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Come prepararsi allo studio universitario trilingue: istruzioni per l'uso
Academia Nr: 20 (September - Dezember / settembre - dicembre 1999)

di Stefania Cavagnoli, Anny Schweigkofler
Iniziare un corso universitario trilingue, per uno studente appena uscito dalla scuola superiore, è sicuramente una sfida non da poco. Oltre alle novità delle materie che studierà, al metodo di studio richiesto, magari alla novità del luogo e della città, si troverà di fronte un corso di laurea con lezioni in tre lingue diverse, tenute da professori provenienti da paesi e culture diverse, con una concezione didattica probabilmente differente fra loro. Lo studente, che dovrà conoscere almeno due delle tre lingue di insegnamento, verrà supportato, attraverso i corsi offerti dal centro linguistico, nell'apprendimento di questa terza lingua e nel rafforzamento della seconda. Per il primo trimestre di quest'anno accademico poi, la Libera Università di Bolzano ha pensato di offrire alle matricole un corso di lingua specifico per affrontare meglio lo studio. La concezione di questo corso intensivo è stata elaborata dall'area scientifica "Lingua e diritto" ed esso è stato visto come avvicinamento ai linguaggi specialistici, necessari per affrontare qualsiasi disciplina universitaria. Nell'elaborazione di una concezione più ampio sull'insegnamento di linguaggi specialistici, il primo passo affrontato è stato quello di un'analisi sul fabbisogno linguistico specialistico. Si è proceduto su diversi piani, sia con colloqui con i docenti, che attraverso incontri con i tutori delle diverse materie; con osservazioni delle lezioni e dei tutorati ed infine con un questionario somministrato agli studenti. Soprattutto i risultati di quest'ultima analisi sono stati tenuti in considerazione per la progettazione del corso intensivo.

Che tipo di corso?
Progettare un corso intensivo semispecialistico crea delle difficoltà, rispetto ad un corso di lingua standard, per il quale esistono già dei modelli che possono essere applicati con poche modifiche. Nell'analisi qui effettuata ci si è resi velocemente conto del fatto che i pochi modelli esistenti per i linguaggi specialistici non fossero applicabili in una situazione, come quella bolzanina, in cui ci si trova ad operare. Per questo motivo si è cercato di individuare quali possano essere le abilità preparatorie necessarie ad uno studente della Libera università di Bolzano, abilità che in parte sono collegate alla lingua straniera, in parte necessariamente alla lingua madre e alle modalità di studio del singolo. Questa lista di abilità è stata confrontata con quelle individuate dagli studenti nei loro questionari e quindi completata anche dalle modalità di studio che essi applicano o che vorrebbero applicare. Si è verificato, per esempio, come gli studenti studino veramente, in che misura collaborino fra di loro o preferiscano un percorso autonomo, quanto abbiano bisogno di tecniche di studio o piuttosto di conoscenze linguistiche vere e proprie e si è constatato che un tale corso sarebbe visto dagli studenti come un primo approccio ai linguaggi specialistici.

Obiettivo del corso
Sempre basandosi sull'analisi del fabbisogno ci si è resi conto che nella lezione disciplinare è impossibile focalizzare l'attenzione su alcuni punti considerati però indispensabili dagli studenti (per esempio come si lavora con e in lingue diverse, a cosa porta il cambiamento di lingue durante la lezione, quali sono le differenze culturali che si ripercuotono sul lavoro quotidiano dello studente): di conseguenza l'obiettivo del corso è stato fissato nel mettere gli studenti in grado di poter affrontare lo studio universitario nella sua totalità. Le abilità che concretamente sono state affrontate nel corso sono quelle di prendere appunti, seguire una lezione, elaborare un testo in comune, aiutarsi a vicenda nell'altra lingua, riformulare un testo oralmente, partecipare ad una conversazione, simulare diverse situazioni quotidiane universitarie (riempire moduli, iscriversi, fare domande per borse di studio).
Si è cercato di sensibilizzare gli studenti alla realtà trilingue e pluriculturale della Libera Università di Bolzano, esercitando anche l'abitudine al lavoro di gruppo e facendo scoprire agli studenti il proprio stile di apprendimento. La modalità è quella di lavoro interattivo, che porta alla realizzazione di un prodotto concreto, in forma di un libretto, che ogni studente potrà conservare come guida personale all'università.

Strutturazione del metodo e del corso
Il corso si è svolto in due settimane, con due insegnanti diversi, anche per presentare agli studenti modelli di lingua differenti.
Nella prima settimana si è scelto un metodo didattico, chiamato simulazione globale, sperimentato già in molti ambiti diversi (dal management all'apprendimento della letteratura) e a diversi livelli di conoscenza. La simulazione globale si basa sulla concezione di Ken Jones, che la differenzia dal gioco, dal gioco di ruolo o ancora dal teatro. La simulazione per Jones è più vicina allo studio di un caso, nel quale si trovano coinvolti i partecipanti, in cui la responsabilità delle azioni, ma anche la libertà di scelta è in mano loro. Questo implica un continuo cambiamento della situazione, basato su azioni e interazione dei e fra i partecipanti. Alla base della simulazione stanno la scelta di un preciso scenario in cui si svolgono le azioni (in questo sta per esempio la differenza con i giochi di ruolo), e le funzioni da svolgere. L'importanza della funzione che viene assunta da uno studente è dimostrata anche dalla libertà di azione che esso ha (e qui si differenzia dal teatro, in cui viene fornito il copione).
L'aggettivo "globale" è stato aggiunto da Francis Debyser e Jean-Marc Carè, che a differenza di Jones, per cui la simulazione è limitata a determinati momenti della lezione, intendono tutto il corso come un progetto, quindi con tempi diversi e più lunghi, come costruzione e ricostruzione di un qualcosa di complesso e completo, una parte di mondo. La simulazione così intesa è globale anche perché tocca diversi tipi di attività e diverse abilità, linguistiche e non. L'aspetto culturale, spesso non separabile da quello linguistico, acquista un posto di primo piano nella simulazione, che utilizza materiali autentici e che, in questo caso, si arricchisce anche della dimensione interculturale. Il ruolo dell'insegnante, nella simulazione globale, è quello di colui che tira i fili, che è pronto ad intervenire a seconda della situazione (per esempio se c'è bisogno di approfondire detreminati temi lessicali o testuali), ed è quello che dà istruzioni chiare per le attività die discenti, che sono comunque gli attori del progetto.
Il principio metodologico alla base della simulazione è la scelta di un luogo, che deve venir costruito durante il corso: quello scelto in questo caso è l'università. Per raggiungere l'obiettivo ci si appoggia alle strutture della Libera Università di Bolzano (biblioteca, segreteria, aule, centro linguistico, ufficio stampa, amministrazione...), mettendo così gli studenti direttamente a contatto con gli edifici e le persone che li accompagneranno per alcuni anni attraverso possibili situazioni in cui si troveranno nel corso di studi.
La prima parte del corso non era divisa per lingue, ma anzi, all'interno di una stessa classe hanno operato due insegnanti di madrelingua diversa, un'italiana e una tedesca. Questo aspetto è stato determinante sia per rendere una situazione di bilinguismo reale, sia per sfruttare le capacità degli studenti anche nella L1. Come già detto sopra, infatti, le abilità da esercitare non sono necessariamente tipiche della seconda lingua, spesso gli studenti ne sono carenti anche nella madrelingua. In questo corso, in cui sono stati confrontati con due lingue, hanno potuto far fruttare le loro capacità nel modo migliore e allo stesso tempo esercitare la dimensione del lavoro di gruppo.
Le docenti si sono premurate di variare sia l'utilizzo della lingua che le attività in una delle due lingue, in modo che tutti gli studenti avessero la possibilità di produrre molta lingua straniera.
Dopo la prima parte, il corso è stato suddiviso in due: in un corso si sono trovati gli studenti che vogliono apprendere il tedesco, con un'insegnante tedesca, e nell'altro quelli che vogliono imparare l'italiano, con un'insegnante italiana. I docenti erano diversi da quelli della prima settimana.
Nella seconda settimana, l'insegnante si è posto come obiettivo quello di sistematizzare la grande quantità di lingua utilizzata nella prima settimana. Per fare questo ha dovuto tenere in considerazione le richieste degli studenti e utilizzare molti materiali da loro prodotti, avendo come base la guida per lo studente, da loro prodotta nella prima fase del corso.
Certamente ciò implica una grande collaborazione con i colleghi che li hanno preceduti e la presenza nel corso die colleghi in qualità di osservatori. Il coinvolgimento dei colleghi praticamente su tutte e due le settimane favorisce anche la conoscenza reciproca e presenta agli studenti diversi modelli di comportamento.

Conclusione
Il corso sopra descritto rappresenta il primo passo nella costruzione di una concezione didattica per l'insegnamento dei linguaggi specialistici: l'aspetto che più lo lega alla didattica specialistica è il legame non solo con la lingua, ma anche con i contenuti, attraverso l'utilizzo e l'apprendimento di strategie. In questo sta la differenza con i corsi di lingua standard, che sono già stati sperimentati e per i quali esistono modelli e teorie pedagogiche di spessore.
La proposta della simulazione globale nasce dalla necessità di far vivere agli studenti una nuova dimensione, evidenziando la novità del passo da loro compiuto nell'affrontare un corso di laurea rispetto alla dimensione scolastica.
Vista la novità dell'utilizzo della simulazione globale in corsi specialistici e quindi considerando questo corso come una sperimentazione, si è ritenuto necessario affidarsi ad una supervisione metodologica di un'esperta austriaca. Inoltre si prevedono due fasi di valutazione del corso: una preparata dagli studenti e una elaborata dalle ricercatrici dell'Accademia che hanno concepito e terranno il corso insieme ad altre due colleghe del Centro linguistico.

Dr. phil. Stefania Cavagnoli, ricercatrice
nell'area "Lingua e diritto" dell'Accademia Europea di Bolzano
Stefania.Cavagnoli@eurac.edu

Dr. Anny Schweigkofler, ricercatrice nell'area
"Lingua e diritto" dell'Accademia Europea di Bolzano
Anny.Schweigkofler@eurac.edu

Bibliografia
Moser Rabenstein, H., Simulationen im Fremd-und Zweitsprachunterricht, in Zweitsprachlernen in einem mehrsprachigen Gebiet: Grundlagen und Perspektiven für ein neues Curriculum = L' apprendimento della lingua seconda in un contesto plurilingue : principi e prospettive per un nuovo curricolo / Hrsg. Augusto Carli.... -Bolzano : Provincia autonoma. Scuola e cultura italiana, 1995. - 325 S.

Indirizzi Internet utili:
http://www.Ratho.be/reno/simulation.htlm http://www.ifb.sk/culturel/coll_la_simulation.html


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