contact | site map | imprint           7.7.2008
Logo EURAC  
  NEWS ARCHIVE    
      Events    
      Education courses    
      On research    
      New print releases    
      Job openings    
SITE SEARCH  
 

Academia 15
 

Home  |  Press  |  Academia  |  15  |  Artikel2  

Convegno Internazionale
Bambini bilingui: non è un sogno

Internationale Tagung
Zweisprachige Kinder: Vom Traum zum Alltag

di Daniela Veronesi

A che punto si trova la didattica del tedesco come seconda lingua nelle scuole dell'Alto Adige? Quali difficoltà sono state incontrate, quali esperienze sono state fatte, quali prospettive si sono aperte nel campo dell'apprendimento di questa "lingua del vicino"? Quali indicazioni provengono dalla ricerca psicolinguistica e glottodidattica? Questi alcuni dei temi affrontati, in un continuo confronto tra ricerca e didattica, durante la fitta giornata di studi svoltasi a Bolzano il 12 dicembre, della quale si fornisce qui di seguito una sintesi parziale.

La giornata di studio, organizzata dal "Laboratorio didattico per l'immersione linguistica" (coordinato da Rosetta Infelise Fronza, direttrice della Scuola Media Archimede di Bolzano), ha fornito un quadro della situazione in cui versa la didattica del tedesco come seconda lingua in Alto Adige, confrontando l'esperienza locale con modelli applicati in altri territori plurilingui e indicando possibili prospettive per il futuro. Ha accolto così al suo interno interventi di diversa natura, dall'esperienza dei docenti di seconda lingua in Alto Adige e all'estero, alla testimonianza di genitori e operatori che si confrontano con la problematica della seconda lingua nel contesto scolare e pre-scolare, alle riflessioni di alcuni esperti di bilinguismo e di immersione che, seguendo da anni le problematiche del bilinguismo in Alto Adige, rappresentano una piccola ma autorevole comunità di studiosi a cui fare riferimento nell'affrontare la questione.

E che si tratti - o si sia trattato in passato - di una questione non facile è noto a tutti; sempre più evidente, però, come ha notato Rosetta Infelise Fronza nel primo intervento del convegno, è anche il passaggio da posizioni contrapposte - in cui accanto all'italiano percepito come diritto si collocava il tedesco vis-suto come dovere - ad un positivo desiderio di bilinguismo da parte della popolazione italofona, che ha fatto convogliare l'interesse verso le possibilità di apprendimento della seconda lingua con programmi di immersione e fin dall'età prescolare.

A questo proposito torna utile confrontarsi con l'esperienza del gruppo linguistico ladino, per il quale il direttore dell'Istituto Pe-dagogico Ladino Theodor Rifesser ha illustrato un progetto in atto nelle scuole materne che, accanto al ladino usato ufficialmente come lingua veicolare, prevede l'uso giornaliero (30 minuti) di tedesco o italiano in specifiche attività ludiche. I risultati del progetto, analizzati e valutati con l'aiuto di sociogrammi linguistici (che registrano i cambiamenti nelle dinamiche linguistiche dei singoli bambini), oltre a confermare il ruolo del ladino come lingua dominante nel contesto dell’asilo, mostrano esiti interessanti, primo fra tutti il fatto che l'interazione tra i bambini si organizza non in base alla lingua ma all'interesse per la specifica attività, e che dunque avviene con compagni di gioco di diversa madrelingua; dalla prospettiva delle maestre emerge inoltre una maggiore conoscenza di ogni singolo bambino, anche dal punto di vista specificatamente linguistico. Ma se la scelta del bilinguismo deve diventare un'attitudine, ha sottolineato ancora Rifesser, è necessario puntare l'attenzione anche al di fuori della scuola, coinvolgendo educatori, genitori ed enti per inserire ambiti extra-scolastici come quelli offerti dalla televisione, dalla lettura, dallo sport ecc. in un progetto linguistico globale, creando o rafforzando i presupposti (esposizione a diversi codici linguistici, amici di diversa madrelingua, apertura a contatti eterolinguistici anche di adulti) per un facile apprendimento delle lingue nell'infanzia.

Sul nesso bambini/plurilinguismo si è soffermato nella sua relazione anche Renzo Titone, studioso che da anni si occupa di glottodidattica e plurilinguismo, seguendo anche l'evolversi della situazione scolastico-linguistica altoatesina. Dopo aver ricordato brevemente il percorso fatto in Italia dalle prime sperimentazioni di educazione bilingue precoce negli anni '70 all'in-serimento della lingua straniera nei programmi di scuola elementare nel 1985 - non dimenticando di evidenziarne le difficoltà, dovute in primo luogo alle carenze nell'intervento istituzionale e alla mancanza di un interesse specifico da parte di glottodidatti e psicolinguisti -, Titone ha ricordato gli studi psicolinguistici sull'ap-prendimento precoce di una seconda lingua, dai quali emerge tra l'altro un maggiore sviluppo metacognitivo e metalinguistico dei soggetti che sono plurilingui dall'infanzia, indipendentemente dal livello sociale. Nelle famiglie bilingui l'apprendimento precoce "funziona bene" se seguito in base al criterio "un genitore-una lingua"; in contesti istituzionali l'insegnamento dà i suoi frutti se svolto in maniera ludica ("metodo ludico"), tenendo conto quindi che il gioco rappresenta per il bambino una "auto-attività totale", e che la creatività insita nel gioco porta ad un apprendimento profondo e duraturo.

Il problema della metodologia didattica è emerso inoltre nell'intervento di Giovanni De Martino, anglista dell'Università di Padova, che ha evidenziato la necessità di superare la visione della lingua come "grammatica" - cioè come entità statica formata da categorie grammaticali come verbo, soggetto, preposizioni, ecc. - per considerare invece la lingua come processo comunicativo interpersonale, in cui intervengono fattori non linguistici (psicologici, situazionali, culturali) che sono al di fuori del controllo del docente. Il docente in classe può semmai favorire l'auto-apprendimento, facilitandolo i processi che intervengono a tutti i livelli (mentale, relazionale ecc.) e dei quali egli deve avere delle conoscenze specifiche. Se nella "vita reale" imparare a parlare in una lingua non significa imparare regole grammaticali, ma vuol dire imparare a "comportarsi verbalmente in stretta correlazione con modelli socio-contestuali legittimati dalla società" (De Martino, Grammatica sì, grammatica no. Quale didattica della lingua?, in Nuova Secondaria, n° 10/1995), in classe il glottodidatta può cercare di rendere operative le capacità (bio-neuromentali) dell'apprendente creando contesti in cui questi, assumendo il ruolo di attore principale, possa comunicare nella lingua straniera, sulla base dei vari fattori (l'interlocutore, l'argomento trattato, la situazione, gli scopi della comunicazione ecc.) che intervengono nell'interazione.

Alcuni dei punti esposti da De Martino sembrano essere già una realtà nella didattica del tedesco seconda lingua (L2) in Alto Adige, come è testimoniato dalle esperienze svolte in alcune scuole elementari e medie e presentate al convegno da tutors e docenti. Tra questi Sigfried Baur, che nell'illustrare un progetto di sperimentazione presso una scuola elementare ("enrichment program" con uso del tedesco come lingua veicolare per 3-5 ore di lezione - musica e altre materie - , lavoro di gruppo e per progetti, co-teaching, gemellaggio con una scuola tedesca dello stesso quartiere), ha evidenziato le difficoltà ancora presenti nell'abbandonare il modello di lezione "frontale" tradizionale per sostituirlo con metodologie più collaborative quali ad es. la didattica per progetti, che tra l'altro, fondandosi sulla collaborazione tra insegnante di madrelingua e insegnante di seconda lingua, garantisce una maggiore coerenza sia nelle lezioni svolte in co-presenza che in quelle svolte autonomamente. Baur ha inoltre sottolineato l'importanza di creare degli spazi esperienziali per favorire la comunicazione interculturale, alla cui base sta un atteggiamento empatico verso la cultura dell'altro.

Martin Dodman, studioso che collabora da anni con le istituzioni altoatesine, ha poi ampliato il discorso alla didattica della seconda lingua nel contesto della scuola media, che dovrebbe proporre un approccio alla lingua come veicolo con cui imparare, come strumento a servizio dello studente, e non come oggetto da studiare. In tal modo lo studente può percepire la lingua come sua, e, al termine del percorso formativo, può sviluppare l'idea di sè stesso come soggetto plurilingue. Le competenze di un tale soggetto non sono però la semplice somma di più monolinguismi: entrano qui in gioco, infatti, la competenza linguistica, cognitiva, socio-affettiva e interculturale, e la sfida che si pone per operatori e studiosi sta anche nel tentare di definire precisamente tale intreccio di competenze.

Accanto ai programmi immersivi sperimentati in contesto scolastico (un'esperienza che ha avuto inizio nel 1992), il convegno ha registrato alcune iniziative bilingui di diversa natura, ma che testimoniano l'importanza che viene attribuita all'educazione linguistica e interculturale: dallo "scambio vacanze" svolto in località di montagna con gruppi di bambini e ragazzi italofoni e tedescofoni, che si colloca a metà strada tra apprendimento naturale ed istituzionalizzato, alla "Città dei ragazzi" dell'associazione ricreativa VKE (una 'città' gestita interamente dai ragazzi-cittadini) dove la richiesta di superare un 'esame' di bilinguismo, necessario ad ottenere incarichi di fiducia all'interno dell'organizzazione, ha riscosso favore positivo; dai gemellaggi tra scuole, basati sulla pedagogia dell' incontro, all'organizzazione in forma privata, da parte dell’Associazione Genitori per il Bilinguismo, di misure di sostegno del bilingui-smo precoce in diverse scuole materne altoatesine (in forma di attività ludiche in tedesco svolte per 30 minuti-1 ora al giorno).

L'apprendimento bilingue in ambito pre-scolare è del resto una realtà in molti contesti plurilingui (Canada, Finlandia, Catalogna, Paesi Baschi, Alsazia ecc.), oltre che essere oggetto di numerose sperimentazioni. Tra queste, per l'Italia, è stata riportata al con-vegno l'esperienza di un progetto pilota di immersione parziale friulano-italiano, coordinato dall'Università di Udine, che ha avuto una durata di 5 anni (1987-1992) e ha visto il coinvolgimento di tre scuole materne. Il progetto, finalizzato al 'recupero' del friulano (la lingua minoritaria più ampiamente diffusa in Friuli-Venezia-Giulia, che gode però di un minor prestigio sociale rispetto all'italiano ed il cui uso si riscontra soprattutto in ambiti di comunicazione familiari, amicali e informali) si è realizzato secondo i criteri dell'immersione parziale, che prevede un uso complementare delle due lingue come lingue di insegnamento, e dunque come strumento di comunicazione didattica e di interazione sociale. All'interno del progetto è stato adottato il criterio "una persona-una lingua" (sia per le insegnanti che per tutti coloro che interagivano con i bambini: bidelle, cuoche, autisti degli scuolabus, i direttori, gli ospiti). Per sostenere l'uso del friulano sono state create numerose occasioni per ospitare nonni, genitori, artigiani locali che hanno coinvolto i bambini in attività diverse; anche l'intervento di artisti ha permesso di rielaborare in modo creativo quanto affrontato durante le normali attività didattiche. L'analisi della sperimen-tazione, condotta sia con osservazione in itinere dell'evoluzione dei comportamenti verbali dei bambini, sia con interviste alle insegnanti, sia con prove di verifica lingui-stica, ha mostrato esiti positivi nell'in-terazione tra i bambini, nell'uso di friulano e italiano (estensione degli ambiti comunicativi) e nello sviluppo della competenza fonologica e metalinguistica.

Certo la situazione in cui si trovano gli italofoni in Alto Adige ha delle sue specificità proprie che non vanno dimenticate: una tra tutte, la coesistenza del dialetto sudtirolese (o meglio, dei dialetti sudtirolesi) accanto al tedesco standard imparato a scuola. Si pone quindi l'esigenza di familiarizzare lo studente italofono a tale varietà della lingua, introducendo elementi di dialetto nella didattica del tedesco come L2 in Alto Adige, come ha spiegato Kurt Egger nel suo intervento; anche Renzo Titone ha sottolineato l' importanza di mantenere e valorizzare il dialetto laddove esiste, in un quadro di educazione linguistica globale.

Dal dibattito che è seguito ai vari interventi, che ha permesso di affrontare anche la questione della delicata intersezione tra lingua e identità, è emersa la possibilità che in un contesto plurilingue e multiculturale l'educazione bilingue venga a rappresentare una strada privilegiata verso il superamento di modelli che associano rigidamente lingua a identità, per giungere allo sviluppo di una sorta di "super-identità": un'identità arricchita della conoscenza di altre lingue e culture, una personalità aperta che nella differenza vede una ricchezza e una via per riflettere e arricchire la sua stessa cultura.

Dott.ssa Daniela Veronesi, ricercatrice dell'area scientifica "Lingua e diritto" dell'Accademia Europea di Bolzano

Abstract:
Zweisprachigkeit: Vom Traum zum Alltag

Am 12. Dezember 1997 organisierte die „Werkstätte für sprachliche Immersionsdidaktik“ eine Tagung in Bozen zum Thema „Zweisprachige Kinder: Vom Traum zum Alltag“. Lehrer, Pädagogen, Sprachwissenschaftler und Eltern waren aufgefordert über das Problem beim Erlernen einer Zweitsprache unter besonderer Berücksichtigung des Deutschen als Zweitsprache in Südtirol zu diskutieren. Das Thema wurde von unterschiedlichsten Gesichtspunkten aus beleuchtet: so berichteten Zweitsprachenlehrer aus Südtirol oder anderen mehrsprachigen Gebieten über ihre praktischen Erfahrungen, Eltern und Erzieher über das Erlernen der Zweitsprache in der Schule aber auch bei Kindern im Vorschulalter, Immersions- und Zweisprachigkeitsexperten über Probleme und mögliche Lösungen der Zweisprachigkeit in Südtirol. Indem in einem weiteren Schritt auf die didaktischen Modelle anderer mehrsprachiger Regionen eingegangen wurde, versuchte man, die künftigen Entwicklungen der Didaktik des Deutschen als Zweitsprache in Südtirol abzustecken.


  The latest issue
 

 
 
Copyright © EURAC 2008 Send page Print page Top of page