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I quechua tra turismo e cooperazione internazionale
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Indigenous peoples of the Americas |
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I raggi del sole "cuociono" e il vento è forte e freddo a circa 4000 metri di altitudine, in Ecuador come negli altri paesi della cordigliera delle Ande. Il clima ha plasmato l'aspetto fisico delle popolazioni indigene, così come la storia ne ha plasmato il carattere.
| Piccoli di statura, la pelle indurita e scura, bruciata da sole e vento; gli occhi vivaci, grandi e neri dei bellissimi bambini diventano negli adulti sguardi timidi, quasi vergognosi, retaggio di anni di latifondismo e di vita da schiavi, che ha distrutto l'antico orgoglio delle popolazioni precolombiane. Coperti con pesanti ponchos multicolori e cappelli di panno, impregnati di polvere e odore di fumo che satura le abitazioni prive di camino, anche i Quechua delle Ande stanno entrando repentinamente, e quasi sempre impreparati, nel mondo della globalizzazione. La Coca Cola, a differenza dell'acqua potabile, arriva dappertutto ed in pochi anni si è passati dall'assenza pressoché totale di comunicazioni alla diffusione capillare dei cellulari. Le tessere di ricarica, anche di soli 3 dollari, sono in vendita fino ai punti più sperduti, non appena la copertura di rete viene considerata vantaggiosa, perché per i giovani, anche qui è quasi più facile rinunciare al cibo che resistere alle tentazioni tecnologiche.
Il Cotopaxi, la provincia dell'Ecuador che prende il nome dal vulcano attivo nonché seconda montagna più alta dell'Ecuador (5897 m.), è stato scoperto dal mercato turistico e attorno alla magnifica Laguna del Quilotoa stanno crescendo come funghi catapecchie con la scritta "Hostal", che ospitano i primi escursionisti, accanto a strutture più grandi di investitori esterni. Di fronte a ciò, il pensiero va inevitabilmente agli albori del turismo nostrano, quando intere famiglie nelle nostre valli si adattavano a vivere in cantina o nei fienili in estate per affittare la casa ai primi turisti. Inevitabile chiedersi se qui riusciranno a non cedere ad altri la gestione della propria economia e a mantenere qualcosa della loro cultura.
In questi luoghi i turisti non sono gli unici stranieri. Molto prima di loro fin nei paesini più remoti delle Ande sono arrivati alcuni giovani italiani legati ad un progetto di condivisione laico chiamato "Operazione Mato Grosso" (OMG). Il progetto, nato in Brasile (da qui il nome), si è poi diffuso e radicato soprattutto nelle Ande, ed è oggi presente in 40 comunità in Perù, 17 in Ecuador e 9 in Bolivia, oltre alle 12 del Brasile.
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In un Paese dove la sanità pubblica è completamente a pagamento e quindi preclusa ai poveri, questo ospedale svolge un ruolo importantissimo, che inizia col compito non facile di vincere la diffidenza della popolazione verso la medicina tradizionale e convincerla a farsi visitare da un dottore . | Proprio a Zumbahua negli anni scorsi ha svolto un periodo di volontariato anche l'attuale presidente dell'Ecuador, Rafael Correa e ancora qui nel gennaio del 2007 ha festeggiato la sua elezione con una cerimonia in lingua quechua. Una lingua che qui è ancora fortemente radicata ed è sostenuta anche grazie all'impegno e all'attenzione dei missionari. Le scritte all'ospedale Benati sono tutte bilingui (spagnolo e quechua), e la strada che conduce alla chiesa è dedicata a Padre Antonio Bresciani, sacerdote salesiano morto una decina d'anni fa, che con un gruppo di collaboratori ed un lavoro ventennale ha tradotto tutta la Bibbia nella lingua di questa popolazione.
Lingua ufficiale dell'Impero Inca, il quechua è parlato tuttora pur con varianti e dialetti differenti (in Ecuador è chiamato "quichua" o "kichwa") da quasi 10 milioni di persone nella zona occidentale del Sud America. È la quarta lingua più estesa del continente americano e la prima delle lingue native americane; in Perù e Bolivia è lingua ufficiale accanto allo spagnolo e all'aymara. La sua diffusione è però diversa da zona a zona e la sua sopravvivenza è a rischio, soprattutto tra i giovani. Ad esempio tra le popolazioni Saraguro nel sud ecuadoriano, dove a differenza di Zumbahua l'uso del costume tipico è ancora molto radicato, l'uso della lingua quechua è oramai molto raro nelle giovani generazioni.
Di fronte alla chiesa di Zumbahua c'è un altro segno tangibile del lavoro importante svolto dall'OMG e dai salesiani nell'ottica del riscatto delle popolazioni indigene: un "taller" (laboratorio) dove i giovani studiano e imparano l'arte di costruire mobili ed oggetti di artigianato fatti a mano. Quello dei taller, di falegnameria per i ragazzi e di cucito per le ragazze, è uno dei settori più importanti del lavoro dell'Operazione Mato Grosso in Sud America i cui prodotti vengono poi commercializzati attraverso una cooperativa di volontari, permettendo così al progetto di esser economicamente sostenibile.
Oltre all'assistenza sanitaria e a quella ai bambini abbandonati o trascurati, la scolarizzazione e la formazione professionale a vari livelli, l'Operazione Mato Grosso è impegnata in altri settori come la progettazione e la costruzione di acquedotti, la promozione igienica, i sistemi di irrigazione, il rimboschimento, l'animazione giovanile e famigliare, con il costante obiettivo di coinvolgere i giovani locali affinché siano loro stessi a portare avanti autonomamente i progetti.
02.07.2008
Lucia Gross è redattrice del settimanale ladino "La Usc di Ladins". Ha effettuato un primo viaggio in Ecuador nel 2004 e vi è tornata recentemente per documentare un progetto di adozione linguistica promosso dalla Provincia Autonoma di Trento con le popolazioni achuar nella selva ecuatoriana. In questa occasione ha visitato diverse comunità dove è presente l'Operazione Mato Grosso, associazione alla quale aveva aderito da adolescente.
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