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L'idea dell'università europea

di Yves Mény

Nel maggio 1948 si riunisce all'Aja il congresso dell'Europa sotto la presidenza di W. Churchill il quale due anni prima a Zurigo aveva auspicato la creazione degli Stati Uniti d'Europa. Questa riunione, fondamentale per il futuro sviluppo e organizzazione del continente, sarà l'occassione di evocare per la prima volta dopo la guerra la necessità di accompagnare il movimento europeo con delle azioni a favore della cultura e in particolare col sostegno alla creazione di una "Federazione delle Università europee". Il relatore della commissione incaricata per gli affari culturali, il filosofo svizzero Denis de Rougement, auspica la creazione di un centro europeo della cultura. Il dibattito prosegue e nel 1949 la conferenza europea della cultura approva a Losanna la creazione di un centro europeo della cultura (con sede a Losanna) e un collegio europeo incaricato di formare le nuove élites europee (a Bruges).

Ciò nonostante la rapidità con la quale si formano questi primi embrioni contrasta con le resistenze e la lentezza che caratterizzano la costituzione di una vera Università europea. Per riassumere in poche parole le caratteristiche dei negoziati che si svolgono dal 1955 al 1972 (data della creazione dell'Istituto universitario europeo), si può dire il dibattito è segnato durante questi due decenni dalle incertezze, gli indugi e le ipocrisie dei maggior parte dei paesi. A parte l'Italia che assai rapidamente propone che la sede della futura università sia Firenze, la maggior parte degli altri paesi sono indecisi nel loro sostegno. La Germania, inizialmente entusiasta e promotrice di un progetto molto ambizioso si ritira su posizioni molto più timorose a causa delle reticenze degli ambienti universitari e soprattutto dei Länder (responsabili della politica universitaria). Adenauer cerca però di non osteggiare la posizione francese la quale dopo l'arrivo dei gollisti al potere, accentua la sua opposizione alla creazione di una vera e importante università europea.

Il Lussemburgo ed il Belgio sostengono il progetto ma il Lussemburgo si rifiuta di prendere in considerazione un trasferimento di istituzioni politiche da accogliere in cambio dell'insediamento di un'Università ed il Belgio desidera conservare e rafforzare il Collegio di Bruges che dà prova di un bel dinamismo. Il "disgelo" avverrà con l'elezione di Pompidou e l'apertura dei negoziati con la Gran Bretagna e gli altri paesi candidati. In ogni modo le ambizioni iniziali sono seriamente amputate ed il progetto che vedrà la luce è segnato dalle reticenze degli Stati ed in particolar modo dalla Francia. La nuova Università non sarà una istituzione comunitaria ma una organizzazione intergovernativa finanziata dagli Stati firmatari della Convenzione. Essa non avrà l'ambizione di riunire migliaia di undergraduate students ma solamente qualche centinaio di studenti dottorandi in quattro discipline (Diritto, Storia, Economia, Scienze Politiche e Sociali). Le istituzioni saranno in teoria dominate dagli Stati membri e tranne che in qualche raro ambito (bilancio) la regola dell'unanimità prevarrà in seno al Consiglio Superiore. La stessa denominazione dell'Università (Istituto Universitario Europeo) rivela queste timidezze e precauzioni. Volenti o nolenti gli Stati accettano la creazione di una istituzione sulla quale a lungo si è dibattuto, ma senza entusiasmo e con molte riserve.

I primi anni dell'Università saranno marcati da queste riserve iniziali. Ci vorrà molto tempo e molti sforzi per stabilire l'autonomia dell'Università, instaurare delle relazioni di fiducia con gli Stati ed anche con la Commissione europea ed il Parlamento (che contribuiscono oggi al 20% del suo bilancio ed in particolare finanziano l'essenziale dello sforzo sulla ricerca). Nel 1992, in seguito al rapporto "Beyond Maintenance", si inizia un'importante riforma dell'Università la quale necessita al contempo del consolidamento delle pratiche sviluppatesi nel frattempo (per esempio la creazione di un Consiglio di Ricerca composto da esperti indipendenti), la riforma di alcuni articoli della Convenzione (mandato del Presidente, il Bureau) e la messa in atto di una strategia di sviluppo. La parte propriamente giuridica di queste riforme non ha potuto essere applicata in mancanza della ratifica di tutti gli Stati firmatari (il Belgio, per ragioni costituzionali interne, non è ancora stata in grado di farlo). Ma gli altri elementi del rapporto ed in particolare la creazione di due nuovi centri di ricerca hanno potuto ricevere un inizio di applicazione. Dal 1993 è stato istituito il Centro Robert Schuman, la cui vocazione è quella di studiare il processo d'integrazione europea, ed ogni anno una cattedra è stata ivi creata in accordo con un dipartimento. Attualmente il Centro dispone di cinque cattedre e di numerosi Fellows. Il suo effettivo (staff amministrativo incluso) ammonta ad una trentina. Ha già realizzato numerosi studi e ricerche (in particolare una fusione dei trattati europei su richiesta del Parlamento) e pubblicato 300 Working Papers o Jean Monnet Chair Papers (lista disponibile su richiesta o tramite consultazione del sito WEB: http://www.iue.it/RSC/Welcome.aspl).

Dal suo canto, il Foro europeo studia ogni anno un tema specifico (cittadinanza, migrazioni, Welfare State, ecc.) grazie alla riunione di una dozzina di ricercatori specializzati nell'ambito scelto e coordinati da uno o più direttori di programma. La progressiva trasformazione del Forum in un Center for Advanced Studies è sulla giusta via e dovrebbe permettere la creazione di un importante centro post-dottorale in Scienze sociali per young scholars. Coi suoi quattro dipartimenti ben ancorati alle loro rispettive discipline e i due nuovi centri interdisciplinari, l'Istituto Universitario Europeo di Firenze è ormai in grado di assumere la sua vocazione di luogo per eccellenza al servizio dell'insegnamento superiore in Europa, in collaborazione con le altre università d'Europa e del mondo.

Prof. Yves Mény, direttore del centro di ricerca Robert Schuman di Firenze


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