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Strade su cui viaggiano globalizzazione ed epidemie: la tragica vicenda degli indios Panará  
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"Terra sem homens para homens sem terra" fu lo slogan con cui la dittatura militare brasiliana , rimasta al potere fino al 1984 tentò di risolvere la difficile questione agraria, distribuendo lotti di terreno localizzati nelle zone rese accessibili dallo sviluppo del sistema viario nazionale.
A partire dagli anni settanta, le politiche per lo sviluppo nazionale promossero la realizzazione di arterie stradali capaci di canalizzare flussi migratori interni, indirizzati verso i mobili confini della frontiera agricola. La colonizzazione dell'immenso entroterra brasiliano generò molteplici conflitti socio-ambientali e tra le comunità rurali periferiche, le popolazioni indigene sono quelle che maggiormente subirono le pesanti conseguenze della modernizzazione.

Tra i molti casi che possono esemplificare le violenze perpetrate nel nome del progresso, ve n'è uno di particolare rilevanza in quanto oggetto di una causa di risarcimento vinta dalla Comunità Indigena Panará.

Il primo contatto stabile con questa comunità avvenne nel 1972 da parte degli antropologi Villas Boas, quando il territorio da loro tradizionalmente occupato sarebbe stato interessato dalla realizzazione della Rodovia Cuiaba-Santarem (BR 80 e BR 163). Seppur precedenti rilevamenti antropologici avessero già rilevato una presenza indigena nella zona, il gruppo dei Panará, composto da un numero compreso tra i 210 ed i 600 individui, era rimasto fino ad allora isolato.

I lavori di realizzazione dell'arteria stradale progredirono velocemente, permettendo l'insediamento di nuovi coloni nei municipi di nuova istituzione. Il contatto con il mondo civilizzato provocò nella comunità la diffusione di forme influenzali, malariche e diarroiche acute, dovute all'introduzione di nuovi alimenti tra cui lo zucchero e insufficienti si dimostrarono le misure sanitarie predisposte dalla Fundação Nacional do Indio (FUNAI, organo federale responsabile della politica federale indigenista, istituito nel 1910 e originariamente chiamato Serviço de Proteção e Localização de Trabalhadores Nacionais).

Nel 1974, allo scopo di impedire ulteriori contatti con i coloni, il FUNAI demarcò e interdisse ad estranei un'area destinata esclusivamente alla comunità. Tale misura non sortì gli effetti sperati: gli Indios, oramai affascinati dal contatto con la civiltà, non si allontanarono dai villaggi prossimi alla strada.
Nel 1975 i continui decessi registrati nella comunità fecero propendere le autorità federali per un suo trasferimento. Delle svariate centinaia di indios rilevate prima del contatto ufficiale, solo 79 sopravissuti poterono essere trasportati su aerei dell'aviazione militare brasiliana nel Parco Indigeno dello Xingu, dove iniziò un vera e propria diaspora. Le difficili condizioni ambientali presenti nel villaggio di Kayabi costrinsero le autorità del parco indigeno ad un secondo trasferimento nel villaggio di Kretire, popolato dai loro nemici storici,  i Kayapò. Una comunità di questo gruppo, i Kayapò Mekragnoti, attaccò nel 1968 il villaggio panará di Sonkanasã, provocando la morte di alcuni indios.

Le conseguenze di tale azione furono devastanti: gli uomini panarà furono ridotti in condizione di schiavitù, mentre le donne furono costrette ad unirsi con uomini Kayapò.
Per evitare l'assimilazione, la comunità decise di spostarsi, iniziando la difficile ricerca di condizioni ambientali favorevoli: le tradizionali forme del vivere Panará non erano infatti adattabili all'habitat in cui la comunità era stata forzatamente trasferita e che rendeva difficile il reperimento di frutti spontanei, come la castanha do Parà, l'açaí, il capuaçú, il mamão-bravo, da cui dipendeva il loro sostentamento alimentare. Allo stesso modo, la diversa conformazione idrogeologica rendeva inadatte le tradizionali tecniche di pesca, sviluppate per corsi d'acqua di facile accesso e di piccola portata.

Nel 1989/90, stremata dai continui spostamenti, la comunità annunciò di voler ritornare alla propria terra d'origine, ma solo nel 1994, dopo venti anni dal tragico contatto, i Panará vennero riportati nella propria terra. Nello stesso anno venne proposta un'azione contro l'Unione Federale e la FUNAI per ottenere un risarcimento che indennizzasse i danni morali e materiali subiti dalla comunità in seguito al contatto con la civiltà.

Nel 2000 il Tribunal Regional Federal della I Região condannò l'Unione Federale ed il FUNAI al pagamento dei danni morali quantificati in 4.000 salari minimi. Furono riconosciute insufficienti le misure sanitarie predisposte per evitare la prevedibile diffusione di malattie che causarono i molti decessi e lo stesso trasferimento nel parco dello Xingu si dimostrò illegittimo, non essendo stato disposto, come previsto dalla legge, con Decreto del Presidente della Repubblica.

La sentenza di secondo grado riformò parzialmente la sentenza di primo grado che aveva ordinato un'ulteriore liquidazione per danni materiali conseguenti ai molti decessi avvenuti nella comunità dopo il contatto. La comunità, riaprendo una ferita non ancora rimarginata nella coscienza collettiva, produsse l'elenco dei 176 indios morti nel periodo tra il marzo 1973 e l'ottobre 1975. Per ognuno di loro le autorità statali avrebbero dovuto corrispondere alla comunità una liquidazione pari ad una pensione di due salari minimi moltiplicati per i mesi necessari affinché ogni indio deceduto raggiungesse l'età media rilevabile nella comunità.

Questa sentenza fu poi riformata dal giudice di secondo grado che non considerò gli indios produttori di reddito e quindi non ritenne legittimo dare una quantificazione monetaria che compensasse i famigliari per una morte prematura, nonostante questa fosse stata attribuita a responsabilità degli organi statali.

Questa tragica vicenda testimonia le concrete dinamiche di potere che caratterizzarono, in un passato recente, il rapporto tra la nazione brasiliana e le popolazioni native e mette in luce le possibili conseguenze di politiche di sviluppo mirate alla realizzazione di grandi opere, ancora oggi promosse con zelo dai programmi governativi.

04.06.2008

Eugenio Caliceti
Attualmente è dottorando presso il Dipartimento di Scienze Giuridiche dell'Università degli Studi di Trento, curriculum in Diritto Pubblico.
Nel 2006 ha svolto uno stage presso il Núcleo Estudos sobre Identidades e Relações Interétnicas (NUER, Universidade Federal de Santa Catarina - Brasile) occupandosi della dimensione socio-ambientale dei conflitti legati al riconoscimento giuridico di diritti territoriali in capo a  minoranze etnico-cuturali. Nella sua tesi di laurea ha trattato i profili giuridici della Riforma Agraria in Brasile.

Foto:
Uomo Panarà: http://www.survival-international.org/campaigns/uncontactedtribes/threats
Famiglia Panarà: http://nationalgeographic.abril.com.br/ng/imagem/ed82_amazonia16.jpg


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