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"Convivenza serena" Academia Nr: 23 (Juli / luglio 2000) È questa la previsione dei giuristi per il futuro dell'autonomia in Alto Adige, un futuro in cui le discussioni etniche non mancheranno certo di presentarsi, sullo sfondo tuttavia di una solida consapevolezza della posizione privilegiata della Provincia autonoma, anche nei rapporti con lo Stato centrale.
Intervista con Antonio Lampis
Lo Statuto di autonomia della Regione Trentino - Alto Adige rappresenta uno degli strumenti più avanzati per la protezione delle minoranze etniche in Europa. A poco più di cinquant'anni dall'entrata in vigore del primo Statuto e a quasi trenta dall'introduzione del nuovo, si rende necessaria un'attenta riflessione sull'evoluzione che ha fatto del sistema normativo altoatesino un modello esemplare di tutela e di convivenza regolata tra gruppi linguistici diversi. Di questa riflessione si fa carico Antonio Lampis nel suo volume "Autonomia e convivenza", in cui individua e analizza le peculiarità della speciale autonomia regionale, e in particolare la disciplina sull'uso delle lingue italiana, tedesca e ladina in Alto Adige. Non manca, inoltre, uno studio sulla compatibilità del modello di tutela delle minoranze in esame con la normativa comunitaria e la sua esportabilità verso aree in cui il conflitto etnico è ancora drammaticamente sentito.
Academia: Da quanto tempo si occupa dei temi legati all'autonomia dell'Alto Adige? Lampis:Dagli inizi degli anni '80, ossia da quando ho iniziato a lavorare presso il Commissariato del Governo; anni difficili nei quali i temi dell'autonomia dell'Alto Adige prima ancora che studiarli, li vivevamo sulla nostra pelle. Da allora mi sono sempre occupato di questioni minoritarie, prima all'Università e anche ora come dirigente provinciale. Lo scorso anno, durante una serie di lezioni di diritto costituzionale per il corso per segretari comunali, mi sono accorto di quanto poco i neolaureati altoatesini conoscano lo Statuto speciale della loro provincia.
A:Qual è l'aspetto che secondo Lei caratterizza meglio l'autonomia altoatesina? L:A mio avviso, la produzione di norme giuridiche attraverso il metodo del confronto. La costante ricerca dell'intesa (o se si vuole del compromesso politico), ha inoltre dato vita a strumenti istituzionali peculiari quali le commissioni paritetiche*, strumenti la cui attività contribuisce a sottolineare il particolare assetto dei rapporti fra i "poteri" che caratterizza questa autonomia. Il modello altoatesino, se di modello si può parlare, vive a volte oltre che di confronti anche di accese dialettiche: è dunque molto importante che, accanto a una solida base normativa che definisca con chiarezza le competenze delle diverse parti, vi sia anche un elevato grado di responsabilità politica.
A:Qual è stato secondo Lei il momento più importante nella costruzione dell'autonomia? L:Dal mio punto di vista, e parlo in qualità di giurista, sicuramente il decreto del 1988 sull'uso della lingua. Assicurare ai cittadini il diritto di esprimersi nella propria lingua madre nei rapporti con il potere pubblico (sia esso l'amministrazione o il potere giudiziario) ha indubbiamente segnato un momento fondamentale nella costruzione della nostra autonomia. Si tratta, infatti, di una norma legata ai diritti fondamentali dell'uomo, che garantisce un bisogno primario e che rappresenta uno degli esempi più completi e moderni di tutela di una minoranza linguistica. Penso inoltre che sia stato un errore attendere così a lungo per questo intervento normativo: ci si sarebbe potuti arrivare prima, e con maggiore ponderazione. Mi consenta di aggiungere che la disposizione in questione è assai interessante sotto il profilo scientifico, ricca di risvolti e interpretazioni. In realtà, questo si può dire dell'intero impianto normativo dell'autonomia: non è un caso che numerosi nonché illustri giuristi descrivano l'Alto Adige come un osservatorio privilegiato in materia di regionalismo avanzato e federalismo. Si potrebbe anzi dire che l'Alto Adige rappresenta un vero e proprio laboratorio, un laboratorio in cui sperimentare e verificare soluzioni che contribuiscano non solo allo sviluppo di questa particolare autonomia, ma di tutto l'assetto dei rapporti tra stato centrale e autonomie locali.
A:Secondo Lei, si possono individuare delle direttrici lungo le quali si sta evolvendo il modello altoatesino? Come saranno i rapporti con l'Unione Europea? L:Ritengo che le paure (o forse le speranze?) di chi intravede uno snaturamento dell'autonomia a seguito della normativa comunitaria siano in gran parte infondate. Bruxelles dimostrerà verso i risultati ottenuti in questa terra lo stesso rispetto che ha dimostrato, dimostra tuttora Roma. Naturalmente tutti i sistemi si evolvono, dato che le esigenze cui devono far fronte sono in continua trasformazione, ma se vorrà mantenersi "giovane", l'autonomia altoatesina dovrà stare sempre attenta a evitare pericolose semplificazioni: ci si trova dinanzi a una realtà complessa, che deve essere disciplinata in modo attento e lungimirante, senza cadere nella pericolosa tentazione di "liquidare" i problemi appoggiandosi a teoremi e astrazioni lontani dalla realtà concreta. La semplificazione acuisce i conflitti, difficilmente ne offre un'efficace chiave di lettura. Ritengo che ci aspetti un futuro sereno, all'insegna del rispetto di quelle regole che tutte le parti in gioco hanno contribuito a creare.
A:I temi etnici saranno sempre al centro del confronto politico? L:Sempre meno nella quotidianità delle persone, ma è impensabile che spariscano. Sia che vengano mantenuti vivi in maniera "artificiale" sia che emergano spontaneamente dalla coscienza collettiva, il dato innegabile è che essi rimangono sempre nel subconscio delle grandi masse. Partendo da questo assunto, l'unica scelta sensata è quella di non cercare di rimuovere queste tematiche etniche, ma continuare ad approfondirle e studiarle, per cercare di prevedere i confronti che potrebbero generare ed evitare i possibili scontri. Non bisogna dimenticare che tali aspetti, se sottovalutati, riemergono prepotentemente in un contesto economicamente meno favorevole. Oggi l'Alto Adige dispone fortunatamente di risorse più che sufficienti, ma domani?
L'intervista è stata tenuta da Giuseppe Avolio
Antonio Lampis si è laureato in giurisprudenza presso l'Università di Trento con una tesi in diritto regionale e degli Enti Locali. Ha prestato servizio presso il Commissariato del Governo per la Provincia di Bolzano (dal 1983), dove ha svolto attività di studio della legislazione speciale e della normativa di attuazione statutaria. Dal 1997 è Direttore della ripartizione cultura italiana della Provincia autonoma di Bolzano. Antonio Lampis ha pubblicato numerosi articoli e saggi dedicati a temi strettamente legati all'autonomia regionale e alle minoranze linguistiche.
*Commissioni paritetiche: assemblee formate da rappresentanti del governo, delle province e dei gruppi linguistici che esprimono pareri riguardo l'attuazione e l'applicazione dello statuto di autonomia.
Antonio Lampis "Autonomia e convivenza"
Autonomia e convivenza Antonio Lampis Bolzano: Accademia Europea di Bolzano 108 p. ISSN 1125-3827 Quaderno N° 17 Lit. 10.000 Il libro è disponibile presso l'Accademia Europea di Bolzano Tel. 0471 306074 http://www.eurac.edu/quad.asp http://www.eurac.edu/press/publications/index.asp?which=49
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