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Tradurre le lingue speciali Intervista con Lorenza Rega Academia Nr: 20 (September - Dezember / settembre - dicembre 1999) Tra i diversi settori di ricerca legati alla linguistica applicata, quelli relativi alle lingue speciali e alla traduzione presentano numerosi punti di contatto – lo studio dei fenomeni linguistici propri delle discipline specialistiche rappresenta infatti una conditio sine qua non per la formazione e l'attività sia di chi insegna traduzione sia di chi la esercita come professione. La Prof. Lorenza Rega, docente di traduzione specializzata in italiano dal tedesco presso la Scuola Superiore di Lingue Moderne per Interpreti e Traduttori dell'Università di Trieste, si occupa della traduzione di vari generi testuali nei settori dell'economia, del diritto e della sociologia; ha accettato di raccontarci le sue impressioni su LSP '99.
Prof. Rega, in che modo ritiene si inseriscano gli studi sulle lingue speciali nel campo della traduzione? Lo studio delle lingue speciali è la precondizione per affrontare la traduzione specializzata. Un traduttore è un mediatore culturale esperto in senso lato di una (o più) culture, ma in generale non dispone di una formazione approfondita della materia i cui testi altamente specialistici deve tradurre. Per farlo dovrà necessariamente acquisire innanzitutto una conoscenza della disciplina e quindi confrontarsi con l'analisi sistematica della lingua speciale con cui tale disciplina comunica, in una dimensione prima endolinguistica e quindi interlinguistica. L'analisi e il confronto vengono condotti su più livelli: macrotestuale, morfo-sintattico e lessico-terminologico. È soltanto sulla base di questo lavoro preliminare che il traduttore può ad esempio pervenire a soluzioni di compromesso accettabili nella traduzione di testi caratterizzati da lingue speciali che si potrebbero definire ad alto grado idioculturale, come ad esempio la lingua del diritto.
Alla luce delle problematiche emerse nel corso del convegno, quali prospettive si aprono, secondo Lei, per la ricerca sulle lingue speciali nel prossimo millennio? Innanzitutto v'è la necessità di approfondire lo studio delle singole lingue speciali al fine di renderne più razionale l'uso. Tale obiettivo potrà essere perseguito soltanto con l'individuazione di caratteristiche occorrenti ad alta frequenza in corpora su supporto informatico di ampie dimensioni e suddivisi per generi testuali. Va da sé l'importanza di continuare i lavori di terminografia computerizzata importanti sia per i traduttori sia anche per gli esperti del settore che possono trovare utili informazioni in tempo reale. Importante è anche il problema dell'insegnamento delle lingue speciali e del loro uso razionale per gli studenti sia di madrelingua sia stranieri. Programmi di studio ad hoc dovrebbero essere messi a punto da esperti del singolo settore e da linguisti che dovrebbero interagire per formare esperti sensibilizzati, fin dai primi anni di studio specialistico, sull'importanza di sapere come comunicare in modo adeguato alle diverse situazioni.
Quali sono le Sue impressioni generali su LSP '99? LSP '99 è stato un'ottima occasione per fare il punto sulla situazione della ricerca sulle lingue speciali, ricerca che presenta fra l'altro problemi diversi nei vari paesi, in particolare in quelli extraeuropei. La presenza di studiosi provenienti da questi ultimi è importante e andrebbe allargata per conoscere realtà che ancora sono poco note e che sono invece importanti soprattutto in un'ottica interculturale al fine di giungere a una conoscenza sempre più profonda di quanto è "estraneo" e quindi a un'intesa sempre più ampia, un'intesa che alle volte può essere penalizzata dall'uso del solo inglese come lingua franca. C'è sempre stato un buon equilibrio fra il momento introduttivo (le relazioni generali) che ha fornito i points de repérage per l'approfondimento delle tematiche proposte all'interno dei vari workshops o nell'ambito di relazioni più brevi, seguite sempre da domande puntuali che documentavano il concreto interesse per i problemi affrontati.
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