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Una "Scuola Estiva" a Bressanone


Accademia Europea: L'Accademia Europea di Bolzano organizza in stretta collaborazione con la "Johann Wolfgang Goethe-Universität" di Francoforte la Scuola Estiva di Bressanone finanziata dalla Comunità Europea e diretta ad un pubblico internazionale di giovani ricercatori. Prof. Birolo, Lei fa parte del comitato scientifico di questa Scuola Estiva che sarà incentrata sulla tematica dell'integrazione Europea. Quali sono le idee base da cui prende avvio questa iniziativa?

Prof. Birolo: Il titolo dell'iniziativa 'Economic Interests and Cultural Determinants in European Integration' già individua il cuore del problema. L'Europa di cui si discute nel mondo dell'informazione, della politica e anche in quello degli studiosi è l'Europa economica e negli ultimi anni solo di un suo aspetto, quello dell'integrazione monetaria. Con questa iniziativa intendiamo riportare al centro della discussione la questione pratica ma anche teorica di come l'interazione tra fattori culturali e fattori economici operi o debba operare nel disegnare il processo di integrazione europea.

Accademia Europea: Il processo di integrazione Europea, che sta alla base del programma didattico della Scuola Estiva, intendete analizzarlo dal punto di vista sia economico che culturale. Come si legano gli aspetti economici dell'integrazione europea e quelli storico-culturali?

Prof. Birolo: Conviene chiarire una questione preliminare. Nel corso di più di due secoli gli economisti hanno sviluppato sofisticati strumenti per analizzare questioni come l'allocazione delle risorse, la dinamica della produttività, la crescita, ma non hanno dimostrato la stessa abilità nel forgiare strumenti adatti a cogliere l'interazione tra aspetti culturali e aspetti economici nella performance delle diverse economie. Questa carenza di strumenti concettuali è tanto più grave quanto più si tende a riconoscere che le specificità culturali hanno contribuito a incanalare in una direzione o in un'altra lo sviluppo delle diverse economie già dall'origine degli stati nazionali.

Tradizionalmente gli economisti discutono dei diversi sistemi economici confrontandoli e misurandoli con un unico modello astratto, frutto di una lunga distillazione che ne ha fatto perdere o ha indotto a dimenticare la sua origine storica. L'aspetto più delicato di questo modello (e per taluni il suo fascino) consiste che in esso i principali risultati si derivano a prescindere dall'ambiente culturale in cui si muovono e assumono le loro decisioni gli attori economici. Un risultato importante di questa metodologia va ammesso. I diversi sistemi economici possono oggi essere definiti e confrontati. Analizzando le interdipendenze tra i modi di regolazione del sistema sociale e la sua cultura, che si esprimono nei mutamenti delle forme di organizzazione del lavoro, dell'impresa, negli orientamenti e negli obiettivi dell'attività dello stato, ci si pone già su un piano di ragionamento che aiuta a comprendere la interrelazione tra fattori culturali ed economici.

E' tempo però di fare un passo in avanti. La metodologia "intuizionista" e "descrittivista" che sta alla base del filone di ricerca sui "sistemi economici" è stata utile, tra l'altro, per preparare il terreno adatto per un recupero del metodo "astratto" di fare teoria economica su oggetti culturalmente specifici. In altri termini, la teoria economica contemporanea può contare su una molteplicità di strumenti per modellare forme di comportamento economico che sono culturalmente specifiche e che non sono modellate nelle teorie convenzionali (classica, keynesiana, neoclassica; in nessuna di queste si ammetterebbe che la decisione di adottare una specifica tecnologia possa essere spiegata direttamente dalle preferenze). L'antinomia tra forma "astratta" e forma "intuitiva" della teoria può essere ricomposta in modo che le specificità culturali più rilevanti di una economia entrino a pieno titolo nella teoria formale. Questo non significa ovviamente sussumere gli aspetti culturali alla teoria economica formale, al contrario.

In una Scuola Estiva che ha come obiettivo spiegare come i fattori culturali ed economici interagiscono nel processo di integrazione Europea il filo conduttore è necessariamente metodologico, vale a dire come ricondurre ad unità approccio teorico e approccio storico. Poichè la scuola è rivolta a giovani economisti si ritiene utile iniziare con alcune lezioni dedicate a una selezione di argomenti di storia economica (Insegnamenti del passato), scelti per far comprendere la rilevanza delle diversità culturali tra i vari paesi, nonché la ricchezza e la complessità dell'eredità storica che la Comunità Europea si porta appresso. Gli aspetti di teoria e di metodo si affrontano nella seconda serie di lezioni (Il contributo dell'analisi economica all'interpretazione del processo di integrazione europea). La fecondità della combinazione dell'approccio storico e dell'approccio teorico si dimostrano nell'utima serie di lezioni dedicate ai problemi di 'policy' dell'integrazione europea.

Accademia Europea: L'economia è comunemenente intesa come una disciplina molto pragmatica. Come può contribuire una Scuola Estiva in economia come quella che sta per essere organizzata a Bressanone allo sviluppo della scienza intesa come ricerca teorica e di base?

Prof. Birolo: Si, questo è per un verso certamente vero ed è quello che la gente normalmente pensa. Va tuttavia ricordato che l'economia come disciplina nasce da una costola della filosofia morale. Nell'ambito dell'agire umano si definiscono i comportamenti 'economici'. Gli esiti di questi comportamenti diventano il mondo studiato dagli economisti, i quali tentano di produrre vari livelli di spiegazione su di esso, sull'architettura che lo sostiene, su come le sezioni che lo compongono interagiscono tra loro, sul perchè cresce nel tempo e come muta di forma. Dentro questo mondo stanno gli attori economici, gli uomini che assumono decisioni di produrre, di comprare, di vendere, che rischiano, che soffrono. Gli uomini non sono semplicemente una delle parti di questo mondo; sono la sua parte più importante. Essi non sono tutti uguali all'interno del sistema economico; hanno ruoli e capacità decisionali diverse; vantaggi e svantaggi dell'agire economico non si distribuiscono in modo uguale tra essi.

Di fronte a questi temi gli economisti si sono posti dapprima l'obiettivo di spiegare il funzionamento di un mondo in cui l'elemento economico assumeva valenza sempre maggiore, se non preponderante. Per fare questo si sono avvalsi, importandoli, di strumenti formali elaborati specialmente nel mondo delle scienze esatte. Forse per questo l'economia, tra le discipline sociali, appare quella più prossima alle scienze esatte. Si sono così prodotti i 'modelli astratti', i 'teoremi', le 'leggi economiche'. Alla spiegazione, all'analisi economica, è seguito subito l'aspetto 'normativo': che cosa bisogna modificare dell'esistente per conseguire uno specifico obiettivo. E questo è stato ed è il terreno su cui si muovono gli stati nazionali, i governi. Si impongono norme, precetti, leggi, per obbligare gli operatori ad assumere certe decisioni e non altre o a seguire certi comportamenti e non altri. Si limita la libertà dell'agire individuale per produrre risultati d'insieme che colgano certi obiettivi generali, quelli che spesso si indicano come 'il bene comune'.

Il punto fondamentale è che non disponiamo di un'unica spiegazione o teoria di come funziona il sistema economico. Esistono diverse teorie. Il 'bene comune' e le decisioni per conseguirlo si differenziano a seconda della teoria che adottiamo sul funzionamento dell'economia. Si comprende perciò l'importanza di disporre di teorie 'adeguate' al sistema economico che si intende studiare. E poichè le economie concrete sono spesso il risultato di processi storici complessi, incanalati dalle specificità culturali, dall'ambiente, i modelli che le interpretano e da cui si fanno derivare gli obiettivi di politica economica, dovrebbero essere concepiti a partire da queste specificità.

Da qui la necessità di integrare approccio storico e teorico. Il risultato non ha rilievo solo accademico, utile solo per la ricerca teorica. La combinazione dei due approcci dovrebbe aiutare a tracciare il confine tra libertà e necessità nella creazione di nuove istituzioni. E questo si applica certamente all'integrazione europea. Per conseguire questo risultato è importante essere pluralisti e mettere a confronto teorie economiche di diverso orientamento, non necessariamente quelle più sofisticate dal punto di vista matematico, ma quelle che si reputano maggiormente adatte a produrre nuove conoscenze.

Dal punto di vista operativo si pensa di procedere secondo il metodo degli storici economici, piuttosto che degli econometrici; anche l'approccio cliometrico potrebbe risultare utile, nonché il contributo di storici, di sociologi e di studiosi di diritto. In breve i principali obiettivi della Scuola Estiva si possono così riassumere:

  • presentare ai partecipanti le ricerche di più avanzate su come le istituzioni economiche nascono e si evolvono;
  • stimolare nuove ricerche al confine tra storia e teoria economica;
  • fornire una struttura concettuale unitaria entro cui l'incontro tra analisi storica e teorie economiche di diverso orientamento possa produrre nuove conoscenze utili per affrontare i problemi di politica economica derivanti dal processo di integrazione europea.


Accademia Europea: La Scuola Estiva è divisa in due moduli: il primo (22 agosto - 1 settembre 1997) sarà incentrato sui problemi che riguardano la 'piccola Europa', il secondo (inizio settembre 1998) affronterà la prospettiva di una 'Comunità allargata'. Per quale motivo vi è sembrato importante distinguere tra una 'piccola Europa' ed una 'Comunità allargata'?

Prof. Birolo: Diversa appare oggi la situazione di fatto nonché la storia da un lato della 'piccola Europa' e dall'altro dei paesi che contribuiranno a formare la 'Comunità allargata'; così i problemi economici degli uni e degli altri. La vastità dei temi ci ha suggerito di dividere il nostro progetto in due anni, in due distinte scuole, in modo da consentire un’analisi non affrettata dei complessi problemi che una futura integrazione tra queste due Europe solleva.

Accademia Europea: Chi sono i relatori ed a quale pubblico si rivolge la Scuola Estiva? Che vantaggi ne possono trarre i partecipanti ad un simile incontro?

Prof. Birolo: Lo staff della Scuola Estiva è formato principalmente da docenti universitari provenienti da diversi paesi europei e anche da oltre Atlantico, specialisti in storia economica e in teoria economica, affiancati da esperti di politica economica e da rappresentanti delle banche centrali.

Gli studenti saranno generalmente giovani economisti che operano nel mondo accademico, in istituzioni di ricerca pubbliche e private, nelle banche centrali e nel mondo della finanza. Uno studente della scuola dovrebbe maturare la consapevolezza che da un lato i problemi dell'integrazione europea sono anche più complessi di come appaiono ora; dall'altro che le specificità culturali delle aree che partecipano al processo di integrazione non rappresentano un ostacolo ma al contrario una ricchezza che se opportunamente valutata può condurre a una semplificazione di problemi che oggi paiono di difficile superamento.

Accademia Europea: La Scuola Estiva può essere seguita anche da ricercatori od interessati altoatesini?

Prof. Birolo: Ricercatori altoatesini post-graduate, che rientrano tra i requisiti indicati dalla Commissione Europea possono concorrere all'iscrizione come un qualsiasi altro potenziale studente europeo. Una possibilità aggiuntiva vi può essere se si decide, come si deciderà, di accettare un certo numero di iscrizioni oltre i limiti numerici indicati nel contratto con la CE. In tal caso questi studenti non potranno usufruire delle stesse condizioni economiche di favore accordate agli studenti normali. Una quota di questo numero aggiuntivo potrebbe certamente essere riservata a studenti altoatesini, nei cui confronti l'Accademia Europea dovrebbe assumersi la responsabilità della selezione.

Quanto a generici 'interessati' posso dire questo. I post-graduate ammessi sono in numero chiuso proprio per consentire una efficace attività semin"arial,trebuchet MS,"e. La presenza saltuaria di 'interessati' introdurrebbe un elemento di disturbo che potrebbe nuocere al buon svolgimento di questa attività. Di conseguenza tendiamo a scoraggiare la presenza di 'interessati', siano essi altoatesini o meno. Diverso è il caso delle 'public lecture' per le quali gli 'interessati' sono i benvenuti.

Accademia Europea: Quale beneficio può trarre l'Alto Adige dal fatto che la Scuola Estiva si svolga sul suo territorio, anche in relazione al processo di integrazione europea?

Prof. Birolo: In primo luogo c'è un vantaggio evidente per la scuola, perchè i partecipanti potranno misurare sul terreno il grado di riuscita del lungo processo di integrazione tra genti di tradizione culturale così diverse come gli altoatesini di lingua tedesca e di lingua italiana che si sta compiendo in Alto Adige da quasi ottantanni. Per l'Alto Adige c'è poi un duplice ordine di vantaggi. In primo luogo i partecipanti altoatesini potranno mettere subito alla prova l'insieme di strumenti concettuali elaborati nel corso della scuola sulla realtà in cui vivono.

In secondo luogo all'interno del più generale processo di integrazione europea il problema di tutela culturale ed economica delle aree di 'confine' potrà certamente trovare più ascolto non fosse altro perchè da problema 'particolare' diventa problema 'generale'.

Il secondo ordine di vantaggi è legato al sorgere della futura università altoatesina. Iniziative come questa della Scuola Estiva in economia, sotto l'egida della Commissione Europea e gestita da docenti di diverse università europee, rappresentano il retroterra più adatto su cui sviluppare iniziative innovative in materia di percorsi di laurea o post-laurea permanenti. Le iniziative recenti di nuove università in Italia, forse non è inutile rammentarlo, sono state quasi dovunque fallimentari eccetto in quei casi dove si è saputo innestare sull'attività di trasmissione del sapere quella di ricerca e di nuova elaborazione culturale. E questo è riuscito proprio là dove già prima dell'avvio di una esperienza universitaria vi era ricchezza culturale. L'Alto Adige, per la sua storia, sembra possedere questo requisito.

Prof. Adriano Birolo, professore di economia, Università di Padova

Abstract :
Summer School

Economic Interests and Cultural Determinants in European Integration. The 'Small Europe'

Modern economic theory has developed powerful tools of analysis but has only indirect ways of representing the interaction of cultural and economic factors. Ethical standards, mentalities, knowledge and institutions supporting them have helped to shape national economic development since the times when nation states were first formed. Certain ideas which guided European history are still older and rooted in antiquity. While some institutions emerged spontaneously, most of them have been created or at least regulated by the state which is in turn subject to international rivalry. The process of European integration is primarily to be seen in an economic and political perspective but cultural aspects are also important; to overlook them may be wrong even on purely utilitarian grounds.

Two Summer Schools will be held in Bressanone/Brixen, Northern Italy, for prost-graduates and young researchers to address the methodological and substantial problems of how to combine historical and theoretical approaches. The project is supported by the European Commission in cooperation with the Johann Wolfgang Goethe-Universität, Frankfurt a.M. and the European Academy Bolzano/Bozen.

The first Summer School (22 August - 1 September 1997) will be Centerd around problems that primarily pertain to a ‘small Europe’; the second Summer School (beginning of September 1998) will confront the perspective of an enlarged Community.

Target groups:

  • researchers aged 35 years or under
  • researchers whose place of work is in a less-favoured region
  • women researchers
  • researchers who work in industry


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