|
Academia 23
Home |
Press |
Academia |
23 |
art_10
Pensare il diritto per parlarlo Academia Nr: 23 (Juli / luglio 2000)ANNA-LUISA HARING La comunicazione specialistica è prerequisito essenziale per il sapere specialistico. L'in-segnamento dei linguaggi specialistici deve quindi basarsi non solo sullo studio die vocaboli, ma anche sullo studio della materia stessa.
"Per il commercio elettronico B2B l'Italia è all'anno zero", "Pony Express entra nella scuderia Tnt Traco", "Le disposizioni concernenti i delitti di competenza dei tribunali penali si applicano anche rispetto alle contravvenzioni di competenza degli stessi tribunali"; alzi la mano chi non si è imbattuto almeno una volta in frasi di simile tenore. Quali reazioni provoca nei "non addetti ai lavori" l'impatto con questi linguaggi? Curiosità, disorientamento, rabbia? La comunicazione specialistica assume importanza crescente (anche in termini di prospettive occupazionali) in un mondo sempre più tecnico, differenziato, interattivo, interconnesso. Cresce pertanto la domanda di insegnamento di linguaggi specialistici, non più limitati all'ambito medico o giuridico. Come si presenta il fronte dell'offerta? A differenza della ricerca linguistica, che vanta una cospicua letteratura, non è esagerato affermare che la didattica in questo campo è ancora ai primordi. Il seminario "I linguaggi specialistici e la loro didattica", tenutosi dal 17 al 18 marzo in una Bolzano piacevolmente primaverile, con il concorso di due studiosi di prestigio quali il Prof. Klaus-Dieter Baumann dell'Università di Lipsia e il Prof. Martin Dodman della Libera Università di Bolzano, ha messo in luce tutta la problematica insita nel settore: come si insegna e acquisisce un linguaggio specialistico quando gli allievi per giunta sono stranieri? A prescindere da ogni definizione (argomento troppo complesso e dibattuto per occuparsene in questa sede), si è riscontrata unanimità tra i partecipanti nel convenire che insegnare un linguaggio tecnico come lingua straniera non equivale a mero lavoro terminologico, bensì implica anche conoscenza e transfer di competenza interculturale (convenzioni, intenzioni, scenario situazionale, stili di comunicazione e così via), dato il ruolo sociale della lingua quale mezzo di espressione e comunicazione di un gruppo. Non si pensa allo stesso modo in tutte le lingue e il pensiero viene a sua volta condizionato dalla materia oggetto di studio (si pensi ai settori esposti ad influssi ideologici come la politica); pertanto, a seconda delle lingue, cambiano i modelli culturali e la relativa didattica. La complessità tematica non ha tardato ad emergere quando ci si è chiesti se l'acquisizione del linguaggio settoriale avvenga antecedentemente, successivamente o di pari passo con l'apprendimento della materia correlata. Tale fattore è infatti determinante per l'eterogeneità dei destinatari dell'insegnamento dal punto di vista della preparazione, dell'interesse ed esigenza professionale nonché della motivazione stessa. Per non parlare dei bisogni ed aspettative del mercato: quale grado di specializzazione si esigerà dallo studente che abbia assolto, poniamo, un corso di italiano dell'economia o di italiano giuridico? Deve raggiungere "solo" una competenza pragmatica, ricettiva, o nella vita professionale sarà chiamato anche a produrre testi? Opererà a distanza con la realtà italiana o si trasferirà nel Paese stesso? E quale arco temporale avrà a disposizione il discente per acquisire le abilità richieste? Date tali premesse, esiste in tutte le lingue sufficiente materiale didattico idoneo, in termini di gradualità e specificità, che consenta al personale insegnante di operare le opportune scelte metodologiche e contenutistiche? O si deve ricorrere a "mezzi di fortuna" come articoli tratti da riviste e giornali specializzati? Oltre a predisporre i mezzi, ci si preoccupa altresì dell'assimilazione linguistica in un contesto attuale e atto a motivare gli allievi (giochi di ruolo, conferenze, talk show, impiego die moderni mass media)? Infine, se la lingua specialistica è un mezzo per arrivare al sapere specialistico, si dovrà presupporre anche una conoscenza disciplinare? Quali requisiti devono possedere gli insegnanti di un linguaggio settoriale? In che modo e dove l'insegnante può reperire le nozioni specifiche per fornire agli allievi gli strumenti per decifrare formulazioni tipo "La BCE in M3 non comprende depositi bancari di non residenti nella UEM" e magari produrne di simili? Gramsci sosteneva che possiamo capire veramente una situazione solo nella misura in cui siamo capaci di pensare alternative; io aggiungerei: possiamo capire la realtà ed interagire con essa solo nella misura in cui siamo in grado di dominare il linguaggio. Alla luce di queste sommarie considerazioni è indubbiamente auspicabile che in futuro vengano organizzati ulteriori e altrettanto proficui incontri per gli "operatori del settore", onde trovare risposte (e soluzioni) soddisfacenti agli impellenti interrogativi, poiché - come ci ha ricordato il Prof. Dodman citando Kant - ogni schema viene sconfitto dalla complessità della realtà, ma se ci avvicineremo alla realtà senza schema ne saremo subito sopraffatti.
Per comunicare con un giurusta non basta la conoscenza della terminologia, è necessario conoscere anche la materia ANNA-LUISA HARING Docente di italiano presso il SO-WI Sprachzentrum Università di Innsbruck
|
|