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Il ritorno dei grandi predatori: orso, lupo e lince Academia Nr: 19 (Juni - September / giugno - settembre 1999 1999)di Roberta Bottarin Il ritorno dei grandi predatori è stato il tema di una conferenza internazionale tenutasi a Belluno il 22 e 23 aprile 1999, orga-nizzata dalla Rete delle Aree Protette Alpine in collaborazione con il Parco Nazionale delle Dolomiti Bellunesi. La Rete Alpina è stata istituita nel 1995, viene coordinata dal Parco Nazionale degli Ecrins (FR) ed ha come scopo principale la creazione di una rete transfrontaliera, alla quale hanno aderito la maggior parte delle aree protette alpine, al fine di rafforzare la collaborazione internazionale in materia di protezione delle Alpi e di sviluppo sostenibile. Durante questo incontro a Belluno gestori delle aree protette, studiosi della fauna selvatica e rappresentanti di varie associazioni naturalistiche hanno illustrato la situa-zione e le problematiche attuali e future legate alla presenza dell'orso, della lince e del lupo nell'arco alpino.
Perché si parla di "ritorno" dei grandi predatori? In passato i grandi predatori avevano colonizzato l'intero emisfero settentrionale. L'essere umano ancora non incideva sull'ambiente naturale. L'areale della loro distribuzione veniva determinato unicamente dalle condizioni climatiche e naturalmente dalla presenza delle prede. L'equilibrio interspecifico veniva governato esclusivamente dalle leggi naturali esistenti fra preda e predatore. Negli ultimi secoli l'uomo ha trasformato molti ambienti e conseguentemente anche gli habitat faunistici. Lo sfruttamento dei boschi, l'agricoltura e l'allevamento hanno contribuito all'estinzione dei grandi predatori in gran parte dei paesi nord-europei. Inoltre è iniziata una persecuzione diretta da parte del uomo, che ha visto nei predatori degli antagonisti per le specie cacciate. Gli stessi governi, come quello Austro Ungarico in Trentino, assegnavano premi a chi uccideva un plantigrado e i cacciatori eliminarono sistematicamente le popolazioni predatrici. Agli inizi del '900 in tutta l'Europa centrale e settentrionale erano sopravvissuti solamente pochi gruppi di orsi isolati, che sembravano essere destinati ad estinguersi. Negli ultimi decenni la sensibilizzazione della popolazione verso la natura è aumentata (l'orso in Italia è una specie protetta dal 1939). Inoltre la concentrazione degli insediamenti nei centri urbani ha comportato l'abbandono di molti pascoli d'alta montagna ed un incremento della superficie boschiva in numerose zone delle Alpi. La concomitanza di questi fattori ha reso nuovamente disponibili spazi che un tempo erano governati dalla fauna selvatica, permettendo la ricolonizzazione prima degli ungulati, oggi presenti in numero elevato in molte zone alpine, e recentemente anche il RITORNO dei predatori.
La situazione attuale Orsi, lupi e linci popolano vasti territori dei Monti Dinarici (Slovenia e Kroazia). Superfici vaste e con bassa densità di popolazione umana, la presenza di fitti boschi e numerosi erbivori hanno favorito la riproduzione dei grandi predatori in queste zone. Dal 1990 gli orsi bruni (ursus arctos) hanno iniziato ad espandersi specialmente verso le Alpi Orientali. La loro migrazione avviene attraverso due percorsi preferenziali, chiamati corridoi faunistici (zone di transizione idonee, poco antropizzate e ricche di vegetazione spontanea). È stato stimato che negli ultimi anni 30-35 orsi hanno percorso i corridoi preferenziali insediandosi da un lato in Austria, dall'altro in Italia (vedi Fig.1). In Austria il primo orso è ricomparso già nel 1972 e venne chiamato "Ötscherbär", prendendo il nome dalla zone nella quale si insediò. In seguito alla massiccia emigrazione dalla Slovenia, oggi in Austria vivono 20-25 orsi, suddivisi in tre regioni preferenziali: Carinzia (Kärnten), Austria superiore (Oberösterreich) e Stiria (Steiermark). Il nucleo attuale nelle Alpi Carniche e Venete è di 5-10 esemplari, che si stanno sempre più espandendo verso occidente. Nel Parco Nazionale delle Dolomiti Bellunesi nel 1995 è stata ritrovata una impronta di orso bruno; la sua scomparsa dalla zona risaliva al 1892. Oggi alcuni esemplari popolano il territorio del parco. A fine aprile l'impronta di un esemplare giovane è stata ritrovata in una valle laterale della Valsugana, a poche decine di chilometri da Trento. La Svizzera non è ancora stata ricolonizzata dagli orsi; nel 1904 è stato ucciso l'ultimo orso dell'Engadina, esattamente nella zone nella quale è stato successivamente istituito il Parco Nazionale Svizzero. Nelle Alpi francesi risulta essere estinto dal 1937. Nel Parco Adamello Brenta sono riusciti a sopravvivere gli unici orsi autoctoni delle Alpi centrali (nell'Appennino Centrale attualmente vivono 70-100 esemplari, l'unico nucleo interfecondo d'Europa). Questo nucleo, sebbene non più perseguitato, è ormai ridotto a pochi individui. Per stabilire esattamente il numero di orsi presenti nel gruppo dell'Adamello Brenta, è stata svolta un'analisi genetica basandosi sui peli e gli escrementi ritrovati. Da questo studio è emerso, che attualmente il nucleo di orsi è ridotto a tre esemplari, che non si riproducono più ormai dal 1988. Una popolazione isolata che scende sotto la soglia di pochi individui, rischia l'estinzione. Il Parco Adamello Brenta in collaborazione con l'Istituto della Fauna selvatica e le amministrazioni locali stanno lavorando ad un progetto, finanziato in parte dall'Unione Europea, che ha come scopo la costituzione di una popolazione di orsi bruni sana ed in grado di autosostenersi nelle Alpi centrali (studi hanno dimostrato che per mantenere vitale una popolazione servono minimo 50 orsi!). Questo ambizioso obiettivo ha comportato e comporterà un grande impegno. Sono stati fatti studi di fattibilità, censimenti genetici, sondaggi popolari, valutazioni dell'habitat potenziale, coperture assicurative per eventuali danni. Dopo questa complessa serie di analisi è stata sviluppata la strategia di realizzazione e sono state impostate le linee guida del progetto. Nell'arco di quattro anni verranno liberati sul Brenta nove orsi sloveni, i primi tre entro il mese di maggio. Storicamente anche il lupo (Canis lupus) era presente in vaste zone delle Alpi. Si è estinto verso la fine del secolo scorso. In Italia il lupo è sopravvissuto nell'Appennino centrale. L'attuale popolazione viene stimata in Italia pari a circa 450-500 individui. Nel 1973 nuclei di pochi esemplari sono stati individuati nell'Appennino Toscano, nella zona del Mugello e nel Parco Nazionale delle Foreste Casentinesi. Fino al 1971 il lupo è stato abbattuto, perché considerato pericoloso. La diminuzione degli spazi boschivi ha comportato un decremento del numero di animali selvatici ed il lupo ha iniziato a cacciare anche animali domestici. In Europa non sono però mai stati dimostrati casi di attacchi verso gli uomini. Negli ultimi anni sta ricolonizzando le Alpi provenendo sia dall'Appennino che dalla Slovenia. Sono stati fatti avvistamenti diretti e indiretti (peli, escrementi, danni) in Piemonte, in Lombardia e in Valle d'Aosta. Dal territorio italiano il lupo si sta espandendo verso la Francia, dove nel 1992 è stato osservato per la prima volta nel Parco Nazionale del Mercantour, nella parte meridionale delle Alpi francesi. In quelle zone oggi si contano numerosi gruppi di lupi, ognuno composto da 2 a 8 individui. Generalmente il lupo si è insediato in zone caratterizzate da una diminuzione della popolazione umana nelle aree montane. Nel 1994 il lupo è stato avvistato nelle Valli di Susa e Chisone e viene tuttora sistematicamente osservato dai gestori del Parco Naturale della Val Troncea e dai ricercatori dell'Università di Torino. Per la prima volta nel 1997 sono stati visti dei cuccioli. L'avvistamento dei lupi è molto raro, ma escrementi e tracce nel fango o nella neve fanno risalire senza dubbi alla loro presenza. La lince (Lynx lynx) è presente a basse densità in Svizzera, Slovenia, Austria e Italia. Complessivamente nel 1970 sono stati stimati 30 individui, ma la difficoltà delle ricerche e la mancanza di collaborazione potrebbe fare discostare questa stima dalle condizioni reali. Nonostante la lince necessiti di un territorio di caccia molto vasto, da un'analisi degli habitat dell'intero arco alpino è risultato che potenzialmente le Alpi potrebbero ospitare fino a 1000 linci. La distribuzione attuale della lince è caratterizzata da una dispersione spaziale notevole. La lince si è riprodotta velocemente specialmente in Svizzera e alcuni individui si stanno espandendo verso le Alpi francesi ed il confine italiano. In Italia uno degli ultimi esemplari è stato ucciso nel 1838 nelle zone fra Auronzo e Cortina. Attualmente nelle Alpi sono conosciuti due areali: uno occidentale (alto Piemonte e Val d'Aosta) e uno centro-orientale che raggiunge i confini della Slovenia. Nel Trentino sono stati avvistati singoli esemplari, ma la loro provenienza rimane incerta. Probabilmente si tratta di nuclei relitti originari oggi ampiamente favoriti dalla accresciuta salvaguardia ambientale.
Prospettive future I problemi legati al ritorno dei grandi predatori sono complessi e di non facile soluzione. Le considerazioni da fare si possono suddividere fondamentalmente in due filoni: da un lato si deve considerare l'enorme valore naturalistico e le conseguenze strettamente ecologiche correlate al ritorno di questi grandi mammiferi, dall'altro l'insieme di quesiti sociali che ne derivano. Siamo pronti a dividere le montagne con gli orsi? È possibile una convivenza fra grandi predatori ed essere umano nell'arco alpino? Le aree protette sono in grado di gestire i nuovi ospiti? Dal punto di vista ecologico è stato ampiamente dimostrato che nelle Alpi gli habitat potenziali per questi predatori esistono ancora. Negli ambienti naturali i predatori sono sempre stati presenti e fanno parte di una complessa rete ecologica. Si trovano all'apice della piramide alimentare e con un effetto "top down" contribuiscono alla sua regolazione. Il loro ritorno in ambienti già colonizzati in passato ha certamente un valore naturalistico enorme e incrementa la valenza qualitativa di una zona, sia dal punto di vista ecologico che economico. Il ruolo dei parchi nazionali e naturali diviene fondamentale, in quanto è stato calcolato che gran parte dell'habitat potenziale si trova all'interno di aree protette, che in un certo senso fungono da rifugio. Sono zone di studio ideali per approfondire la ricerca scientifica, la raccolta di dati ed il monitoraggio continuo degli individui. Risulta importante acquisire maggiori conoscenze riguardo l'interazione fra specie, il rapporto preda- predatori e la dinamica di popolazione in genere. Inoltre, la promozione e il mantenimento della diversità biologica è uno degli scopi primari delle aree protette. Attualmente sono in corso numerosi progetti, sia europei (ad es. Large Carnivoure Initiative for Europe) che nazionali (ad es. Grandi Carnivori delle Alpi, Progetto Orso del Gruppo Adamello Brenta), che prendono in considerazione non solo le problematiche scientifiche, ma anche quelle sociali. Animali come l'orso suscitano emozioni sia positive che negative. Nella storia, nella tradizione, nel mito, l'orso è sempre stato un protagonista, ma è stato anche temuto come padrone incontrastato dei boschi. Senza l'appoggio degli abitanti delle Alpi la ricolonizzazione non sarà possibile. La popolazione, specialmente allevatori, apicoltori e cacciatori, deve venire correttamente informata. La probabilità di avvistare uno di questi predatori è bassissima, in quanto sono animali che preferiscono ritirarsi nei boschi e condurre vita solitaria. Gli orsi, per esempio, si nutrono di vegetali (64%), di insetti (10%), di carogne (24%) e solo per il 2% di animali predati direttamente. È difficile che l'orso riesca a catturare grossi mammiferi selvatici, quali gli ungulati (stambecco, camosci, caprioli, cervi), mentre può predare più facilmente animali domestici (pecore, capre) più deboli e meno protetti. Nella politica gestionale la prevenzione e l'indennizzo dei danni (polizze assicurative, recinti elettrici, cani addestrati appositamente per la protezione dei greggi, squadre di pronto intervento ecc.) assumono un ruolo fondamentale. In Austria è già nata una nuova professione: "l'avvocato degli orsi", persona che deve mediare fra le necessità dei plantigradi e le richieste della popolazione. Se durante le vostre prossime gite in montagne doveste incontrare un essere peloso leggermente più grande del vostro "Teddy"…è proprio il caso di dire: "In bocca al LUPO"…
Dr. Roberta Bottarin, ricercatrice nell'area "Ambiente Alpino" dell'Accademia Europea di Bolzano Roberta.Bottarin@eurac.edu
Die Rückkehr der großen Beutegreifer
Das Netzwerk Alpiner Schutzgebiete hat in Zusammenarbeit mit dem Nationalpark „Dolomiti Bellunesi" eine Konferenz zum Thema „Rückkehr der großen Beutegreifer: Bär, Wolf und Luchs" organisiert. Bären, Wölfe und Luchse waren seit jeher in Europas Wäldern zu Hause. Forst- und landwirtschaftliche Nutzung der Berggebiete sowie die Verfolgungen durch den Menschen haben diese Beutegreifer im gesamten Alpenraum ausgerottet. Aus einigen umliegenden Gebieten, vor allem aus Slowenien (Bär), den Apenninen (Wolf) und der Schweiz (Luchs), kehren in den letzten Jahren die großen Beutegreifer in den Alpenraum zurück. Sie gehören als wichtige Bestandteile in die heimischen Lebensgemeinschaften und tragen zum natürlichen Gleichgewicht bei. Ökologische Einsichten stehen aber sozialen Fragestellungen gegenüber. Das Verhältnis des Menschen zu großen Beutegreifern hat sich in letzter Zeit geändert. Je näher sie dem Menschen stehen und je mehr über ihre Rolle in der Natur bekannt ist, desto eher ist der Mensch geneigt, sie zu tolerieren oder gar zu schützen.
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