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IV. Riflessioni intorno alla fine del secondo millennio Academia Nr: 23 (Juli / luglio 2000)GIUSEPPE FARIAS Il 27 ottobre e il 24 novembre 1999 hanno avuto luogo gli ultimi due seminari, del ciclo dedicato all'unità e alla molteplicità dell'arcipelago culturale, riguardanti le attività filosofiche (La certez-za. La conoscenza dell'essere) e le attività teologiche (Due millenni dopo Cristo). Abbiamo chiesto al prof. Farias di sintetizzare, per i nostri lettori, i contenuti dei due seminari.
Al termine del seminario dedicato alle attività morali (28 aprile 1999) venne scelta la data del 27 ottobre successivo per quello riguardante le attività filosofiche per non frapporre la lunga pausa estiva fra quest'ultimo e quello sulle attività teologiche. Lo spostamento fu suggerito anche dalla scelta di intrecciare filosofia e teologia, dal punto di vista del metodo e della storicità, evitando di entrare in discussioni sulla definizione delle due discipline. Il seminario sulle attività filosofiche fu concepito come conclusione di due diversi gruppi di seminari: quelli dedicati ai trascendentali bellezza e bontà (31 marzo e 28 aprile 1999) e quelli riguardanti il metodo (24 settembre 1997, 25 febbraio e 30 settembre 1998). La decisione di disporre i tre seminari sulle attività artistiche, morali e filosofiche scegliendo la sequenza dei tre trascendentali bellezza, bontà e certezza, era stata suggerita dalla opportunità di richiamare l'attenzione dei partecipanti sulle carenze di una teoria del bello e di una teoria del valore rispetto alla presenza di millennarie ricerche sul vero, che hanno portato all'attuale eccesso di concettualizzazione in ambito sia filosofico che teologico. Esaminare questa problematica attraverso un testo poetico era anche un modo per rendere omaggio ad H. Urs von Balthasar ed alle sue tesi: "In un mondo senza bellezza [...] anche il bene ha perduto la sua forza di attrazione, l'evidenza del suo dover-essere-adempiuto;[...] In un mondo che non si crede più capace di affermare il bello, gli argomenti in favore della verità hanno esaurito la loro forza di conclusione logica" (Gloria - vol I°; La percezione della forma; pag. 11) Un commento testuale della poesia "La conferma" di Edwin Muir, offrì il destro per un sintetico richiamo della dottrina dei trascendentali e del percorso che il soggetto conoscente realizza partendo dall'esperienza per giungere alle domande più impegnative sull'essere. Il giusto volto umano, affermato con il sì nell'attacco della poesia, la ricerca di esso nel dedalo delle vie del falso e del vero, la sua onestà e la sua bontà, il suo splendore sul mondo intero misero i partecipanti al seminario di fronte al problema di dare un nome, ed uno solo, al cuore aperto che si dona come primitiva necessità, come primo mondo buono, come seme che germoglia, cose in tutto simili al volto in quanto esse sono, come il volto, come era inteso che fossero (Da chi? Quando?). L'unità dei tre trascendentali nell'essere fu evidente a ciascuno all'interno della esperienza estetica dell'unità della inscindibile triade: bellezza, bontà e certezza del giusto volto. La seconda parte del seminario, riguardante le conclusioni relative all'autoappropriazione della conoscenza, iniziò con un rapido riassunto dei contenuti dei seminari 1, 9 e 5, con particolare riguardo alle fasi dell'esperienza, della comprensione e del giudizio, al fine di sottolineare come il cammino compiuto esigesse, giunti a questo punto, la conferma di tutte le ipotesi esplicative con un vero e proprio giudizio sull'intero processo conoscitivo. Tale esigenza si tradusse in due distinte domande: Sono o non sono io un conoscente? Cosa indica la parola essere? Alla prima domanda la risposta, offerta alla riflessione dei partecipanti, fu quella di definire conoscente una unità - identità –totalità che esercita le nove fasi del metodo verificandole su sé stessa. Ciascuno di noi, in altri termini, verifica di essere presente a sé stesso e rimane obbligato ad ammettere l'esistenza di una unità conoscente e ad affermare che la sua razionalità è sé stesso, pervenendo alla conclusione di essere alle stesso tempo, nell'esperienza conoscitiva, soggetto e oggetto e che, se è anche vero che si tratta di un'esperienza che può essere indefinitamente migliorata, essa porta, in ultima analisi, alla impossibilità di negare l'esistenza di un io che si presenta come un invariante di tutte le sue esperienze, qualcosa di incondizionato. Per quanto riguarda la seconda domanda fu messo in evidenza che essa dà origine alle problematiche riguardanti l'oggetto e l'ambito del conoscere e in definitiva la nozione di essere. Fu lasciato ai partecipanti qualsiasi ulteriore approfondimento. Il seminario infatti aveva ormai individuato quanto di epocale caratterizza la millenaria riflessione filosofica sul soggetto e sull'oggetto del conoscere, nelle sue molteplici sfaccettature, a volte simili, a volte addirittura antitetiche, anche per quanto riguarda le finalità ed i contenuti del conoscere, avendo raggiunto la spiaggia del mare dell'essere che sostiene e penetra tutte le isole dell'arcipelago. Fu messo in chiaro che eravamo di fronte ad una embrionale teoria dell'essere, accanto a tante altre, e che ciascuno era impegnato a ricercare la propria. Il cammino restava aperto. Il seminario dedicato alle attività teologiche fu impostato adottando gli aspetti metodologici già definiti (opportunamente adeguati alla teologia sempre secondo il punto di vista di B. Lonergan) dando un respiro più ampio alla storicità degli eventi presi in esame. Esso, a grandi linee, rifletteva la scelta del Concilio ecumenico di Nicea come evento teologico epocale. Esso risultò particolarmente impegnativo e più didascalico. Non è possibile riferirne in poche righe, occorre quindi limitarsi ad una scarna elencazione delle tematiche sviluppate. Durante la prima parte del seminario l'attenzione dei partecipanti fu indirizzata ver-so: a) l'incontro della cultura ellenica con la cultura vetero-testamentaria; b) l'importanza della traduzione della Bibbia die LXX e le consequenze culturali dell'incendio della biblioteca di Alessandria; c) la vita di Gesù Cristo ed il cammino verso Nicea. a) Furono messi in evidenza, ai fini dell'incontro concreto tra le due culture, gli aspetti derivanti dalle gesta di Alessandro Magno e le esigenze di fronte alle quali si trovarono, in termini culturali e di costume, le due parti in causa. A queste considerazioni si aggiunse un confronto tra le due culture, identificate in una serie di termini tratti dai testi omerici e dal vecchio testamento (vedi S. S. Averincev - Atene e Gerusalemme - Donzelli - Roma - 1998). b) Le riflessioni sulla traduzione della Bibbia dei LXX riguardarono soprattutto le difficoltà di rendere in termini greci quelli della cultura ebraica. Per esemplificare furono confrontate alcune parole chiave e fu sottolineata la questione, fondamentale per gli ebrei, del mantenimento della Torah. Dell'incendio della biblioteca di Alessandria vennero ricordate le perdite in campo matematico ed il ritardo che ne derivò ai danni allo sviluppo scientifico e tecnologico. c) Gli eventi riguardanti la vita di Gesù Cristo e gli altri contenuti del Nuovo Testamento furono dati per conosciuti. Quel che interessava era considerarli come dati di una esperienza dalla quale aveva di fatto preso inizio la fase dell'indagine, della riflessione e della concettualizzazione, della comprensione, in una sola parola, di ciò che era avvenuto. Tale fase durò sino al momento in cui divenne evidente la necessità di indire il Concilio di Nicea (325 d.C.) a causa della molteplicità dei punti di vista che riguardavano aspetti essenziali delle verità rivelate. Filone di Alessandria e Paolo di Tarso avevano dato, sin dall'inizio, un grande contributo a questo genere di considerazioni. La seconda parte del seminario fu dedicata al significato del Concilio di Nicea (20 Maggio - 19 Giugno, 325 d.C.). I particolari riguardanti i precedenti, la convocazione dei vescovi, il loro numero (250, 300, 318), il ruolo di Costantino, il regolamento adottato non costituivano infatti elementi essenziali ai fini del seminario. Ai partecipanti erano state date due indicazioni bibliografiche: Bernard Lonergan: The way to Nicea - Darton, Longmann & Todd –London - 1976; Leo Donald Davis: Storia e cronaca de I SETTE CONCILI che definirono la dottrina cristiana - PIEMME 1998. Il capitolo secondo di questo libro si rifà direttamente all'opera di B. Lonergan che viene giudicata come la migliore di tutte per quanto riguarda il significato e l'importanza del Concilio. Da esso traiamo le parafrasi delle pagine 76 - 79. Dice Davis, riferendosi a Lonergan: "Egli sostiene che all'interno della speculazione trinitaria prenicena c'era una doppia evoluzione del pensiero, che raggiunse il suo obiettivo a Nicea. Contemporaneamente all'evidente evolversi delle dottrine trinitarie e cristologiche, si stava evolvendo implicitamente lo stesso concetto di dogma. [...] Sotto l'aspetto oggettivo, i Vangeli e gli Atti degli Apostoli insegnano la verità riguardo al Cristo, ma in un modo che si rivolge a tutte le capacità dell'uomo [...] Invece, gli enunciati del Credo di Nicea dichiarano la verità ma [...] per rivolgersi soltanto alla ragione.[...] I vangeli si rivolgono a tutti livelli delle facoltà umane, mentre nel caso del dogma l'attenzione si concentra sulla verità compresa con un giudizio di ragione. [...] Il dogma è perciò un appello religioso alla ragione, che la invita ad assentire alla parola di Dio in quanto vera, in quanto realtà oggettiva." I cristiani provenienti dall'ebraismo, gli gnostici, gli adozionisti, sabelliani, gli ariani, Tertulliano, Origene avevano in proposito opinioni molteplici. "Il Concilio di Nicea, con i suoi enunciati, si attenne semplicemente a quello che la scrittura afferma come vero sulla Parola di Dio, e ridusse quella molteplicità di vere asserzioni ad un solo giudizio, che è il fondamento di tutto il resto e fa appello alle menti dei cristiani per l'approvazione di questo giudizio come fondamento per la successiva fede ed esperienza religiosa". Possiamo chiudere la nostra parafrasi affermando che, durante il IV secolo, c'erano almeno altri quattro aspetti fondamentali che davano origine a posizioni differenti: l'autorità dell'imperatore nei confronti del Credo e dei canoni; l'eucaristia; il ruolo del vescovo; il primato e la sovranità di Cristo. A Nicea, il primo Concilio ecumenico, senza manifestarlo in modo evidente, aveva aperto la strada per l'esame delle opinioni controverse e di consequenza quella dello sviluppo del dogma. Ai partecipanti al seminario erano stati fatti conoscere i testi dei Concili di Nicea (325 d.C.) e di Costantinopoli (381 d.C.) riportati dall'Enchiridion Symbolorum del Denzinger –EDB 1996 - ed erano state commentate, dal punto di vista testuale, le versioni greca e latina dei due Simboli di fede. Il seminario prevedeva, in vista dell'incontro conclusivo, una carrellata sull'intreccio di filosofia e teologia da Nicea ad Hegel. Lo spazio editoriale non ci consente di darne per ora uno sviluppo adeguato. Rinviamo quindi le nostre considerazioni all'intervento che prepareremo per dar conto dell'incontro conclusivo.
GIUSEPPE FARIAS Ex assessore alla Pubblica Istruzione del Comune di Bolzano; ex ispettore per la Formazione professionale in lingua italiana della Provincia Autonoma di Bolzano
La conferma Sì, è il tuo, amore mio, il giusto volto umano. Nella mia mente da tempo avevo atteso te Vedendo il falso e ricercando il vero, Poi ti trovai siccome un pellegrino Incontra all'improvviso un luogo in cui È bene accolto in mezzo a valli e rocce Contrarie e strade incerte. Ma te, come dovrei Chiamarti? Sorgente in un deserto, pozzo D'acqua in un arido paese, oppure una qualsiasi Cosa che sia onesta e buona, occhio che rende Splendido il mondo intero. Perché il tuo cuore aperto, Semplice nell'offerta, dona la primitiva Necessità, il primo mondo buono, il boccio. Il seme che germoglia, il focolare, le terra risoluta e il mare Vagabondo, che non sono belli e rari in ogni aspetto ma Simili a te, così com'era inteso che essi fossero. (Edwin Muir - 1887 - 1959 - trad. di Roberto Sanesi)
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