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L'IMPEGNO DELL'EURAC IN QUESTO CAMPO

L'Accademia Europea - fondata poco prima che il Consiglio Europeo collocasse la protezione delle minoranze tra i criteri per accedere l'UE - è sin dall'inizio attiva nell'ambito dell'integrazione europea e protezione delle minoranze. Specialmente negli ultimi anni interazioni e interdipendenze tra questi due fenomeni hanno occupato i nostri ricercatori - sia nel campo della ricerca che in quello della consulenza politica.

Nell'ultimo decennio il "rispetto per e la protezione delle minoranze" sono diventati dei criteri politici imposti dall'UE ai paesi candidati. Vari strumenti "pre-accessione" sono stati utilizzati per esaminare l'attitudine dei paesi-candidati verso le loro minoranze. All'interno dell'Unione Europea, invece, questa tematica non è mai stata (e continuerà a non essere?) approfondita.

Già nel 1998 l'EURAC presentò alla Commissione Europea un pacchetto di misure di diritto secondario per preservare e promuovere le diversità culturali e linguistiche d'Europa.

Questo cosiddetto "Pacchetto per l'Europa" mira al mantenimento di un'Europa allargata che sia diversa, vasta e tollerante tramite il rafforzamento:

  • dei diritti dell'uomo e delle minoranze, di misure normative anti-discriminatorie;
  • della diversità culturale europea;
  • della coesione economica e sociale tramite cooperazione interculturale

per mezzo di una vasta gamma di misure di diritto secondario.
 
 

Alcune di queste proposte sono divenute obsolete (come ad esempio la direttiva contro la discriminazione razziale), la maggior parte invece non è stata ancora realizzata.
 
Il Consiglio Europeo alla fine del 2000 nella dichiarazione di Laeken, descrivendo l'idea europea e l'Europa stessa, ha illustrato che "l'Europa è in procinto di diventare, senza spargimento di sangue, una grande famiglia; si tratta di un vero cambiamento ... continente dei valori umanistici ... della libertà, della solidarietà e sopratutto della diversità, il che implica il rispetto per le lingue, la cultura e le tradizioni altrui". Inoltre il Consiglio precisò che "L'Unione è solo aperta ai paesi che rispettano i valori fondamentali quali le libere elezioni, il rispetto delle minoranze e quello per lo stato di diritto". D'altronde i capi di stato e governo in questa dichiarazione hanno ammesso che "fanatismo religioso, il nazionalismo etnico, il razzismo, il terrorismo guadagnano terreno. I conflitti regionali, la povertà e il sottosviluppo continuano a costituire il terreno fertile per il loro propagarsi".

Questa valutazione è ancora valida e per questo rileviamo un'urgente necessità:

  • di ricordare i valori spirituali ed etici sui quali l'integrazione europea è basata,
  • di discutere che tipo ti governance europea garantirebbe meglio il principio di sussidiarietà e una cittadinanza attiva e partecipativa, aperta a gruppi e culture minoritari, 
  • di proporre mezzi adatti per mantenere e promuovere la diversità culturale e linguistica dell'Europa allargata,
  • di congiungere queste forze della società civile, che rappresentano un'Europa partecipatoria costruita da società europee tolleranti, inclusive, ma diverse.

 


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