6th International Pragmatics Conference:
Language and Ideology
Reims, 19-24 July 1998
di Daniela Veronesi
Dal 19 al 24 luglio scorso si è svolto in Francia, a Reims, il sesto convegno dell'International Pragmatics Association (IPrA), un'associazione fondata nel 1986 e che conta oggi più di 1300 membri di provenienza internazionale. L'appuntamento di quest'anno, nel corso del quale sono stati presentati circa 250 contributi, era dedicato al nesso "lingua e ideologia", esaminato secondo le molteplici prospettive che caratterizzano la ricerca contemporanea sull'uso della lingua, oggetto della linguistica pragmatica. Data la varietà degli argomenti affrontati, nel resoconto qui fornito ci si potrà soffermare solo su alcuni dei problemi trattati a Reims, nel tentativo di tracciare le linee di tendenza emerse nel corso della manifestazione.
Il convegno, che per ogni giornata di lavoro dava spazio ad una o più relazioni plenarie tenute da studiosi di spicco quali ad es. Dell Hymes, John Gumpertz, Monica Heller e Oswald Ducrot, si è articolato in una sessantina di sezioni dedicate a tematiche specifiche, al cui interno venivano discussi 4-5 lavori (alcune sezioni erano distribuite su più giornate); sono poi state organizzate delle poster sessions, dove ricerche tematicamente affini, ma non direttamente collegate al tema del convegno, venivano presentate sotto forma di posters alla presenza di autrici e autori.
Il tema dell'ideologia ha costituito la chiave di lettura delle ricerche in numerose sezioni, dall'insegnamento/apprendimento delle lingue straniere (che presuppongono una precisa concezione di cosa sia e come venga e/o vada imparata una lingua), al dibattito in corso in diversi paesi sull'ortografia (strumento di rappresentazione della lingua solo apparentemente neutrale); dalla rappresentazione degli eventi nel contesto dei media alla riflessione 'interna' sulle ideologie che, stando alla base di teorie e approcci di ricerca in linguistica, determinano le scelte metodologiche e le procedure d'analisi adottate dalla stessa comunità scientifica, sulle cui pratiche (tra cui anche la scelta della 'lingua franca' nella comunicazione internazionale) è necessario quindi interrogarsi senza dare per scontato il dogma della neutralità e dell'obiettività della scienza.
Uno spazio rilevante è stato riservato al nesso uso linguistico/identità in diversi contesti comunicativi, con una particolare attenzione al modo in cui l'identità propria e dell'altro viene rappresentata, costruita e negoziata nel corso delle interazioni tra singoli individui o nei discorsi 'ufficiali' a livello di comunità. Così, ad esempio, nella sezione The emergence of the self, Franca Orletti (Roma) ha presentato una ricerca condotta su bambini con problemi linguistici, mostrando come la caratterizzazione del bambino come soggetto partecipativo e positivo o come soggetto con gravi handicap linguistici sia legata all'interazione con l'insegnante, che dà approvazione sostenendo l'attività del bambino, o che, disapprovandone l'(iper)attività, lo relega al ruolo di soggetto problematico.
Nella stessa sezione, Diane Ponterotto (L'Aquila) ha invece analizzato l'identità maschile e femminile dei giovani (un filone di ricerca, quello dei "gender studies", molto fiorente specie nei paesi anglosassoni) sulla base di questionari e di conversazioni in contesti universitari italiani e inglesi, notando come, pur nella varietà di comportamenti, la definizione dell'identità maschile, di tipo competitivo, sia principalmente legata al potere (riflettendosi, a livello di interazione, in interruzioni di contrasto o in cambio di tema), mentre il modello femminile sia basato sulla ricerca della collaborazione (per cui le donne, conversando, non nascondono esitazioni, attenuano linguisticamente quanto affermano, non si atteggiano da 'esperte').
La costruzione dell'identità risulta quindi centrale nel confronto con ciò che è altro da sè: sia che si tratti di definire gli immigrati (rappresentati solitamente in base alla dicotomia "noi"/"loro", con l'interessante inserimento, in Italia, di un terzo soggetto costituito dallo "Stato", come ha sottolineato Anna Traindavyllidou nella sua ricerca sul discorso politico sull'immigrazione in Italia e Grecia), sia che si tratti di rappresentare se stessi in quanto membri di una minoranza linguistica sullo sfondo di una realtà socio-politica in evoluzione (con lo sgretolamento degli stati nazionali, la globalizzazione, la crescente importanza del settore dei servizi e dell'informazione). È questo il caso della comunità francofona in Ontario (Canada) dove, come hanno sottolineato Monica Heller ed il gruppo di lavoro da lei coordinato, si è assistito al passaggio dall'affermazione "forte" dell'identità negli anni '60 (con la predisposizione di 'spazi' comunicativi solo francofoni ed un orientamento tradizionalista verso il francese standard) ad un discorso di tipo "mondializzante", che vede nel bilinguismo un valore aggiuntivo nel contesto delle esigenze di mercato degli anni '80 e '90.
Non è però mancato il confronto con i più recenti orientamenti che si vanno affermando a livello europeo e internazionale, come la scuola di Ginevra di Eddy Roulet con la sua proposta di 'approccio modulare' all'analisi del discorso, o il gruppo di ricerca dell'università di Lione, coordinato da Catherine Kerbrat-Orecchioni, che da alcuni anni studia le interazioni verbali con più di due partecipanti, il cui esame pone problemi metodologici non indifferenti rispetto alla più 'facile' conversazione a due (per la formazione di 'coalizioni' e l'emergere di interazioni parallele all'interno del gruppo, lo scambio del ruolo di 'esperto' o 'animatore' nel corso dell'interazione, il diverso meccanismo della presa di parola, ecc.).
Lo studio delle interazioni verbali, perlomeno di quelle dove i partecipanti condividono lo stesso spazio fisico, non può tuttavia risolversi nella sola analisi dei dati linguistici: la comunicazione faccia-a-faccia si svolge infatti attraverso più modalità, da quella verbale e prosodica (ritmo, pause, intonazione) a quella gestuale (movimento degli occhi e del viso), facciale (espressioni del viso) e corporale (postura, distanza tra gli interlocutori). Questa tematica ha trovato uno spazio specifico nella sezione The pragmatic impact of multimodality in communication, entro la quale sono state presentate ricerche condotte sul ruolo delle diverse modalità all'interno di dibattiti televisivi (una puntata di Rosso e Nero condotta da Michele Santoro sulla guerra del Golfo, analizzata da Silvana Contento, Bologna), nel discorso politico (un intervento di Achille Occhetto presentato da Isabella Poggi, Bologna) e nelle interazioni spontanee tra studenti italiani e americani (Peter Boyland, Roma).
L'uso di codici non verbali interessa comunque anche la comunicazione scritta; non è un caso, dunque, che nella sezione dedicata alla comunicazione specialistica scritta l'attenzione fosse rivolta alla presenza di elementi quali grafici, tabelle e immagini in testi con un diverso grado di specia-lizzazione (nella ricerca contrastiva tedesco/rumeno di Alexandra Ghenghea, Bucarest) e alla loro interazione con il testo scritto (nell'analisi di articoli scientifici medici e linguistici presentata da Ines-A. Busch-Lauer del gruppo di Rosemarie Gläser a Lipsia). La comunicazione specialistica è stata comunque affrontata anche in numerosi posters: un esempio per tutti, l'analisi della collaborazione scientifica tra studiosi tedeschi, francesi e svizzeri nella zona di confine dell'Oberrhein, in un progetto coordinato da Lorenza Mondada del-l'Università di Basilea. Presenti anche le ricerche sul dominio giuridico e giudiziario, esaminato ad esempio con l'analisi della costruzione discorsiva del 'personaggio criminale' da parte della difesa nel processo d'Assise francese (Evelyne Saunier, Poitiers), o ancora con l'indagine sulla Dichiarazione di Indipendenza del 1810 a Caracas, che diede il via al processo di decolonizzazione in Venezuela, e del ruolo da essa svolto in quanto atto di persuasione nella costruzione dell'idea di nazione (Edith Mabel Cunarro).
Di particolare interesse, poi, sia nelle interazioni monolingui che in quelle interculturali, risulta l'analisi delle diverse strategie di cortesia (politeness) usate dai parlanti specie per compiere attività 'problematiche' come le richieste, o delicate come i saluti ed i ringraziamenti, per affrontare situazioni comunicative potenzialmente 'difficili' come le conversazioni telefoniche, o ancora in contesti in cui il rapporto tra gli interlocutori non è paritario. La tematica, affiorata marginalmente in numerose relazioni del convegno, è stata affrontata nello specifico in un'apposita sezione (coordinata da Manfred Kienpointner, Innsbruck), entro la quale sono stati evidenziati tra l'altro i problemi che possono sorgere nella comunicazione interculturale quando chi parla una lingua straniera non ne adotta le 'regole' di comportamento (linguistico) cortese, applicando invece quelle (spesso diverse e con un differente 'significato' dello stesso comportamento) associate alla propria cultura. Non sono mancate in questo contesto le critiche alla politeness theory di Brown & Levinson (che negli anni '70 aveva dato avvio alle ricerche sulla cortesia linguistica), ed è probabile che nei prossimi anni si giunga ad una risistemazione teorica del campo, come delineata ad esempio da Robert B. Arundale (Fairbanks, Alaska) con la sua "face constituing theory" presentata a Reims.
Il convegno ha dato spazio anche a nuove 'correnti' tuttora in corso di definizione teorica, come lo studio dell'afro-americano parlato negli Stati Uniti (African American Vernacular Language o Ebonics, oggetto di un acceso dibattito, nel corso del 1997, sulla lista di discussione Linguist List in Internet) o l'ecolinguistica, giovane disciplina che vede tra i suoi centri di diffusione Graz, Bielefeld, Odense, Adelaide e Chicago e che, applicando allo studio linguistico il concetto di ecosistema, si propone di indagare il ruolo della lingua nella nascita e nelle possibili soluzioni dei problemi ambientali, evidenziando inoltre l'uso antropocentrico della lingua, che rappresenta il mondo animato e inanimato unicamente dal punto di vista dell'utilità per l'uomo.
Ad allargare gli orizzonti, infine, hanno contribuito le sezioni dedicate alla ricerca linguistica in Est-Asia (East Asian Discourse and Culture Ideology, Japanese Speaking Choices: Real Diversity Meets The Ideology of Homegeneity, Public Discourse and Ideological Transition in Greater China), l'attenzione per le lingue dei segni, il cui studio si fa sempre più approfondito, ed in generale lo spiccato orientamento di comparazione tra lingue e culture dell'intero convegno, che ha visto confrontarsi in un crogiolo di lingue studiosi statunitensi ed arabi, asiatici e latino-americani, europei ed africani.
Il prossimo appuntamento internazionale dell'IPrA (http://ipra-www.uia.ac.be/ipra/ ipranet1.aspl) è previsto nel 2000 a Budapest, con un convegno che testimonia l'apporto crescente delle scienze cognitive alla ricerca linguistica e che reca il titolo "Cognitive aspects in language use".
Dott.ssa Daniela Veronesi, ricercatrice dell' area scientifica "Lingua e diritto" dell' Accademia Europea di Bolzano
L'autrice dell'articolo ha partecipato al convegno presentando con Françoise Hammer (Karlsruhe) un poster dal titolo "Between formality and originality: answering machine outgoing messages in comparison"
Abstract:
6th International Pragmatics Conference
Vom 19. bis zum 24. Juli fand in Reims, Frankreich, der 6. Kongreß des International Pragmatics Association (IPrA) statt. Der Verband wurde 1986 gegründet und zählt heute weltweit bereits über 1.300 Mitglieder. Die diesjährige Veranstaltung, auf der rund 250 Beiträge vorgestellt wurden, war dem Thema „Sprache und Ideologie" gewidmet. Die Autorin geht in ihrem Bericht auf einige Themenschwerpunkte der Tagung ein – wie etwa das Verhältnis Sprache/Identität, die verbalen und nicht-verbalen Elemente in der Kommunikation oder die Strategien von verbaler Höflichkeit - und erwähnt weitere Themen und Forschungszweige, wie etwa die junge Ökolinguistik oder die Analyse des in den U.S.A. gesprochene Afro-Amerikanischen, die derzeit in der pragmatischen Forschung diskutiert werden.