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Academia 19 
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Le lingue senza voce in Italia Il servizio pubblico radiotelevisivo e le minoranze linguistiche
Academia Nr: 19 (Juni - September / giugno - settembre 1999 1999)

di Günther Rautz
Le minoranze hanno diritto a trasmissioni radiotelevisive nella propria lingua. Tale servizio deve essere svolto dalle reti pubbliche della Rai, ma finora questo diritto è stato riconosciuto soltanto per francesi, tedeschi, ladini e sloveni. Nulla è invece previsto per le altre minoranze in Italia: gli albanesi e greci del sud, le grandi comunità di friulani e sardi, i croati, catalani, franco –provenzali e le isole tedescofone. L'esigenza più sentita dalle minoranze residenti nelle zone in cui non si ricevono le trasmissioni della Rai in lingua minoritaria è l'adozione di specifiche disposizioni che rendano possibile questo importante diritto culturale.

La stipulazione delle convenzioni
La Rai produce settimanalmente 27 ore di programmi tv e 177 ore di programmi radio per le minoranze linguistiche in tedesco, francese, sloveno e ladino. Le trasmissioni sono assicurate, grazie a diverse convenzioni stipulate tra la Rai e la Presidenza del Consiglio, nelle regioni Valle d'Aosta, Trentino – Alto Adige e Friuli-Venezia Giulia. Per quanto riguarda la provincia di Bolzano, l'ultima convenzione del 1997 prevede 4.716 ore annue di trasmissioni radiofoniche e 550 televisive in lingua tedesca, mentre 352 all'anno sono le ore di trasmissione radio e 39 di tv in ladino. Per la maggior parte delle minoranze le convenzioni con la Rai non sono state stipulate.
Per la minoranza friulana, ad esempio, che si estende su ben quattro province (Udine, Pordenone e Gorizia nella Regione Autonoma Friuli-Venezia Giulia e la Provincia di Venezia nella Regione Veneto) nessuna convenzione è stata firmata dalle regioni. Dal 1996, però, nel Friuli-Venezia Giulia vige la legge regionale 15/96 che tutela, con appositi provvedimenti e mediante l'istituzione dell'Osservatorio per la lingua e la cultura friulana, il patrimonio linguistico e culturale friulano. L'articolo 29 della suddetta legge autorizza la Regione a stipulare apposite convenzioni con le radio e televisioni locali, sia pubbliche che private, per la trasmissione di programmi in lingua friulana. Nonostante i bilanci regionali del 1997 e del 1998 prevedessero già a capitolo uno stanziamento di L. 300.000.000 all'anno, il termine per la convenzione del 1998 è scaduto il 31 dicembre 1998. Le disposizioni per la trasmissione di programmi in lingua friulana alla Rai sono già vigenti, ma non sono applicate, poiché la Regione non ha mai nemmeno iniziato a negoziare i contenuti delle convenzioni con la concessionaria pubblica, la quale dal canto suo si è detta disponibile. Va ricordato, però, che la sede Rai di Trieste ha adottato delle disposizioni interne secondo le quali non sarà più possibile trasmettere programmi in friulano, finché questi non saranno finanziati dalla Regione.
In passato Radio Rai trasmetteva spontaneamente alcuni programmi in lingua friulana, anche se di durata non sufficiente e con cadenza sporadica. Esiste, però, una radio privata – Radio Onde Furlane – che da quasi vent'anni trasmette 24 ore su 24 programmi per l'80% circa in lingua friulana, fra cui spiccano un ottimo Radio-giornale e vari programmi culturali. In attesa di un telegiornale in friulano, questa radio ne ha predisposto uno proprio via Internet (www.friul.it). Ad essa si aggiunge Radio Spazio 103 che prevede un programma mattutino molto seguito – Gjal e Copasse – della durata di un'ora e replicato la sera, oltre ad alcuni appuntamenti giornalieri che vanno dalla mezz'ora all'ora di trasmissione.
Anche i ladini dei tre comuni ladini "storici" (Livinallongo-Fodom, Ampezzo e Colle S. Lucia) in provincia di Belluno vogliono accedere ad una compartecipazione attiva alla radio- e telediffusione in lingua ladina, adattandola alle loro esigenze di comunità minoritarie ed alla nuova convenzione tra la Rai e lo Stato. In questa prospettiva i tre comuni hanno approvato con propria delibera un progetto di integrazione nel servizio radiotelevisivo regionale di Bolzano. Le Unioni ladine delle tre valli hanno già chiesto alle autorità competenti l'uso delle frequenze TV disponibili e stanno ora installando a proprie spese le necessarie strutture di diffusione.

I media e la pianificazione linguistica
I media sono importanti strumenti di pianificazione linguistica ed hanno il compito di stabilire delle norme di buon uso della lingua oppure di informare ed intrattenere utilizzando linguaggi più accessibili ai parlanti ordinari della lingua. Per avvicinarsi a questa esigenza dovrebbe essere assicurato il finanziamento, ed i programmi informativi, culturali o di varietà andrebbero prodotti da una redazione minoritaria indipendente. Il finanziamento è il problema più grave per le comunità albanesi in Sicilia, Calabria e Basilicata. Per mancanza di fondi e di una legge o una convenzione il progetto locale "Radio Entello arbereshe" in provincia di Palermo svanito nel nulla dopo aver trasmesso giornalmente e per alcune ore programmi in lingua albanese. L'altra condizione per i programmi minoritari dovrebbe essere una redazione nella lingua minoritaria composta da persone residenti nell'area. Per l'assunzione del personale della Rai regionale uno staff redazionale locale dovrebbe dimostrare una certa competenza nella lingua e nella cultura minoritaria. Sotto questo punto di vista nel 1996 è stata presentata alle autorità centrali della Rai ed alle massime autorità dello Stato una petizione, firmata da ben 54.000 cittadini, affinché sia istituita a Udine una sede autonoma della Rai per un servizio a tutta la popolazione friulanofona, incluse le Province di Gorizia, Pordenone, Udine ed in parte Venezia.

Le nuove tecnologie e la diffusione
Non tutto il territorio abitato dalle comunità minoritarie riceve le trasmissioni della Rai regionale o le trasmissioni televisive dai paesi confinanti per mancanza di ripetitori, anche se tecnicamente la diffusione non sarebbe di per sé tanto difficile. Un caso particolare sono i programmi Rai in lingua slovena che non coprono l'intero territorio abitato dalla minoranza nelle province di Gorizia, Udine e Trieste. Gli sloveni della provincia di Udine, per esempio, non ricevono i programmi in sloveno della Rai di Trieste, mentre sarebbe opportuno garantire loro un numero consistente di ore di trasmissioni radiofoniche in dialetto locale. La possibilità di ricevere trasmissioni radiotelevisive dall'estero dovrebbe inoltre essere assicurata in tutte le aree confinarie, mentre ad es. in alcune zone di confine del Friuli-Venezia Giulia la TV dalla Slovenia non è visibile per mancanza di ripetitori.
Per quanto concerne le comunità di derivazione germanica, le minoranze cimbra e mòchena in provincia di Trento ricevono alcuni programmi radio e TV della Rai Sender Bozen, dei programmi privati sempre dalla provincia di Bolzano e via satellite dalla Germania. Tali programmi sono un importante punto di riferimento sia storico che linguistico per dette minoranze, ma, assicurando anche programmi propri in lingua cimbra e mòchena sul patrimonio storico, folcloristico, artistico e tradizionale, si renderebbe riconoscibile presso l'opinione pubblica la esistenza della minoranza. Un problema tecnico particolare concerne le brevi trasmissioni in occitano (provenzale) di FR 3 Marseille che dovrebbero essere convertite dal sistema Secam al sistema Pal. Una soluzione semplice per le esigenze degli occitani di Piemonte sarebbe la conversione delle trasmissioni negli studi di Torino della Rai, anche se ciò comporterebbe un ritardo di qualche ora nella ritrasmissione.

Il quadro normativo europeo
Per tutelare i fondamentali diritti linguistici e culturali delle minoranze nazionali è necessario creare le condizioni giuridiche che permettano di accedere alle nuove tecnologie della comunicazione. I futuri sviluppi della situazione italiana in materia, attualmente caratterizzata da profonde differenze nelle diverse situazioni, anche tra le minoranze riconosciute, si svolgeranno in quadri giuridici differenziati. Un aspetto particolarmente importante e comune e a tutte le realtà riguarda la non discriminazione delle minoranze in relazione al diritto di accesso ai mezzi di comunicazione. Questo principio è sancito dalla Convenzione quadro per la protezione delle minoranze nazionali del Consiglio d'Europa (art. 9). La Carta europea per le lingue regionali e minoritarie prevede invece che gli stessi Stati membri possano determinare il livello di tutela, scegliendo tra le varie sezioni della Carta. L'Italia, in quanto Stato firmatario della Convenzione quadro fin dalla sua approvazione, è obbligata a dare attuazione ai principi in essa contenuti.

Dr. iur. Günther Rautz, ricercatore dell'area scientifica "Minoranze ed autonomie regionali" dell'Accademia Europea di Bolzano
Günther.Rautz@eurac.edu



Öffentlich-rechtlicher Rundfunk und Minderheiten

Die Versorgung von Minderheiten mit Fernseh- und Rundfunkprogrammen ist sowohl in der Europarat-Rahmenkonvention zum Schutz nationaler Minderheiten (Art.9) als auch in der Europäischen Charta für Regionaloder Minderheitensprachen geregelt, die von Italien umzusetzen sind. Derzeit werden von der öffentlich-rechtlichen Rundfunkanstalt Rai für die anerkannten Minderheiten in Aosta, Trentino-Südtirol und Friaul-Julisch Venetien 27 Stunden Fernseh- und 177 Stunden Radioprogramm wöchentlich ausgestrahlt. Wesentlich schwieriger ist die Situation der nicht anerkanntenMinderheiten in Italien, die nur sporadisch oder überhaupt keine mediale Versorgung in deren Muttersprache haben. Um das Grundrecht auf Sprache und Kultur auch diesen Minderheiten zu gewährleisten, wird es notwendig sein, die rechtlichen Rahmenbedingungen zu schaffen, neue technische Entwicklungen zu nützen und laufende grenzüberschreitende Radio- und Fernsehprojekte zu fördern.


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