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Ai confini del mondo Academia Nr: 22 (März - Juni / marzo - giugno 2000)di Roberta Bottarin Cronaca di un viaggio di studio in Argentina
Superate le difficoltà iniziali con la conversione dei pesos argentini in lire, sono veramente rimasta a bocca aperta: a Ushuaia, la città più a sud del mondo, nella Terra del Fuoco, un caffè costa 8.000 Lire! C'è soltanto da augurarsi che gli argentini sappiano valorizzare non soltanto il loro patrimonio gastronomico, ma anche e soprattutto quello naturale... Le esperienze e le emozioni che offre l'Argentina sono superlative. L'invito ad un congresso internazionale mi ha permesso di assaporare anche l'atmosfera ai confini del mondo…
1ª tappa: La Plata (Buenos Aires, Argentina). Confronti scientifici Intercontinentali
Con i suoi 2.800.000 km2 , l'Argentina è uno dei paesi più ricchi di contrasti del mondo: nella "terra dei sei continenti", così viene spesso chiamato questo paese sudamericano, si passa dalle foreste tropicali al clima secco della Patagonia, dal ghiaccio polare alle spiagge candide. Nonostante le Alpi e le Ande siano separate da più di 12.000 km è interessante notare come le tematiche scientifiche in ambienti montani siano in realtà simili. In molte zone montane il grado di antropizzazione, ossia di intervento dell'uomo sull'ambiente, è nettamente inferiore rispetto alle aree alpine. Questo dipende anche dalla densità di popolazione, che nelle zone montane argentine è bassissi-ma (quasi la metà dei 35 milioni di abitanti dell'Argentina sono concentrati nella sola provincia di Buenos Aires). Il grado di urbanizzazione è basso, le poche strade sono sterrate, non esistono impianti di risalita o dighe per la produzione di energia idroelettrica. Da questo punto di vista, certe zone delle Alpi differiscono notevolmente. Ma è proprio per questo diverso grado di impatto urbano, che le ricerche e gli studi effettuati nelle Alpi possono essere in parte utilizzati per elaborare misure preventive in paesi meno antropizzati. A noi d'altra parte, si offre un "laboratorio naturale", con ecosistemi incontaminati in cui le leggi della natura regnano ancora sovrane. "Oltre che con problematiche legate alla tutela del paesaggio, siamo confrontati quotidianamente con problemi idrologici e ecologici" racconta il Prof. Gavino, professore presso il Dipartimento di Idraulica dell'Università di La Plata e consulente per lo Stockholm Environment Institute e per World Water Vision. "Nel mio lavoro di coordinatore di ricercatori dei diversi paesi sudamericani vengo a contatto con realtà locali molto diverse. Nella zona della Pampa, per esempio, numerose città dipendono da un unico fiume per acqua potabile, irrigazione e produzione di energia elettrica. La qualità dell'acqua attualmente però è pessima e le spese di depurazione di conseguenza molto one-rose. Anche il Rio de la Plata presenta delle condizioni qualitative compromesse; il fiume nasce in zone equatoriali ricche di acqua, nella cd. Mesopotamia argentina, e attraversa una zona molto secca prima di sfociare nell'Oceano Atlantico nei pressi di Buenos Aires con il delta più largo del mondo." Ma se le condizioni di salute attuali non sono per nulla "brillanti", lo è l'origine del suo nome: "Rio de la Plata" in portoghese significa "fiume d'argento". Nel XVI secolo i conquistatori portoghesi arrivati in queste terre furono accolti dagli indigeni con preziosi regali d'argento, estratto, così narra la leggenda, da una montagna delle Ande, dalla quale nasce un tributario del Rio de la Plata. L'argento non ha soltanto dato il nome al fiume più lungo del paese, ma allo stato stesso: dal 1860 questo paese sudamericano viene ufficialmente chiamato Repubblica Argentina. Speriamo che questo paese riesca a recuperare e conservare il valore dei suoi "fiumi d'argento".
2ª tappa: La Terra del Fuoco. Di caldo, solo il nome
Concluso il congresso, con un volo interno ho percorso tutta la costa dell'Argentina, finché sotto ai miei occhi, attraverso le fitte nuvole della Patagonia, si è aperto un paesaggio di isolette, laghi, insenature, montagne coperte ancora di neve: uno spettacolo mozzafiato, che ho potuto ammirare a lungo, prima che l'aereo ottenesse il permesso di atterrare a Ushuaia, la città più a sud del Mondo! In poche ore di volo sono passata dalla Pampa secca e arida a una regione ricca di vegetazione centenaria. La terra del Fuoco però di caldo ha solo il nome. Ma perché è stata denominata in questo modo? Quelle zone furono popolate da indigeni, appartenenti a tribù diverse e provenienti dal nord; si narra anche che un gruppo di nomadi che stava esplorando le zone montuose sudamericane fu sorpreso dal rumore assordante dell'acqua che stava invadendo la terra alle loro spalle, impedendo loro di tornare indietro. Tra queste popolazioni nomadi, la tribù più studiata è quella degli Yamanes: di statura piccola e con le braccia sproporzionatamente lunghe, nonostante il clima rigido si coprivano solamente con qualche pezzo di pelle. Per la maggior parte del tempo vivevano su canoe costruite con la corteccia degli alberi. La luce delle fiaccole sulle loro canoe spaventò i conquistatori che 400 anni fa si spinsero a esplorare la "Terra Australis Incognita", come veniva denominato il continente sudamericano, che si riteneva servisse solamente da contrappeso al globo terrestre. Increduli e sorpresi, i conquistadores credettero che la terra bruciasse, ed è per questo motivo che la zona più a sud del mondo viene ancora oggi chiamata "la Terra del Fuoco". Dopo la conquista da parte di inglesi e spagnoli, gli indigeni vennero uccisi o 1910. Oggi rimangono soltanto delle fotografie a testimonianza dell'esistenza e della triste scomparsa di questa popolazione. In questa parte di mondo tuttavia non rimangono soltanto le tracce di un passato ancora recente di conquiste e soprusi, ma anche quelle di natura ancora vergine. Due idrologi di Ushuaia mi hanno portata a visitare la loro area di campionamento. Le vallate sono immense, il fondovalle coperto da torbiere il cui strato di humus raggiunge, in certi punti, i 15 metri. I torrenti scorrono senza limiti di spazio o pericolo di straripamenti. C a m m i –n a n d o attraverso il bosco che ricopre gran parte delle montagne, era come se interrompessi un incantesimo: i miei piedi poggiavano su millenni di storia. I brevi periodi vegetativi permettono solamente una crescita della flora molto lenta, e altrettanto lenta è la fase di decomposizione del materiale organico: camminando su un tronco d'albero caduto, apparentemente integro e ricoperto di muschi e licheni, questo si sbriciola immediatamente. Ero la prima persona che calpestava quel suolo e avevo la sensazione di invadere e disturbare un mondo incantato. Quelle valli rischiano di venire distrutte per far posto a impianti sciistici e centri abi andrebbe perso a seguito di queste costruzioni. Nel vicino Parco Nazionale della Terra del Fuoco, nel quale finisce anche l'unica strada nazionale che attraversa la parte meridionale dell'Argentina, questo pericolo non esiste. Ma bisogna veramente accontentarsi di custodire solamente qualche zona sacrificando tutto il resto per lo sviluppo economico? Custodisco ancora gelosamente gli odori, i rumori e i colori di quelle meravigliose foreste.
3ª tappa: La Penisola di Valdès. Un paradiso faunistico
Chi di noi non associa i pinguini al freddo polare, al ghiaccio e alle temperature basse? E invece, durante il periodo di riproduzione, più di 20 specie di pinguini nuotano verso punti molto più caldi per covare le loro uova (generalmente due per coppia) anche a temperature che superano i 35°C. I loro nidi non sono scavati nel ghiaccio, ma nel terreno secco, sotto cespugli che li riparino dal sole. Queste zone di costa attualmente sono protette e la riserva naturale integrale più grande è la penisola di Valdès, circa 1.500 km a sud di Buenos Aires. La penisola è unita al continente da una fascia di terra larga solamente 35 km, ed è un vero paradiso per numerosi mammiferi marini. Oltre ai pinguini, che simpaticamente corrono a rinfrescarsi dandosi il turno per proteggere il nido, nella riserva vivono anche numerose colonie di foche e di elefanti marini, che a novembre (mese in cui in quelle zone inizia la primavera) si godono il sole e si riposano dalle fatiche della riproduzione sessuale (un elefante marino ha fino a 400 femmine!). Inoltre, nelle due baie protette ai lati della penisola, durante tutto il periodo primaverile (fino a metà dicembre) si possono avvistare facilmente anche le balene (Balena Franca Australe), quasi tutte femmine con i loro - si fa per dire - piccoli. L'emozione è grande quando questi enormi mammiferi nuotano accanto alla barca, alzano la loro coda oppure saltano fuori dall'acqua. Le riserve naturali garantiscono loro protezione, ma in mare aperto, a pochi km a largo della Patagonia, navi Giapponesi stanno conducendo una caccia indiscriminata di questi mammiferi.
Soddisfazioni, emozioni, tristezze e gioie –il bagaglio di ricordi con cui sono tornata in Italia è grande, e ogni volta che citerò le due pubblicazioni il pensiero mi riporterà ai "confini del mondo".
Il Parco Nazionale della Terra del Fuoco, istituito nel 1960, è l'area protetta più australe del mondo. Nei suoi 63.000 ettari comprende vari habitat e… perfino i condor! Alcune specie di pinguini, come ad es. il Pinguino di Magellano, vanno a nidificare in zone molto calde della costa argentina formando le colonie più grandi del mondo: fino ad un milione di individui!
Con 2.800.000 km2l'Argentina è il secondo paese del Sudamerica per estensione; Ushuaya, capoluogo della Terra del Fuoco, detiene invece il primato di città più a Sud del mondo. Sulla cartina sono segnate le tre tappe del viaggio
Roberta Bottarin
Accademia Europea di Bolzano
Ambiente alpino
roberta.bottarin@eurac.edu
Strumenti della gestione ambientale IV Congresso Internazionale di Ingegneria e Ambiente (La Plata, Argentina)
I progetti che svolgono i ricercatori dell'area scientifica "Ambiente alpino" dell'Accademia Europea di Bolzano hanno suscitato interesse anche in America del Sud, dove mi hanno invitata a presentare due relazioni in occasione di un congresso internazionale in Argentina. Nell'aprile 1998, a Merano, l'area scientifica "Ambiente alpino" ha organizzato un congresso internazionale sull'idrologia: tra gli esperti, arrivati da ogni parte del modo, c'era anche il Prof. Gavino, del Dipartimento di Idrologia dell'Università di La Plata (Argentina), con il quale si è avviato da allora uno scambio di informazioni scientifiche, consigli e confronti fra due paesi tanto lontani, ma con problematiche ambientali simili (specialmente riguardo all'ecologia degli ambienti montani). L'anno scorso il Prof. Gavino, in collaborazione con l'Ambasciata Italiana, mi ha invitata al IV Congresso Internazionale di Ingegneria e Ambiente, al quale dall'Italia hanno anche partecipato il direttore dell'agenzia dell'Ambiente della Provincia di Trento, dott. Roberto Boso, e il Prof. Roberto Lenzi, dell'Istituto di Idrologia dell'Università di Padova. Il congresso si è tenuto dall'8 al 10 novembre 1999 presso il Dipartimento di Idraulica dell'Università di La Plata, a circa 60 km dalla capitale argentina. Nella prima delle mie due relazioni, dal titolo "Studi idrologici in ecosistemi subalpini" ho presentato i risultati ottenuti in ambito idrologico con i progetti Ecomont e Integralp condotti nella Val Passiria dall'Accademia Europea in collaborazione con l'Università di Innsbruck. I risultati hanno suscitato un notevole interesse fra gli idrologici argentini, che in parte si occupano di problematiche simili. Anche la seconda relazione, "Analisi ecologica dei corsi d'acqua dell'Alto Adige" si è rivelata molto interessante anche per lo stato Argentino, dato che alcune zone vengono drenate da pochi torrenti e il loro stato di salute nella maggior parte dei casi è fortemente compromesso. Dopo il congresso, alcuni ricercatori dell'Università di La Plata e alcuni radiocronisti hanno intervistato i loro ospiti italiani. È stata una settimana intensa, ricca di emozioni e di soddisfazioni, che ha lasciato poco spazio al "caliente" tango argentino... ma il confronto con realtà internazionali stimola la crescita e l'apertura anche in ambiente scientifico.
Le mie prime presentazioni "transoceaniche": dopo tanta emozione, le soddisfazioni sono state grandi. Un congresso internazionale è un momento di incontro, che permette lo scambio, il confronto ma anche la crescita delle persone
Bis ans Ende der Welt…
…führte mich eine Studienreise auf Einladung der Universität La Plata (Argentinien) vergangenen November. Neben interessanten wissenschaftlichen Kontakten im Bereich der Hydrologie (Teilnahme am IV Internationalen Kongress von „Ingegneria ed Ambiente" in La Plata mit zwei Fachvorträgen), reiste ich von der trockenen Pampa Zentral-Argentieniens bis an die südlichste Spitze Südamerikas, dem sagenumwobenen Feuerland. Trotz der 12.000 Kilometer zwischen Alpen und Anden, gibt es durchaus ähnliche wissenschaftliche Problemstellungen so z.B. im Bereich der Wasserversorgung. Fast die Hälfte der 5 Millionen Einwohner Argentiniens leben in der Provinz von Buenos Aires, während die Bergregionen zumeist unberührt sind. Dicht besiedelte Gebiete liegen häufig in trockeneren Flachgebieten, wie auch das Gebiet rund um Buenos Aires. Diese Ballungszentren werden meist nur von einem oder wenigen Wasserläufen versorgt. Das Wasser dieser Flüsse dient als Trinkwasser, speist Bewässerungsanlagen und Wasserkraftwerken. Aufgrund der großen Belastung ist die Wasserqualität sehr schlecht. Die Wasserläufe der Bergregionen hingegen sind noch so gut wie unberührt. Es gibt wenig Bergstraßen, keine Staudämme oder Begradigungen des Flußbettes. Dennoch, der Mensch dringt langsam aber sicher auch in die Bergregionen vor. „Hier gilt es bereits im Vorfeld, Maßnahmen zu treffen, um möglichst umweltschonend Eingriffe an Flussläufen (wie Staudämme, Wasserkraftwerke usw.) vorzunehmen," erklärt Prof. Gavino von der Universität La Plata. „Auf diesem Gebiet haben uns die Experten im Alpenraum einiges an Erfahrung voraus, weshalb wir die Zusammenarbeit mit Wissenschaftsinstituten wie die Europäische Akademie Bozen sehr begrüßen."
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