vida, porque depois que Tupć fez a natureza percebeu que nćo tinha quem admirasse os rios, a mata e as montanhas. Foi daķ que Tupć pensou e criou o Guarani para admirar toda a beleza que fez" . Questa visione č condivisa anche dal popolo Guaranģ-Kaiową, appartenente alla grande famiglia dei Tupi-Guaranģ, che conta oggi circa 37.000 persone stanziate in prevalenza nella regione del Mato Grosso do Sul, al confine tra Brasile e Paraguay. La regione tradizionalmente occupata da questo popolo č attualmente sfruttata da grandi fazendeiros per la coltivazione della canna da zucchero. Nonostante la legge 6001, nota come Estatuto do Indio, e la Nova Constituēćo del 1988, che imponevano la demarcazione di tutte le terre appartenenti alle tribł indigene, il processo si č rivelato lento ed č stato pił volte bloccato a causa dell'opposizione dei fazendeiros. Addirittura, per 67 su 87 dei territori Kaiową non č ancora iniziato l'iter per il riconoscimento ufficiale e la conseguente demarcazione. La mancanza del controllo sulle terre, su cui si basa l'intera economia ma anche la cultura e la religiositą indigena, incrementa una situazione di forte incertezza e pessimismo nella popolazione, che non č in grado di pianificare il proprio futuro e si trova a dipendere dalle "ceste" di generi di prima necessitą che il Governo fornisce: esito paradossale, se si pensa che la regione č una delle pił ricche dal punto di vista delle risorse naturali. Questa sensazione diffusa di precarietą sta generando un preoccupante incremento di problemi di alcolismo e droga, di conflittualitą interna alle tribł stesse, e si riflette anche nell'impressionante aumento del numero di suicidi, soprattutto tra i giovani, che va ad aggiungersi alla gią alta mortalitą infantile per denutrizione e per mancanza di assistenza sanitaria. Questa grave situazione ha spinto i Kaiową a mobilitarsi per ottenere il riconoscimento dei propri diritti: oltre alle iniziative politiche, alle pretese legali e alle manifestazioni organizzate in collaborazione con gli altri popoli indigeni, varie tribł sparse nel territorio sono ricorse all'occupazione delle terre, nella speranza di accelerare l'iter di riconoscimento ed assegnazione. Una vicenda esemplificativa č quella della regione di Kurussu Ambą, situata nel comune di Coronel Sapucaia, nel Mato grosso do Sul: una terra tradizionale dei Guaranģ-Kaiową, attualmente controllata da un produttore di canna da zucchero. Il 4 gennaio dello scorso anno una piccola comunitą Kaiową tentņ pacificamente di riprendere possesso delle terre della regione, ma l'episodio terminņ, dopo circa un mese, con l'arresto dei quattro leader del gruppo, tuttora incarcerati, e con un'azione di sgombero della zona compiuta dalla polizia militare unitamente alle forze di sicurezza private della fazenda Villa Madama. I pistoleros uccisero Xurete Lopes, un capo spirituale, caricarono gli indigeni sui camion a suon di spari e minacce, e li trasferirono con la forza nel villaggio di Taquaperi. Successivamente, il 6 maggio, un gruppo di Kaiową lasciņ il villaggio dove era stato confinato per tentare nuovamente l'occupazione delle terre Kurussu Ambą, ma l'accordo verbale che pose fine all'occupazione e nel quale il figlio del fazendeiro si impegnava a restituire le terre agli indigeni entro un anno, venne rotto da nuovi episodi di violenza, culminati nell'assassinio del leader Ortiz Lopez, colpito a sangue freddo da un pistolero assoldato dai latifondisti. Ad oggi, gli assassini di Xurete e Ortiz sono in libertą, mentre ci si lamenta che i quattro leader indigeni catturati durante la prima occupazione siano stati condannati a 17 anni prigione. A questa ingiusta disparitą si affiancano i continui episodi di violenza di cui sono vittime le tribł Guaranģ-Kaiową: sparatorie che hanno provocato numerosi morti, oltre a diffondere il terrore tra la gente, stupri sistematici delle donne, esecuzioni mirate di leader del gruppo, il tutto compiuto nella assoluta impunitą. Alcuni giornalisti, data la sistematicitą con cui vengono perpetrati questi crimini, hanno denunciato un vero e proprio "genocidio" del popolo Guaranģ-Kaiową, che riporta dolorosamente alla memoria i massacri compiuti dai colonizzatori europei secoli fa. Dopo un nuovo tentativo fallito- di occupazione della terra di Kurusu Ambą, lo scorso 15 novembre, la situazione nell'area rimane confusa e molto tesa. Nonostante le continue violenze e minacce, i Guaranģ insistono coraggiosamente per veder riconosciuti i propri diritti sulle terre ancestrali, ricorrendo all'aiuto dell'Ordine degli Avvocati del Brasile, della Funai organo del governo federale che si occupa degli indigeni- e di organizzazioni non-governative. Ma l'iniziativa pił importante č la campagna Povo Guaranģ, Grande Povo, promossa dai Guaranģ e dal CIMI (Centro Indigenista Misionario), che mira ad unire tutte le tribł appartenenti a questa grande famiglia indigena nella mobilitazione per il riconoscimento dei propri diritti e per la fine delle violenze e delle discriminazioni. Purtroppo, l'ammirevole capacitą organizzativa e perseveranza del popolo Guaranģ-Kaiową, assieme alla solidarietą che lo lega a tutti i popoli indigeni, non sembra sufficiente per risolvere in modo definitivo il problema delle terre indigene. Sembra imprescindibile un intervento energico del governo, federale e statale, per bloccare questa rete di violenze e per rendere finalmente- effettivo un diritto riconosciuto a livello costituzionale oltre che internazionale: il diritto dei popoli indigeni alle loro terre. Come sostiene il Documento Finale della II Assemblea Continentale del Popolo Guaranģ (del 23/04/2007): "A falta de terra é o principal problema que atinge nosso povo. Nćo vivemos sem a terra e a terra nćo vive sem o nosso povo, formamos um śnico corpo (La mancanza di terra č il principale problema che tocca il nostro popolo. Non viviamo senza la terra e la terra non vive senza il nostro popolo, formiamo un unico corpo).
14.02.08
Elena Maculan Laurenda in Giurisprudenza presso l'Universitį degli Studi di Trento, Elena Maculan ha iniziato a studiare i popoli indigeni nell'ambito della tesi di laurea triennale in Scienze Giuridiche, intitolata "Il diritto dei popoli indigeni all'autodeterminazione". Nella fase di ricerca ha partecipato al Working Group on Indigenous Populations presso il Palazzo dell'ONU a Ginevra. Per motivi di studio e ricerca ha visitato pił volte il Brasile e nel 2007, grazie ad una borsa di studio dell'universitą di Trento, ha trascorso tre mesi a Buenos Aires dove ha condotto alcune ricerche per la sua tesi di laurea, dal titolo "Los juicios por la verdad en Argentina: un mecanismo para enfrentar los crķmenes internacionales".
foto:Kaiowa Guarani with a maracį. photo: Egon Shaden, 1949.
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