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Didattica dell'italiano come seconda lingua in Alto Adige: l'attività del Pädagogisches Institut für die deutsche Sprachgruppe
Intervista con Jolanda Caon e Carmen Siviero L'Istituto Pedagogico per il gruppo linguistico tedesco, attivo dagli anni '80, ha il compito di coordinare le iniziative nel campo della didattica per le scuola in lingua tedesca in Alto Adige, compiendo studi e ricerche pedagogiche e svolgendo attività di formazione, aggiornamento e documentazione. Al suo interno viene seguita anche la didattica dell'italiano come seconda lingua (L2), coordinata da Jolanda Caon (scuole elementari e medie) e da Carmen Siviero (formazione dei formatori, scuole superiori), alle quali abbiamo rivolto alcune domande sull'attività dell'Istituto in questo ambito..
Dottoressa Caon, ci può illustrare gli elementi portanti della metodologia che avete elaborato per la didattica dell'italiano L2 alle scuole elementari e medie?
I principi su cui si basa la nuova metodologia riferita all'insegnamento - apprendimento della L2 sono quelli dell'autonomia dell'apprendimento, della centralità dell'alunno, dell'interazione e dell'intercultura. Questi principi sono strettamente collegati fra loro, infatti per rendere autonomo un alunno bisogna far sí che sia al centro del processo di insegnamento-apprendimento, che sia lui a mettersi in moto, che si faccia carico del proprio progresso, che sia consapevole di ciò che sta facendo e del come lo sta facendo e che soprattutto abbia modo di confrontarsi con i compagni e di crescere nel gruppo. Per definire più dettagliatamente questo nuovo modo di essere in classe forse è meglio che riporti alcune delle azioni didattiche che facilitano l'apprendimento della lingua e lo sviluppo di competenze trasversali. Parlo di competenze perché sono convinta che i contenuti e le conoscenze possano anche svanire, ma che le competenze restino per sempre. Dunque, ritornando alle azioni didattiche, esse sono: la trasparenza degli obiettivi, la riflessione su quanto svolto, il dare feedback, la scelta fra più percorsi, l'interazione fra alunni, l'atteggiamento di esplorazione, la negoziazione dell'errore.
Potrebbe portare qualche esempio concreto?
Certamente. Per trasparenza degli obiettivi intendo l'esplicitazione all'alunno di quanto verrà fatto durante la lezione. All'inizio della lezione l'alunno viene coinvolto nell'azione didattica con un contratto chiaro che gli permette di sapere che cosa andrà a fare e perché. Questo gli consente di indirizzare meglio la sua attenzione. Su quanto svolto si riflette alla fine delle attività didattiche e l'alunno ha così modo di ripercorrere le varie fasi dell'apprendimento, di rivedere assieme all'insegnante e ai compagni cosa ha imparato e dove ha incontrato delle difficoltà. In altre parole, all'alunno viene chiesto di dare un feedback sul proprio apprendimento. Del feedback l'insegnante tiene poi conto per differenziare l'insegnamento e per modificare eventualmente la lezione. Per esempio se l'alunno indica una difficoltà nella comprensione delle consegne [le istruzioni per svolgere una data attività, n.d.r.] date dall'insegnante, quest'ultime dovranno essere trasmesse con modalità diverse, o se alcuni alunni hanno difficoltà a rapportarsi ai materiali proposti, l'insegnante dovrà proporli con modalità e difficoltà diverse... Il feedback è la voce dell'alunno, è un terreno di informazione/negoziazione, è una delle modalità con cui l'alunno può intervenire nella pianificazione/programmazione delle lezioni. Durante la prassi didattica all'alunno viene offerta la possibilità di scegliere fra più percorsi. Egli ha così modo di seguire individualmente i propri interessi e di eseguire compiti adeguati ai propri bisogni, di scegliere fra due tipi di attività o fra due possibilità all'interno della stessa attività. Questo fa riflettere l'alunno sulle proprie capacità, mette in movimento meccanismi di autovalutazione, di riflessione sul proprio stile cognitivo. Per esempio un alunno visivo o cinestetico, cercherà il percorso che gli permetterà di seguire e sviluppare il proprio stile cognitivo. Favorendo l'interazione tra alunni si creano momenti di confronto con i compagni e di apprendimento cooperativo: ciò significa non solo aumentare notevolmente il "tempo-parola" dell'alunno, ma anche agevolare la sua crescita in collaborazione con gli altri. L'atteggiamento di esplorazione si realizza in quanto non è più l'insegnante a trasmettere la conoscenza, ma è l'alunno che scopre a poco a poco lessico, contenuti, regole..., formulando ipotesi, cercando, verificando. Infine vorrei soffermarmi sulla negoziazione dell'errore. Negoziare l'errore vuol dire passare dall'accezione "errore-orrore" all'errore visto come una formulazione di ipotesi nella costruzione della lingua. L'errore viene negoziato raccogliendo tutte le possibili variabili e mettendosi in atteggiamento di ricerca dell'espressione corretta ricorrendo a varie risorse e materiali a disposizione. Questi principi sono stati applicati anche nei materiali didattici che abbiamo elaborato; ne è un esempio il volume per la scuola media Tocca a te (realizzato in collaborazione con l'ASM - Arbeitskreis Südtiroler Mittelschullehrer), che si basa appunto sulla centralità dell'alunno, sull'autonomia, l'interazione e l'intercultura, e dove la riflessione sulla lingua viene intesa come scoperta della regola da parte dell'alunno.
Tutto questo implica un capovolgimento del tradizionale rapporto insegnante-alunno.
Sì, l'insegnante non è più l'attore in classe, ma piuttosto un regista che sa lavorare anche alla moviola e sa unire i vari fotogrammi per dare continuità all'apprendimento. Non è più un trasmettitore di nozioni e cultura, ma un facilitatore nell'acquisizione di competenze che permettono all'alunno, che ha imparato ad imparare, di accedere al sapere non solo a livello scolastico, ma anche nella vita. È l'alunno che dovrà crescere sviluppando strategie in rapporto al proprio apprendimento, ma l'insegnante dovrà fornirgli gli strumenti per far sì che possa conoscersi meglio. L'insegnante dovrà inoltre selezionare i materiali e le risorse per permettergli di misurarsi in modo conforme alle proprie capacità e per risorse intendo anche i compagni, l'ambiente, non solo i materiali.
Qual è il ruolo del gioco nell'apprendimento linguistico?
Il gioco è importante non solo per gli alunni della scuola elementare, ma anche per quelli della scuola media perché permette al ragazzo di apprendere senza che se ne accorga, divertendosi e socializzando. Crea inoltre empatia con la lingua, con l'insegnante, con i compagni. È però importante in una lezione di lingua che il gioco non sia fine a se stesso, ma che poi al momento della riflessione l'alunno si renda conto che attraverso il gioco ha imparato ed esercitato la lingua.
Quali iniziative adottate come Istituto Pedagogico per diffondere le vostre proposte didattiche presso gli insegnanti?
L'Istituto cerca di colmare la lacuna nella formazione didattico-metodologica degli insegnanti attraverso un ricco programma di aggiornamento in tale ambito. Cerca inoltre di offrire sul territorio un sostegno con proposte e indicazioni di aggiornamenti interni, con lezioni di supporto didattico, ossia lezioni dimostrative, a cui assistono diversi docenti con i quali poi vengono fatte riflessioni post-evento. L'Istituto cura la raccolta dei dati che servono per rilevare i bisogni del terreno e che provengono sia dall'aggiornamento che dagli incontri nelle scuole. Dalla lettura dei dati raccolti emergono le tematiche da proporre nei successivi aggiornamenti, i progetti da avviare a livello di Istituto e di singole realtà scolastiche, i gruppi di lavoro per la produzione e sperimentazione di materiali. L'Istituto è il punto di riferimento per l'innovazione didattico-metodologica e promuove quelle iniziative volte al sostegno di insegnanti e alunni.
Come viene garantita la continuità didattica nel passaggio dalla scuola elementare alla scuola media?
Abbiamo fatto come Istituto diverse esperienze sulla continuità, coordinando obiettivi, materiali, e abbiamo notato che è soprattutto attraverso le azioni didattiche condivise e le visite in classe con osservazioni reciproche che si può realizzare un continuum fra i diversi gradi di scuole. Attualmente i dati raccolti riguardano la condivisione delle azioni sopra menzionate. Se i docenti dei diversi gradi di scuola condividono la metodologia didattica, gli alunni sentono meno il disagio del passaggio da un grado di scuola all'altro.
Dott.ssa Siviero, ci potrebbe parlare dell'attività di formazione per la scuola elementare, di cui Lei si occupa?
Per quanto riguarda l'Italiano L2, l'attività di formazione nella scuola elementare ha una tradizione decennale, ed è stata iniziata dall'Isp. Dott.ssa Rita Gelmi e dal mio predecessore, Sergio Venco. Attualmente possiamo contare su 18 formatori di lunga data pronti a lavorare nelle scuole (alcuni di loro lo fanno già e seguono dei progetti decentrati, grazie a distacchi di cui godono). Quest'anno poi si sta concludendo un corso di formazione triennale a cui hanno partecipato sia i formatori di maggiore esperienza che dei "nuovi" formatori, per cui possiamo contare su altre 6 giovani formatrici pronte ad inserirsi nel sistema scolastico. Questi docenti svolgono quei compiti che sarebbero propri delle "figure di sistema", cioè di insegnanti che dovrebbero seguire progetti e svolgere attività di tutors per i colleghi più giovani. È estremamente importante creare una rete di questo tipo, poiché consente alla scuola di disporre di insegnanti particolarmente preparati sul piano metodologico, ma anche su quello comunicativo-relazionale, in funzione di un potenziamento dell' insegnamento della seconda lingua, tutto ciò nell'ottica di una maggiore autonomia delle scuole. Nella formazione in questi ultimi tre anni ci siamo occupati soprattutto di aspetti comunicativo-relazionali, di metodologia del progetto e di lingua e cultura.
Passiamo ora alla scuola superiore. Come si caratterizza in questo ambito la didattica dell'italiano L2?
Nella scuola superiore abbiamo avuto due importanti novità negli ultimi anni: l'entrata in vigore dei nuovi programmi per il biennio nel 1994 e la stesura definitiva della bozza dei programmi del triennio, approvata dalla Commissione Provinciale Programmi e inviata pochi mesi fa a tutte le scuole. Questa bozza dovrà diventare legge nel prossimo futuro. Ovviamente questi due riferimenti legislativi hanno in parte inciso e incideranno sull'insegnamento della seconda lingua. In generale, si è dato maggiore spazio all'educazione linguistica e, per quanto riguarda quella letteraria, il taglio non è più storico-diacronico, ma per moduli (unità tematiche, per genere, autore, opera, ecc.) proprio per evitare la pretesa di una trattazione completa della letteratura. Si è poi dato spazio ad altri aspetti della cultura e ad altri linguaggi, come quello cinematografico, delle arti, massmediologico, ecc.
L'Istituto Pedagogico è molto attivo nell'elaborazione di materiali didattici. Che cosa avete realizzato per la scuola superiore?
In effetti lavoriamo molto in questo campo ed io, in particolare, ci sto lavorando intensamente. L'anno scorso abbiamo pubblicato una grammatica confrontativa fra italiano, tedesco e dialetto sudtirolese, Strumenti e funzioni della lingua di Raffaele Mannarini. Il libro parte dal presupposto che lingue diverse esprimono le stesse funzioni comunicative con modalità espressive (in senso lato) spesso diverse. Proprio partendo dall'analisi delle maggiori funzioni comunicative si è perciò cercato di rendere consapevoli gli alunni di come queste funzioni, presenti ovviamente anche nella loro lingua madre, vengano poi poste in essere nella lingua seconda. Questo approccio si è dimostrato vincente in particolare sul piano affettivo, poiché in classe, anche durante l'ora di italiano, si sono rivalutate le conoscenze pregresse dell'allievo ed è stata riconosciuta pari dignità di espressione, e, quindi, di confronto con la lingua target, alla prima lingua che loro parlano, cioè il dialetto. A febbraio del prossimo anno uscirà un eserciziario, concepito come quaderno di lavoro per gli studenti, alla cui realizzazione stanno lavorando lo stesso autore della grammatica ed altri tre docenti che l'hanno sperimentata in classe. Tutti i libri di testo che l'Istituto produce, comunque, vengono prima sperimentati nelle classi ed il parere dei docenti, ma in particolare quello degli alunni è tenuto in grande considerazione per testarne la validità. Abbiamo anche fatto uscire del materiale intitolato Percorsi didattici, frutto di un gruppo di lavoro che ha affontato le modalità di proposizione di testi letterari nelle classi del triennio. Ma il progetto più grosso a cui stiamo lavo-rando con un gruppo di docenti è la stesura di un'antologia della letteratura italiana per il triennio superiore. Si tratta di tre volumi agili di circa 500 pagine l'uno, di un manuale di letteratura e di un manuale di accompagnamento per i docenti in cui si individueranno anche dei percorsi didattici paralleli con le altre letterature, in particolare quella tedesca. Il testo, di cui è già in sperimentazione il II volume, sta incontrando il favore dei docenti e degli alunni coinvolti e sarà pubblicato, per quanto riguarda i primi volumi, a febbraio del prossimo anno da una casa editrice nazionale. Con un altro gruppo di lavoro abbiamo inoltre preparato del materiale per un confronto fra letteratura e cinema, per il quale restano solo da definire le modalità di diffusione.
Quali passi sono stati compiuti verso una didattica integrata di madrelingua e seconda lingua nell'ottica di un'educazione linguistica comune?
Fa capo all'Istituto un gruppo che si occupa di didattica integrata da molto tempo. Lo seguono in particolare l'Ispett. Rita Gelmi e la Dott.ssa Annemarie Saxalber. Quest'anno, ad esempio, si è lavorato sul confronto fra le modalità di proposizione di testi per un futuro esame di stato scritto. In autunno vi sarà, poi, un corso su come affrontare progetti comuni in Lingua 1, Lingua 2 e Lingua 3.
Per la didattica dell'italiano L2 vi servite anche di glottotecnologie quali televisione, video, radio e computer?
Senz'altro. I nostri insegnanti usano già da tempo la TV, i film, la registrazione di programmi radio nelle loro lezioni. Avevo citato prima l'esempio del gruppo di lavoro che ha elaborato del materiale per affontare un discorso comune fra letteratura e linguaggio cinematografico. A questi mezzi si è aggiunto l'uso del computer, e al momento vi è un gruppo interno all'Istituto (ma formato da docenti di tutte le discipline), che sta lavorando all'ipertesto.
Quanto spazio viene dedicato a scuola allo sviluppo della competenza dialogico-interazionale? E come si concretizza l'educa-zione alla comunicazione interculturale?
Direi che tutto l'insegnamento si basa, o dovrebbe basarsi sullo sviluppo della competenza dialogico-relazionale. Ciò significa in primo luogo adeguare questa competenza agli interessi e alla crescita cognitiva dell'allievo. E questo mi porta a fare un discorso sull'importanza dell'insegnamento della letteratura anche nella seconda lingua. Si sostiene da più parti che insegnare/apprendere la letteratura sia svolgere un lavoro che non consenta o addirittura ostacoli l'acquisizione di quella competenza comunicativa indispensabile per relazionarsi con i parlanti della seconda lingua. A parte che un insegnamento letterario avviene in modo sistematico solo a partire dalla terza classe superiore e, quindi, dopo ben 9 anni di apprendimento della seconda lingua, credo che a quel punto non possiamo solo pensare a interessare o 'intrattenere' i nostri allievi coinvolgendoli in 'finte' situazioni dialogiche, del tipo: siamo alla posta, devi consegnare un biglietto ad una persona, ecc. Tutto ciò è indubbiamente utile, ma dovrebbe essere acquisito a questo livello di studi. Credo perciò che sia di scarsa attrattiva per gli allievi. Certo, se partiamo dal punto di vista dell'attrattiva, un certo modo di fare letteratura finora adottato in classe da alcuni docenti può essere stato poco motivante o coin-volgente, ma nella mia esperienza di docente e anche di comandata di II Lingua presso l'Istituto, ho potuto constatare che, quando si affrontano testi pregnanti, in cui vengono trattati in modo esemplare i grandi temi della vita, gli alunni sono estremamente interessati e si instaura così quel "dialogo" con il testo, con l'autore, con i compagni e con l'insegnante, che probabilmente altri tipi di situazione comunicativa non consentirebbero. Dal punto di vista metodologico è comunque fondamentale che venga dato più spazio-parola al discente, e questo lo si può fare con metodiche di vario tipo, ma non è certo la letteratura che le ostacola, anzi, le favorisce più che mai, specie se si stimola l'alunno ad una presa di posizione su ciò che gli viene proposto o che lui stesso sceglie e se la classe diventa quella 'comunità interpretativa' di cui parlano anche i nostri programmi per il triennio. Naturalmente l'educazione letteraria non è l'unico canale per un'educazione linguistica, anche se lo può essere al più alto livello. Una novità importante dei nuovi programmi del triennio è costituita proprio dallo spazio dedicato anche in questi anni all'educazione linguistica. Sta poi ai singoli docenti coniu-gare l'una con l'altra. Per quanto riguarda l'educazione alla comunicazione interculturale, compito formativo della scuola, e quindi anche della seconda lingua, è quello di insegnare agli allievi a riconoscere la diversità, ad accettarla e valorizzarla. In questo senso gli insegnanti di L2 hanno un ruolo importantissimo, poiché essi stessi sono il veicolo di una diversità, con la loro cultura e la loro lingua. A livello di scuole elementari stiamo lavorando con i formatori al rapporto lingua e cultura; abbiamo poi avviato un lavoro che potrà essere proseguito nel futuro, proponendo un corso di didattica interculturale ai docenti di Italiano L2 nei tre ordini e gradi di scuola. Il corso ha incontrato un alto gradimento fra i docenti che l'hanno frequentato e, proprio da loro, è giun-to l'invito a proseguire in iniziative di questo tipo.
a cura di Daniela Veronesi, ricercatrice dell'area scientifica "Lingua e diritto" dell'Accademia Europea di Bolzano
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